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Sindone, un confronto col il vangelo
NEWS 29 Novembre 2017    

Sindone, un confronto col il vangelo

TIMONE – Aprile 2008 (pag. 52-53)
di  Emanuela  MARINELLI
Una impressionante serie di concordanze tra il racconto dei Vangeli e l’Uomo della Sindone. Una ulteriore conferma che il sacro Lenzuolo ha avvolto veramente il corpo di Cristo deposto dalla croce.
La Sindone ha avvolto il cadavere di un uomo che è stato torturato proprio come viene descritto nei Vangeli. Alcuni negatori ipotizzano che si tratti di un altro crocifisso o addirittura di uno sventurato, seviziato appositamente per realizzare una falsa reliquia.
Come l'indagine scientifica e storica, anche il confronto con i testi biblici ci fornisce elementi preziosi per confermare l'autenticità del venerato lino.
1. La flagellazione. Tutto il corpo è stato crudelmente colpito con un fIagrum taxillatum romano, tranne il petto, per non uccidere la vittima. Dato che le ferite indicano due diverse zone di provenienza dei colpi, si può supporre che i flagellatori fossero due. Questa flagellazione non doveva essere mortale ed è stata inflitta come pena a sé stante, più abbondante del consueto preludio alla crocifissione: infatti, furono dati circa 120 colpi anziché i normali 21. Non si tratta di una flagellazione ebraica perché gli ebrei, per legge, non superavano le 39 battute. Ogni colpo ha provocato 6 contusioni indotte da altrettanti ossicini posti alle estremità delle tre corde del fIagrum.
Doveva seguire la liberazione; invece il condannato fu poi crocifisso (Sal 129,3; 15 50,6; Mt 27,26; Mc 15,15; Lc 23,22; Gv 19,1). La flagellazione non è avvenuta durante il trasporto del patibulum perché esistono segni di fIagrum anche in corrispondenza delle spalle. Tali ferite sono diverse dalle altre presenti su tutto il corpo perché risultano compresse da un corpo pesante.
2. La coronazione di spine. L'Uomo della Sindone fu coronato di spine: la testa presenta, su tutta la sua superficie, una cinquantina di ferite causate da corpi appuntiti. Fu intrecciato un casco di spine conforme alle corone regali dell'Oriente. Non si trattò, quindi, del cerchio di spine tramandato dalla tradizione occidentale (Mt 27,29; Mc 15,17; Gv 19,2). Il rivolo a forma di 3 rovesciato della fronte corrisponde ad una lenta e continua discesa di sangue venoso causata da una spina conficcata nella vena frontale; il particolare aspetto del 3 rovesciato è dovuto al corrugarsi del muscolo frontale sotto lo spasmo del dolore. La macchia di sangue a destra, alla radice dei capelli, è formata da un coagulo circolare di sangue arterioso, perché fuoriesce a getto intermittente.
3. Le percosse. Sul volto dell'Uomo della Sindone risultano evidenti diverse tumefazioni e la rottura della cartilagine nasale, verosimilmente provocata da una bastonata che ha colpito anche la guancia destra (Mt 27,30; Mc 15,19; Gv 19,3).
4. Il trasporto del patibulum. L'Uomo della Sindone presenta un'ecchimosi a livello della scapola sinistra ed una ferita sulla spalla destra, correlabili al trasporto della parte orizzontale della croce, il patibulum (Mt 27,31-32; Mc 15,20-21; Lc 23,26; Gv 19,17). Nella zona delle ecchimosi, le ferite da fIagrum non sono state lacerate dallo sfregamento con il legno: infatti a Gesù fu fatta indossare la veste (Mt 27,31; Me 15,20) che ha protetto le ferite dallo sfregamento, ma ha poi causato notevoli dolori quando gli è stata strappata prima della crocifissione (Mt 27,35; Mc 15-24; Le 23,34; Gv 19,23-24). Le cadute, tramandateci dalla tradizione, sono confermate dalle particelle di terriccio misto a sangue trovate sul naso e sul ginocchio sinistro. La legatura del patibulum impediva al condannato di ripararsi con le mani. Fu rinvenuta una notevole quantità di materiale terroso anche in corrispondenza del calcagno.
