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NEWS 31 agosto 2021    di Raffaella Frullone

Il tribunale di Lucca lo autorizza “a cambiare sesso”. A 16 anni

Non è che la notizia abbia trovato grande spazio. Anzi, ne hanno parlato solo alcune testate locali, tra cui Luccaindiretta.it. Forse per molti non è una notizia, forse non è degna di nota. Resta il fatto che nel nostro Paese un tribunale ha autorizzato un minore “a cambiare sesso”. Ebbene sì, un ragazzo che non può votare, non può prendere la patente, non può firmarsi le giustificazioni a scuola e magari a stento sa cucinarsi una pasta con il tonno, potrà sottoporsi ad un «intervento chirurgico demolitorio e/o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari». Un’operazione irreversibile.

La sentenza, emessa il 27 agosto dal tribunale di Lucca, dice che «il ricorso alla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali risulta autorizzabile in funzione di garanzia del diritto alla salute, ossia laddove lo stesso sia volto a consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico, in particolare in quei casi nei quali la divergenza tra il sesso anatomico e la psicosessualità sia tale da determinare un atteggiamento conflittuale e di rifiuto della propria morfologia anatomica. La prevalenza della tutela della salute dell’individuo sulla corrispondenza fra sesso anatomico e sesso anagrafico, porta a ritenere il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione – come prospettato dal rimettente −, ma come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico».

Dunque, secondo i giudici, al fine di conseguire un pieno benessere psicofisico, un ragazzo può farsi rimuovere – chiaramente a spese del sistema sanitario nazionale –  gli organi genitali e anche cambiare il suo nome da maschile a femminile. Come se tutto questo realmente permettesse di cambiare il sesso di una persona, come tutte le cellule del nostro corpo non fossero indelebilmente sessuate, come se tutto questo fosse giusto. Nel silenzio generale.

Solo il senatore leghista Simone Pillon si è fatto sentire invocando l’intervento della Commissione per l’infanzia e l’adolescenza dicendo: «Nulla, neppure tra cento anni, potrà restituirgli quello che ora ha ottenuto di poter vedere asportato». In effetti è così, e se questo ragazzo cambiasse idea? E se non raggiungesse lo stesso il conseguito “benessere psicofisico” di cui parlano i giudici?

E dire che ormai le voci delle persone che si sono pentite di essersi sottoposti a trattamenti ormonali e /o a interventi chirurgici nell’illusione di cambiare sesso e di trovare serenità si moltiplicano. Negli Stati Uniti molte di queste voci sono state raccolte da Walt Hayer, un ingegnere americano che per 8 anni ha vissuto, dopo un’operazione chirurgica, come se fosse una donna, per poi pentirsi e diventare punto di riferimento per tutti coloro che si sono ricreduti sul loro “percorso di transizione”. Le storie raccontate sul sito di Hayer, sexchangeregret.com sono a tratti dure e toccanti, e raccontano una realtà a cui nessuno vuole dare spazio.

Tra loro c’è la storia di Derrik, che, come il ragazzo della sentenza, si è sottoposto ad operazione chirurgica per “diventare una donna” durante la sua tarda adolescenza. «Mi era stato detto che i miei sentimenti transgender erano permanenti, immutabili, fisicamente radicati nel mio cervello e non avrebbero potuto cambiare – scrive – e che l’unico modo in cui avrei trovato la pace era quello di diventare donna. Invece quando ho iniziato a vedere uno psicologo alcuni anni fa per superare alcuni problemi di trauma infantile, la mia depressione e l’ansia hanno iniziato a scemare, ma anche i miei sentimenti transgender. E ora non ho dubbi,  voglio essere maschio, solo che la mia pubertà è stata interrotta per sempre. E, cosa più triste di tutte, non potrò mai avere figli, ogni giorno prego Dio perché mi dia la forza di resistere a questo dolore».


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