mercoledì 25 novembre 2020
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NEWS 28 novembre 2019    di Andrea Zambrano
Un piegaciglia fa Tik Tok e incrina il muro cinese

Probabilmente non rischierà la galera, ma di essere sbattuta fuori da un social. Ma il gesto effettuato l’altro giorno dalla giovane statunitense Feroza Aziz assomiglia tanto a quello altrettanto ardito di Mathias Rust. Lui, giovane aviatore tedesco, nel 1987 sfidò i sistemi radar sovietici per atterrare nella Piazza rossa di Mosca (foto) che allora, col muro di Berlino ancora in piedi, era blindatissima. Lei invece, appena di poco maggiorenne ha sfidato un muro ben più impenetrabile che è quello della censura social del governo cinese, che fa passare e uscire soltanto ciò che è vantaggioso per il regime comunista.

Se ieri l’obiettivo era conquistare la Piazza rossa (Rust ci riuscì, la sua vita da quel giorno in poi fu problematica, ma questa è un’altra storia ndr.), oggi il target da centrare è il social cinese Tik Tok, che sta impazzando tra le adolescenti. Ebbene. Feroza Aziz ha pubblicato un brevissimo tutorial su Tik Tok per insegnare a allungare le ciglia. Appena un minuto dove la giovane si presenta con l’attrezzo per piegare le ciglia, ma invece di spiegare il suo meccanismo ha denunciato quanto il regime cinese sta facendo nell’ambito della persecuzione religiosa, in particolare dei musulmani.

«Ciao ragazzi. Ora vi insegno come allungare le vostre ciglia. La prima cosa è mettere le ciglia nel piegaciglia. Poi lo mettete giù e usate il vostro telefono, proprio quello che state usando ora, e cercate di capire cosa sta succedendo in Cina nei campi di concentramento dei musulmani». Poche parole in cui infilare «rieducazione forzata», «olocausto».

La giovane americana ha postato il breve filmato il giorno dopo la pubblicazione da parte di un consorzio giornalistico internazionale, di cui fa parte anche la Bbc e il Guardian, di documenti classificati cinesi da cui si evince che tali campi, che Pechino si era affrettata a definire “di lavoro volontario”, sono dei veri e propri lager in cui la cultura di questo gruppo musulmano viene rasa al suolo da abusi e torture di stampo ideologico e anche fisico.

Ebbene. Il video è stato visto da 1 milione e 500mila persone e la copia su Twitter ha ottenuto 5 milioni di visualizzazioni. E poi sono seguiti YouTube e Instagram. Un escamotage – ha detto – necessario – per impedire a Tik Tok di censurarle il video.

Un gesto coraggioso che ci insegna quanto sia vero che la verità si serve davvero di tutte le strade per imporsi. E alla fine trionfa.


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