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NEWS 19 Dicembre 2021    di don Francesco Capolupo

Stilla come rugiada dal Kuwait #36 – Maternità e paternità

IV Domenica di Avvento                                                                                          19/12/2021

Commento al Vangelo Lc  1, 39-45

A cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?

Il primo pensiero che mi viene alla mente di fronte a questa pagina del Vangelo di Luca è un ringraziamento a Dio: Egli ci chiama, realmente, in maniera personale, a riconoscere la venuta del Messia prima nella nostra vita e, a seguire, pubblicamente, nella vita della comunità. Nella pedagogia di Luca è insita questa modalità, cioè farci percepire che la Parola di Dio abita nella vita e nel cuore di ciascuno di noi, fecondando la nostra esistenza prima ancora di abitare la comunità, anche grazie alla nostra testimonianza e vita.

Così, nella liturgia odierna, mentre ormai meditiamo e intravediamo l’esplosione della gioia per la nascita ormai prossima del Verbo di Dio che si fa carne, la Chiesa ci chiede di meditare e guardare all’incontro tra queste due donne che hanno sperimentato nella loro vita la fecondità della Parola di Dio, della Parola che diventa carne, Salvezza promessa alle genti ed ai popoli.

Maria ed Elisabetta sperimentano la figliolanza verso Dio attraverso il proprio grembo, chiamate a due maternità particolari e così dirimenti per le sorti dell’umanità.Lo sterile grembo di Elisabetta, diventa la culla della vita di Giovanni il Battista, il precursore, il più grande tra i nati di donna, colui che sarà letteralmente l’apristrada a Gesù per l’annuncio del Vangelo.

Dalla sterilità biologica di questa donna, Dio apre una fecondità per il popo ebraico che è chiamato alla conversione, a “girare lo sguardo” verso l’ultimo profeta che ritirato nel deserto, attira tutti a sé annuncinado un battesimo di conversione, la decisione di guardare a Colui che toglie il peccato del mondo per disporsi a ricevere una gloria che non finisce,  il premio della salvezza eterna promesso ai figli d’Israele.

Il grembo verginale di Maria si apre alla fecondità della Parola di Dio: sarà la madre del Messia, Gesù di Nazaret, uomo come noi, entrato nella storia dell’umanità per attirare a sé ciasuno di noi, perché potessimo ottenere quel Cielo tanto desiderato e ambito e che è la meta del cuore di ogni uomo da sempre!

Queste due donne ci dispiegano un grane mistero: la figliolanza nella Maternità. Se Elisabetta riconosce nella giovane parente “ la madre del suo Signore” che la visita, significa che nel suo grembo, Giovanni ha già iniziato la sua opera di precursore, è come se avesse suscitato lo Spirito nel cuore della Madre perché riconoscesse il Messia, anora nel grembo di Maria!

Che mistero potente!! Noi non siamo capaci di vivere la nostra paternità e maternità come una figliolanza, come uno strumento per sentirci padri e madri inseriti in un’opera che appartiene a Dio: è Lui che feconda i nostri cuori, le nostre menti con la Sua Parola; è Lui che ispira le nostre azioni, che chiama la sterilità e la verginità del nostro Spirito alla nuova vita di Grazia: è il mistero dell’azione salvifica della Chiesa che Dio affida a due donne, al loro dialogo tutto materno, nel silenzio dei due mariti: Zaccaria afono per non aver creduto alla Parola dell’Angelo, e a Giuseppe, rimasto a casa per lavorare e che medita nel silenzio il mistero della sua Vocazione particolare di marito e padre di una moglie da proteggere e un Figlio da custodire, entrambi da amare nel distacco ma di un Amore che solo un vero uomo sapiente, degno e carico di Spirito Santo può dare.

Due donne che crescono, nella loro convivenza, assieme alla loro gravidanza, nello Spirito di servizio, nella dimensione della loro disponibilità all’azione di Dio, nella loro maturità di donne dontarici di vita, per i loro figli ma per la chiesa intera: lo farà Elisabetta donando ad Israele il profeta della conversione e lo farà Maria, donando il Messia e donando se stessa assieme al Figlio sotto la Croce, quando Gesù le affiderà tutta la comunità cristiana nella persona del giovane Giovanni.

La figliolanza nella maternità, il silenzio della paternità. E’ l’esperienza che ho vissuto in questo anno in Kuwait, la figliolanza di una comunità cristiana che vive la linfa della testimonianza in un luogo desertico, facendosi grembo fertile per ogni uomo assetato di Verità.

Il Silenzio di una paternità che mi è stata data da vivere in una maniera misteriosa per tanti fratelli e sorelle per i quali un sacerdote è un dono, un padre è un custode, un fratello il segno di carità cristiana. Come lo è stato per me, attraverso di loro.


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