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NEWS 28 Gennaio 2022    di Manuela Antonacci

Sposi nel metaverso, avatar in luna di miele. E la prima notte di nozze?

«Scene da un matrimonio digitale» sono quelle che vanno da un po’ di tempo moltiplicandosi e che appartengono a quelle coppie che decidono di sposarsi con cerimonia “ibrida” ovvero sia dal vivo che nel metaverso, con avatar personalizzati.

Per capire la rilevanza del fenomeno, è bene chiarire che cos’è il metaverso, per chi non avesse dimestichezza con tecnologia e realtà virtuale: non è che un mondo completamente digitale all’interno del quale chiunque può fingere di essere ciò vuole e di fare ciò che desidera e con grafiche che riproducono in modo sempre più credibile scene della vita reale.

Ultimamente, come dicevamo all’inizio, va, appunto, di gran moda la scelta di sposarsi in una realtà altra, rispetto a quella reale, in cui magari si fanno scelte, legate al numero degli invitati o a location singolari, che nella realtà vera non si farebbero mai. Com’è accaduto a due fidanzati indiani, i primi in assoluto a imbarcarsi loro sponte, in questa esperienza, nel loro paese, tanto attaccato alle tradizioni culturali e religiose.

Lo sposo, di 24 anni è un ricercatore dell’Indian Institute of Technology di Madras, appassionato di blockchain e criptovalute. La sposa, invece, è una sviluppatrice di software. I due, Dinesh SP e la sua fidanzata Janagaandini Ramaswamy convoleranno a nozze virtuali il 6 febbraio in un’ambientazione a tema Harry Potter di cui sono fan appassionati. Gli invitati-avatar avranno accesso al castello di Hogwarts, durante la cerimonia, in qualità di maghi apprendisti, mentre la cerimonia vera sarà celebrata solo tra pochi intimi, in presenza.

Invece, nel primo matrimonio virtuale celebrato negli Stati Uniti, si sono uniti, sia nella realtà che nel mondo digitale, un uomo di 60 anni e una donna di 52 anni Traci e Dave Gagnon che non hanno rinunciato ai loro avatar personalizzati che andranno persino, da bravi sposini avatar, pure in luna di miele.

Stupisce? Sì ma fino ad un certo punto. Perché forse è la conseguenza prevedibile di un mondo tutto virtuale con cui già abbiamo gran dimestichezza e che piano piano, sta o nella peggiore delle ipotesi, andrà sostituendo, la realtà fisica, relazionale, se è vero che i giovani, da due anni, sono ormai avvezzi all’apprendimento “a distanza” o se è diventato più facile fare acquisti su Amazon che nei negozi o se il sano, vecchio sesso, frutto di almeno un minimo di corteggiamento e attrazione reciproca è spesso sostituito da incursioni su Pornhub, per spicciarsi subito e non girarci troppo intorno.

Ma i nodi più grossi ed evidenti del problema sono almeno due: la realtà dei mondi virtuali sta prendendo piede perché è sempre più difficile l’accettazione del mondo vero in cui si vive. Un’incapacità di stare in piedi di fronte alle situazioni più difficili e frustranti che genera molto spesso questo tipo di fuga.

Nel magico metaverso non c’è la difficoltà di un lavoro precario e sottopagato, non ci sono delusioni amorose, non c’è la solitudine. Si può avere successo, una schiera di amici, essere persone “vincenti”.

Il problema è che l’impatto con queste realtà inesistenti è tanto più forte quanto più servono a colmare un vuoto di mancanza di risposte sul senso di ciò che ci accade e sul senso della vita stesso. Allora la fuga è tale e talmente disperata che si può rischiare di scambiare il proprio avatar e la vita condotta dal proprio avatar, per la vita reale, in una commistione di realtà e finzione che può diventare alienante e portare ad una profonda dissociazione col proprio vero sé.

Fino ad ora i matrimoni nel “metaverso” non sono stati riconosciuti giuridicamente ma chi dice che in futuro, in un futuro neanche troppo distopico, date le premesse, non finiscano per diventarlo realmente? E allora tutto l’aspetto più sofferto, ma anche più bello e soprattutto, più vero, dell’amore fatto di carne e anima e che si esprime tra alti e bassi, farà la fine solo di un lontano e sbiadito ricordo?


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