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«Un giudice non può decidere della vita»
NEWS 1 Dicembre 2023    di Manuela Antonacci

«Un giudice non può decidere della vita»

Dal 27 al 30 novembre scorso, si è svolta, a Malta, l’assemblea plenaria dei vescovi del CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa) su invito dell’arcivescovo di Malta, Charles J. Scicluna. Nella sua introduzione, l’arcivescovo Gintaras Grusas, presidente del CCEE, ha indicato alcune delle sfide sinodali europee. Tra queste, in particolare, le sfide che la Chiesa si trova ad affrontare, tra cui la difesa della vita e della dignità umana

«Va ricordato anche – ha detto Grusas –  che il Cristianesimo è la religione più perseguitata al mondo, come sottolineano ormai vari rapporti internazionali, da quello di Aiuto alla Chiesa che Soffre a quello di Open Doors. Allo stesso modo, l’ultimo rapporto annuale dell’Osservatorio sulla Intolleranza e la Discriminazione dei Cristiani in Europa, pubblicato il 16 novembre scorso, ha documentato che nel 2022 ci sono stati 748 casi di discriminazione anticristiana in 30 diverse nazioni d’Europa, una crescita esponenziale rispetto ai 519 casi documentati nel 2021».

Uno scenario non proprio rassicurante, ma Grusas incalza: «Nonostante queste difficoltà, siamo chiamati a compiere la nostra missione, proclamando il Vangelo e difendendo la dignità dell’essere umano dovunque sia messa a rischio». Non un discorso generico il suo o astrattamente edificante, ma che entra nello specifico citando un caso politicamente scorrettissimo: «Una menzione speciale, in questo senso, va fatto riguardo le questioni della vita. Il caso di Indi Gregory, la bambina inglese cui sono stati staccati i supporti vitali contro il parere dei genitori, ha colpito l’attenzione di tutto il mondo, e anche di Papa Francesco, che ha fatto sapere di pregare per la famiglia».

Non solo Indi Gregory, tuttavia, nei pensieri di Grusas: «Il caso fa seguito a tante altre storie analoghe, seppure con le loro differenze cliniche. Non si tratta di casi isolati. Per questo, siamo chiamati oggi più che mai a difendere la piena dignità di ogni vita umana e il diritto di tutti di essere curati e aiutati a vivere fin quando è possibile». Grusas non ha dubbi sul valore sacro della vita e dell’esistenza umana, in qualunque situazione, “non negoziabile”: «Non possiamo accettare che un giudice decida della vita e della morte di una persona. La vita è un dono di Dio, e come tale va difesa dal concepimento fino alla morte naturale».

Allo stesso modo, sempre nel solco della difesa della vita umana, anche nelle sue condizioni più fragili, Grusas, nella sua prolusione, ha condannato l’aborto e l’eutanasia: «Allo stesso tempo, sono sempre più forti le pressioni per garantire un presunto diritto all’aborto. Guardiamo con preoccupazione alla proposta di inserire il diritto all’aborto nella Costituzione francese. Ci uniamo ai vescovi francesi, che, riuniti in plenaria a Lourdes, hanno detto un secco no alla proposta e hanno messo in luce come gli aborti in Francia lo scorso anno sono stati 234 mila, “un triste primato nell’Unione Europea, un dato che non diminuisce, anzi aumenta” [Dichiarazione vescovi francesi, 9 novembre 2023 ndr]».

L’arcivescovo ha individuato uno scenario che assomiglia sempre di più ad una deriva mortifera, nella nostra società: «In realtà, la tendenza europea sembra ormai definita, in un piano inclinato che porta sempre più da una cultura della vita ad una cultura della morte. Non possiamo non menzionare la legge sull’eutanasia approvata in Portogallo proprio nei mesi che hanno preceduto la Giornata Mondiale della Gioventù, mentre in Olanda, sempre quest’anno, l’eutanasia è stata ammessa anche per i bambini al di sotto dei 12 anni».

Ha ricordato, infine, «l’appello di Papa Francesco, che ci chiede di guardare all’essere umano nella sua totalità». Pertanto il presule esorta: «Vogliamo, come vescovi, impegnarci a sviluppare una nuova cultura della vita, che includa la cura del non nato, del concepito, del malato terminale, ma anche del povero […] e di tutte le vittime che ci troviamo di fronte. Saremo una “Europa samaritana” solo se sapremo parlare ad una sola voce su questi grandi temi che ci interrogano». (Fonte foto: Screenshot Youtube)

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