5. La crocifissione. L'Uomo della Sindone non era cittadino romano, altrimenti non sarebbe stato crocifisso. Le ferite dei polsi e dei piedi corrispondono a quelle di un uomo fissato alla croce con chiodi. Nell'immagine sindonica non si vedono i pollici: la lesione del nervo mediano, causata dalla penetrazione del chiodo nel polso, causa la contrazione del pollice. Non c'era un poggiapiedi: da ciò si deduce che si tratta di una crocifissione romana antecedente alla metà del I sec. d.C. Infatti il poggiapiedi viene introdotto successivamente (Sal 22, 17-18; Mt 27,35; Mc 15,24; Lc 23,33; Gv 19,18; At 2,23).
6. La morte. Dall'analisi medico-legale risulta che l'Uomo della Sindone, quando morì, era disidratato (Mt 27-48; Mc 15,36; Lc 23,36; Gv 19,28-29; Sal 69,4; 69,22; 22,16). Per accelerare la morte, molto spesso venivano spezzate le gambe dei crocifissi: così il condannato moriva per asfissia poiché restava appeso per le braccia. Risulta dalla Sindone che le gambe non furono spezzate (Gv 19,33; Es 12,46). L'Uomo della Sindone è stato trafitto al lato destro della cassa toracica. I margini della ferita sono allargati, precisi e lineari, tipici di un colpo dato dopo la morte. L'infarto seguito da emopericardio si ritiene la più attendibile causa di decesso. L'emopericardio è il momento terminale di un infarto miocardico ed è causato da spasmi in rami coronarici sotto la spinta di violenti stress psico-fisici. La morte per emopericardio si deduce dalla chiazza di sangue che fuori esce dalla ferita, in cui si notano grumi densi separati da un alone di siero; ciò è tipico di un uomo deceduto in seguito ad un notevole accumulo di sangue nella zona toracica. Questo accumulo può essere spiegato dalla rottura del cuore e dal conseguente versamento di sangue fra il cuore stesso ed il foglietto pericardico esterno, che causa un dolore retrosternale lancinante.
Nel Vangelo si legge che Gesù prima di spirare lancia un grido (Mt 27,50; Mc 15,37; Lc 23,46; Sal 69,21 ; 22,15). La ferita, praticata con la lancia sul cadavere dopo un certo tempo, ha quindi permesso la fuoriuscita del sangue che si era già separato dal siero (Gv 19,34; 15 53,5; Zc 12,10; 1Gv 5,6; Ez47,1)
7. La sepoltura. I corpi dei crocifissi finivano generalmente in fosse comuni. In questo caso invece è stato usato un lenzuolo dalla tessitura pregiata. La Sindone fu acquistata da Giuseppe d'Arimatea, un uomo ricco (Mt 27,5760; Me 15,42-46; Le 23,50-53; Gv 19,38-40). Sulla Sindone sono state trovate tracce di aloe e mirra, le sostanze profumate portate da Nicodemo (Gv 19,39-40).
L'Uomo della Sindone non fu lavato perché vittima di morte violenta. Dai decalchi ematici si deduce che il suo corpo è stato avvolto nel lenzuolo entro due ore e mezza dopo il decesso ed è rimasto nel lenzuolo meno di 40 ore. Non ci sono segni di putrefazione (Sal 16, 10).
8. La resurrezione. Il contatto tra corpo e lenzuolo si è interrotto senza alterare i decalchi di sangue che sono rimasti estremamente nitidi. Se il corpo fosse stato estratto dal lenzuolo, ci sarebbero sbavature che invece non si notano. Secondo una delle teorie più accreditate, durante la risurrezione Gesù emanò un lampo di energia, che sarebbe la causa della formazione dell'immagine. Nessuno è stato presente a quell'evento, la Sindone ne è l'unico testimone; ma l'episodio del Tabor, in cui Gesù anticipa la sua gloria, getta una luce significativa sul mistero dell'immagine sindonica (Mt 17,2; Mc 9,2-3; Lc 9,29).
Dopo aver esaminato la Sindone alla luce dei testi sacri ed avere avuto un ulteriore sostegno per la sua autenticità, non resta che concludere con le parole di San Paolo: «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio […] irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza» (Eb 1,13). La Sindone è un nuovo mezzo con cui Dio ci parla. In essa vediamo l'immagine del corpo di Gesù, irradiazione della sua gloria, e il suo sangue, impronta della sua sostanza.
Quel corpo e quel sangue che ritroviamo, misticamente, nell'Eucaristia.