lunedì 15 aprile 2024
  • 0
«Ucraina, Occidente ormai coinvolto direttamente nel conflitto»
NEWS 28 Gennaio 2023    di Valerio Pece

«Ucraina, Occidente ormai coinvolto direttamente nel conflitto»

L’equivoco che insiste intorno alla sanguinosa guerra tra Russia e Ucraina è stato perfettamente inquadrato dalla parole pronunciate da Dmitrij Peskov all’agenzia Tass. Per il portavoce del Cremlino le armi che l’Unione Europea sta inviando all’Ucraina sono la prova che l’Occidente desidera essere totalmente coinvolto nel conflitto. «A Mosca», ha dichiarato Peskov, «tutto ciò che sta facendo l’Occidente è percepito come un coinvolgimento diretto nel conflitto. Le capitali europee e Washington dichiarano costantemente che l’invio di vari tipi di armi all’Ucraina, compresi i carri armati, non significa in alcun modo che questi Paesi o la Nato siano coinvolti nelle ostilità in corso in Ucraina. Non siamo assolutamente d’accordo».

Queste parole attestano una volta per tutte ciò che molti fanno finta di non vedere: se la medesima azione di forza per l’Europa è il modo per costringere la Russia alla trattativa (l’ultima dichiarazione del Ministro degli Esteri italiano va esattamente in questa direzione: l’invio di armi a Zelensky per Guido Crosetto avrebbe lo scopo di «costringere Putin a sedersi al tavolo della pace»), per la politica russa non è nient’altro, invece, che la certificazione del coinvolgimento pieno e attivo dell’Occidente nella guerra in corso. L’impasse in queste ore sta rivelando tutta la sua montante pericolosità.

L’OROLOGIO DELL’APOCALISSE? «A 90 SECONDI DALLA MEZZANOTTE»

A sentire gli scienziati dell’Università di Chicago, che con il loro Bulletin of the Atomic Scientists monìtorano annualmente i pericoli di un olocausto nucleare, il mondo non è mai stato così vicino all’Armageddon. Con l’escalation della guerra in Ucraina, le lancette del Doomsday Clock sono state spostate ulteriormente, tanto che l’Orologio dell’Apocalisse segna ora solo 90 secondi alla mezzanotte, ovvero alla catastrofe. «Viviamo in un periodo di pericolo senza precedenti, e l’Orologio dell’Apocalisse riflette questa realtà», ha spiegato Rachel Bronson, direttrice dell’organizzazione scientifica che pubblica l’annuale Bollettino (diffuso quest’anno anche in russo e in ucraino nel tentativo di dare più efficacia possibile al mònito).

«Proprio perché è stato l’uomo a creare queste minacce, può anche ridurle», ha sottolineato Rachel Bronson, che ha ricordato anche come il Doomsday Clock sia passato dai 7 minuti nel 1947 (anno di nascita dello speciale monitoraggio) ai 17 minuti nel 1991 (fine Guerra Fredda), fino, appunto, agli odierni 90 rischiosissimi secondi. Nel passaggio più “rumoroso” della sua conferenza stampa, Rachel Bronson ha anche affermato: «Il governo americano, i suoi alleati della Nato e l’Ucraina hanno molteplici canali di dialogo. Chiediamo ai leader di esplorarli così da poter spostare le lancette indietro e allontanare la fine». A fare eco alla dichiarazione della direttrice del Bollettino degli Scienziati Atomici, anche Mary Robinson, ex Presidente della Repubblica irlandese nonché ex Alto commissario Onu per i diritti umani, che a proposito dell’incerta percezione dei rischi nucleari dell’Occidente, ha rincarato la dose: «Suona l’allarme per tutta l’umanità. Siamo sull’orlo del precipizio ma i nostri leader non agiscono ad una velocità sufficiente per assicurare un pianeta in pace e vivibile». Tutto ciò mentre il presidente ucraino, intervistato da Sky News, dichiarava: «Putin non è nessuno, non mi interessa parlargli».

