mercoledì 23 giugno 2021
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NEWS 4 febbraio 2021    di Andrea Zambrano

Spagna e Perù alla guerra delle Messe

In diverse parti del mondo le messe sono ancora un problema e con la scusa della pandemia si approfitta per dare un giro di chiave ai portoni e impedire il culto dei fedeli. Due casi emblematici. In Marocco, nella città autonoma spagnola di Melilla, il presidente Eduardo de Castro (Foto a sinistra) ha deciso di chiudere tutti i luoghi. Ciò che non accade in Marocco accade su input del governo spagnolo, evidentemente, dato che la città dipende, in quanto porto franco in tutto e per tutto dalla madre patria. Orbene. Alla domenica resteranno chiuse le chiese, al venerdì le moschee e al sabato le sinagoghe. Così, per mettere contenti tutti, anzi per scontentare tutti dato che la misura è stata oggetto di vibrate proteste da parte delle confessioni religiose. Il vicariato episcopale cattolico, ad esempio, ha denunciato che la misura vìola la legge. Nella lettera inviata dal vicario Euardo Resa al presidente del piccolo protettorato ispanico, si ribadisce che si tratta di una violazione dell’esercizio pratico del diritto alla libertà religiosa dei cristiani secondo il decreto reale 926/20 del 25 ottobre nel quale si proclama lo stato di allarme a causa della pandemia. Inoltre, sarebbe violato anche l’articolo 16 della Costituzione spagnola.

L’unica messa concessa sarà dunque quella delle 7 di mattina. Poi tutto chiuso fino al giorno dopo. Eppure, tanto nella città quanto in tutta la Spagna, come del resto in tutti i Paesi dove sono state prese misure per proibire il culto, nessuno ha mai dimostrato, dati alla mano, l’esistenza di focolai dentro le chiese. Tanto più che a Melilla attualmente ci sono 1100 positivi, di cui solo 44 ricoverati in ospedale, 11 dei quali in terapia intensiva. Su una popolazione di 85mila abitanti. Con il distanziamento, i gel antisettici e la mascherina e un numero di fedeli ridotto, si può convivere. Invece la misura draconiana presa del governatore cittadino svela il recondito scopo di queste misure: silenziare la chiesa e la fede cattolica. Paese che vai, usanza che trovi. Monsignor Javier Del Río Alba, Arcivescovo di Arequipa, in Perù, ha criticato la decisione del governo di chiudere completamente le chiese e i luoghi di culto del paese mentre negozi e ristoranti sono aperti al 50% della capienza.

Il vescovo ha assicurato che «il governo non comprende che la persona umana è composta non solo da materia, ma anche di spirito e che questa misura pone una grave e profonda contrapposizione tra la salute fisica e quella spirituale». Tornando alla Spagna, questa volta a Valencia invece, non mancano le offensive della politica contro le Messe. Per l’occasione l’Arcivescovo Antonio Cañizares Llovera ha scritto una appassionata lettera al suo clero per invitare i preti a celebrare, se necessario, ancora più messe in presenza, anche con pochi fedeli perché – ha detto – «non possiamo vivere senza Eucarestia».


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