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NEWS 21 settembre 2018    di Giuliano Guzzo
Torna a far parlare la rinuncia di Benedetto XVI

Le dimissioni di papa Benedetto XVI tornano al centro del dibattito. A riaccendere i riflettori su quei fatti, sui quali i vaticanisti continuano a dividersi proponendo interpretazioni diverse e talora opposte, la pubblicazione di uno scambio epistolare che sarebbe avvenuto nel novembre 2017 tra il papa emerito ed un non meglio precisato «cardinale tedesco». Lo scoop è stato diffuso dal giornale popolare tedesco Bild, con tale scambio che avrebbe avuto come oggetto l’attuale situazione di crisi della Chiesa e, appunto, le dimissioni di papa Ratzinger, due passaggi che secondo l’alto prelato – dai più individuato nell’amico Walter Brandmüller – avrebbero un chiaro collegamento e che sarebbero stati anche esposti in un’intervista.

Un collegamento, quello tra la sua rinuncia e la stagione tempestosa della Chiesa odierna, che secondo la Bild Benedetto XVI avrebbe rigettato, scorgendo invece del rancore dietro le critiche alla sua pur grave decisione. «Posso ben capire il profondo dolore che Lei e molti altri avete sentito con la fine del mio pontificato», avrebbe scritto il papa emerito al cardinale tedesco, «ma il dolore in alcuni, così mi sembra, e anche in lei è diventato una rabbia che non riguarda più solo la rinuncia, ma si estende sempre più anche alla mia persona e al mio pontificato nel suo insieme». «In questo modo il pontificato stesso è stato svalutato e confuso con la tristezza sulla situazione della Chiesa oggi», ha poi aggiunto il Papa emerito.

Ma c’è di più. Infatti con quel messaggio non solo Benedetto XVI voleva invitare a non confondere l’intero pontificato con la sua prematura conclusione, ma ha pure in qualche misura voluto, rivolgendosi all’alto prelato teutonico, rivendicare la sua dolorosa scelta come inevitabile: «Se conosce un modo migliore (della rinuncia, ndr) e crede di poter condannare quello da me scelto, la prego di dirmelo». In conclusione della missiva, Ratzinger invita il suo interlocutore alla preghiera – «Piuttosto preghiamo, come ha fatto a conclusione della Sua lettera, che il Signore venga in aiuto della Sua Chiesa. Con la mia apostolica benedizione, suo, Benedetto XVI» -, ma è chiaro come il passaggio più caldo della stessa sia quello poc’anzi citato.

Infatti, come ha fatto osservare ancora la Bild, quelli che alcuni media anche italiani si sono subito affrettati a presentare come semplici “stralci di una lettera di risposta alle critiche di un cardinale tedesco per la decisione di rinunciare al pontificato”, più che fornire delle risposte, pongono delle nuove e piuttosto impegnative domande. A partire, appunto, da quanto riportato poco sopra col papa emerito che retoricamente quasi sfida il suo interlocutore, si potrebbe dire, a trovare un «modo migliore» rispetto alle sue dimissioni. Ma un «modo migliore» per che cosa? Per fare il bene della Chiesa, come viene subito spontaneo pensare? O, per esempio, per far emergere una situazione intraecclesiale divenuta insopportabile? Questo non è esattamente chiaro.

Tanto è vero che sulla Bild sono state rilanciate varie ipotesi sulla conclusione di un pontificato che, ancora prima di concludersi nel modo che sappiamo, pareva già caratterizzato da tensioni non certo ordinarie. Magari sin dall’inizio. Esiste forse un legame tra la rinuncia di Benedetto XVI, nel 2013, e quel criptico «pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi» pronunciato il 24 aprile 2005, alla messa per la consegna dell’anello piscatorio e per l’inizio del suo ministero petrino, si chiede per esempio il giornale tedesco? A questa e ad altre domande, non è possibile dare risposte. E non c’è dubbio che il nuovo scambio epistolare emerso sui media, più che spiegare qualcosa sulle dimissioni di Ratzinger, ne rilanci gli aspetti non del tutto chiari.


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