DUBBI SU ZELENSKY A SANREMO

Intanto, tra associazioni, ministri della Repubblica, intellettuali, aumentano coloro che non vedono di buon occhio l’ospitata di Volodimir Zelensky al Festival. «Speriamo che Sanremo rimanga il festival della canzone italiana e non altro», dice il ministro Trasporti Matteo Salvini. Anche Conte e Calenda, per una volta, concordano sul no. A mobilitarsi c’è poi un folto gruppo di intellettuali, che in attesa di scendere in piazza l’11 febbraio proprio nella cittadina di Sanremo, firma un manifesto di protesta. «Abbiamo appreso con incredulità che interverrà Zelenskij, capo di Stato di uno dei due paesi che oggi combattono la sanguinosa guerra del Donbass», si legge nel documento firmato da Cardini, Freccero, Halevi, Ovadia e altri.

Richiamando le parole di Papa Francesco, i firmatari del manifesto così chiudono il comunicato: «Una guerra fomentata da irresponsabili invii di armi e da interessi economici e geostrategici inconfessabili, che ha ragioni complesse, tra cui il fatto che la Nato sia andata ad “abbaiare ai confini della Russia”, e che come italiani abbiamo il dovere costituzionale di “ripudiare”». L’inopportunità di avere Zelensky come “super ospite” al Festival è illustrata con particolare trasporto da uno dei sottoscrittori dell’appello, il massmediologo Carlo Freccero. «La mia generazione», spiega l’ex direttore di Rai 2, «è cresciuta col tabù del nucleare. Oggi Zelensky ci presenta la guerra con la leggerezza di un musical tra canzoni e siparietti di costume. Indipendentemente da come la pensiamo, bisogna riacquistare il senso della realtà e del pericolo. Non siamo in un film. Ci sono e ci saranno morti reali e vittime reali».

ALEMANNO: «OFFRIRE VIE DI FUGA ALLA RUSSIA»

Ma se un grande dibattito sulla guerra in corso, pacificato e conveniente, risulta ancora difficile da raggiungere (appena ieri sei persone sono state uccise e altre nove sono rimaste ferite in seguito ai bombardamenti russi nella regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale) risulta interessante, non foss’altro per la sua discontinuità rispetto alla narrazione dominante, la posizione di Gianni Alemanno. L’ex sindaco di Roma è portavoce del Comitato Fermare la guerra, sigla che ha raccolto migliaia di firme (tra cui quelle del giornalista Borgonovo, del giurista Barra Caracciolo, del consigliere del Movimento Cristiano Lavoratori Moretti) e che sta lavorando ad una importante conferenza per «riunire le diverse espressioni del movimento pacifista partendo da un’iniziativa di ispirazione cattolica».

Gianni Alemanno, che il 9 dicembre scorso ha incontrato in udienza privata Papa Francesco per sottoporgli le proposte del suo think tank («e ascoltare i suoi consigli»), a proposito della continua e crescente fornitura di armi all’Ucraina da parte dei Paesi occidentali, afferma: «Non c’è nessuna traccia della volontà di utilizzare l’aumento degli armamenti all’Ucraina come strumento di deterrenza e di freno al conflitto. Quando si hanno queste intenzioni si mette sul piatto qualche proposta credibile, si offre al nemico qualche strada di fuga per trovare un compromesso accettabile. Invece l’Alleanza atlantica non fa altro che aumentare la posta in gioco, pretendendo perfino la riconquista della Crimea, farneticando di tribunali per punire la Russia e distruggere Putin. Questa è solo un’escalation verso l’abisso». «Per questo», chiosa Alemanno alla Stampa, «dobbiamo rilanciare in tutti i modi le iniziative di Pace, urlando a chi non vuole sentire, facendo di tutto per salvare l’Italia e l’Europa da questa follia» (Foto: Imagoeconomica).

ABBONATI ALLA RIVISTA!

 

 


Potrebbe interessarti anche