lunedì 26 settembre 2022
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NEWS 14 Settembre 2022    di Federica Di Vito

Ungheria dalla parte della vita. «Si ascolti il cuore del bimbo»

L’Ungheria di Viktor Orbán compie un altro importante passo per una politica che mette al centro la vita. Il ministro degli interni ungherese Sandor Pinter ha emesso un ordine, pubblicato oggi nella Gazzetta ufficiale ungherese, che entrerà in vigore già questo giovedì: i medici dovranno prima far sentire i battiti del cuore del nascituro alle donne che vogliono abortire.

Il battito cardiaco di un bambino nel grembo materno può essere rilevato a partire dalla sesta settimana di gravidanza, quando ci si rende conto generalmente di essere incinta. La nuova norma prevede l’obbligo per i medici di presentare alle donne la prova «chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto», facendo seguito alla legge già presente in Texas, la cosiddetta “heartbeat bill”, che vieta l’interruzione volontaria di gravidanza una volta che il personale medico abbia riscontrato attività cardiaca nell’embrione.

«Almeno per alcuni secondi, il bambino in età fetale potrà essere ascoltato dalla madre prima che venga eseguito l’aborto», ha detto la deputata Dora Duro in un post su FacebookAmnesty International parla di un «preoccupante declino», nel Paese dove l’aborto dopo la dodicesima settimana è legale dagli anni Cinquanta, questa decisione presa «senza alcuna consultazione», dichiara, renderà «più difficile l’accesso all’aborto e traumatizzerà più donne già in situazioni difficili», ha detto il portavoce Aron Demeter.

L’aborto ferma un cuore che batte. Questa semplice verità sembra però scandalizzare. Forse allora un solo ascolto potrà salvare vite che non trovano posto nel dibattito odierno sui diritti. E che si chiami feto, embrione o bambino, sempre di vita si tratta.

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