venerdì 27 gennaio 2023
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NEWS 15 Dicembre 2022    di Federica Di Vito

Università di Brighton: «Basta “buon Natale”, troppo cristiano-centrico»

L’altro giorno scorrevo il calendario dello smartphone e mi ha fatto sorridere che sul 25 dicembre ci fosse scritto: “Natale di Gesù”. Perché esiste forse un altro Natale? Parrebbe di sì. Un Natale che neanche può essere chiamato così. L’Università di Brighton, Inghilterra, fa da apripista a un Natale “più inclusivo” perché dire “Buon Natale” è troppo cristiano-centrico. Meglio «periodo di chiusura invernale».

Con tanto di documento redatto dai docenti dell’Università – ben nove pagine – per «l’orientamento linguistico inclusivo», hanno stilato una lista di «consigli» e «parole da evitare». Visto che «il linguaggio e il significato sono fortemente condizionati dalle norme dominanti della cultura», il personale dovrebbe usare «un linguaggio inclusivo con sicurezza ed efficacia, al fine di garantire che sia gli studenti che il personale si sentano al sicuro, apprezzati e rispettati». Tante raccomandazioni tutte all’insegna del politically correct: per esempio, al posto di chiedere «qual è il tuo nome di battesimo?», sarebbe meglio dire «qual è il tuo nome?», «qual è il tuo vero nome?».

Ovviamente nulla è vietato, ci tranquillizzano dalla cattedra, si tratta solo di una «guida», di «consigli», «le parole non sono vietate a Brighton, e nemmeno il Natale, come è chiaro dalle decorazioni e dagli alberi di Natale nei nostri edifici e nei nostri campus». Però togliamo di mezzo il centro del Natale, continuiamo a far finta che spacchettando regali e illuminando ogni angolo non ci sia alcun messaggio profondo di salvezza per ogni uomo. Andrea Allisson, della Freedom Association, si scaglia contro questa folle iniziativa: «Le università dovrebbero essere luoghi in cui le idee sono liberamente dibattute. Questo è orwelliano e ridicolo. Il personale e gli studenti dovrebbero ignorarlo e augurarti un buon Natale».

Se ci riflettiamo bene non c’è molto da scandalizzarci. In fondo, c’è già Qualcuno che, piccolo, umile, ultimo, è venuto al mondo scomodando, offendendo i potenti e scegliendo il rifiuto sin dalla nascita in una mangiatoia. E se oggi non c’è Erode sul trono, ci sono le cattedre e le ideologia liberal con le loro raccomandazioni che sanno tanto di dittature. Allora continuiamo a dirlo noi, buon Natale, Santo Natale, caro Gesù bambino. E che siano chiare parole di verità in mezzo all’indefinito che regna, che questo sia il nostro posto da ultimi. (Fonte foto: Pexels.com)

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