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NEWS 30 Agosto 2021    di Lorenzo Bertocchi

Vaccini, il buon senso del vescovo Olmsted: «Difendo la libertà di coscienza»

«Non spetta a noi prendere decisioni mediche per gli altri, ma piuttosto sostenere il diritto dei fedeli cattolici di assumere una decisione personale con l’aiuto di una coscienza ben formata». Questo il cuore del messaggio del vescovo di Phoenix (Arizona), monsignor Thomas Olmsted, a proposito della scelta vaccinale dei fedeli in rapporto alla malattia Covid-19.

«Come Vescovo di un gregge eterogeneo», ha scritto Olmsted in una nota del 27 agosto, «continuo a incoraggiare la considerazione orante che ogni individuo deve fare riguardo alla ricezione del vaccino. Per coloro che hanno concluso il loro discernimento nella decisione di riceverne uno, possono essere certi di poterlo fare in buona coscienza. Per coloro che hanno concluso di non riceverne uno, anche loro possono farlo in buona coscienza».

In linea con questa posizione, che si richiama espressamente al Catechismo della chiesa cattolica n. 1778, il vescovo ha anche sottolineato che l’eventuale esenzione per motivi di coscienza di natura religiosa deve essere riconosciuta dai datori di lavoro qualora richiedano obblighi vaccinali ai dipendenti.

Per quanto riguarda gli elementi per discernere in coscienza, il vescovo rimanda ai documenti della Congregazione per la Dottrina della fede e quello del National Catholic Bioethics Center (NCBC). Tutti e tre i vaccini COVID-19 approvati per l’uso negli Stati Uniti e in Europa hanno una connessione remota a linee cellulari derivate da bambini abortiti decenni fa. I vaccini prodotti da Pfizer e Moderna sono stati testati sulle controverse linee cellulari, mentre i vaccini Johnson & Johnson e Astrazeneca hanno utilizzato le linee cellulari sia nella produzione che nei test.

Il documento della Dottrina della fede e la conferenza episcopale degli Stati Uniti hanno affermato che la ricezione di questi vaccini è moralmente ammissibile quando i destinatari non hanno altra scelta a causa della gravità della pandemia e che non ci siano alternative eticamente ineccepibili. (come si debba valutare la gravità della pandemia è elemento che deve tener conto di molteplici fattori di carattere medico scientifico). Inoltre, si specifica che l’uso di questi vaccini «non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti».

Inoltre la coscienza deve considerare, in linea di massima, una serie di aspetti che attengono al rapporto rischi e benefici relativi all’assunzione del siero. Questo delicato rapporto deve essere favorevole sia per la comunità che per il singolo vaccinando, da una parte si considerino quindi gli aspetti attinenti alla sanità pubblica (ad es. riduzione delle occupazioni ospedaliere) e dall’altra, nella sfera personale, il beneficio per il singolo (sostanzialmente la minore probabilità di andare incontro a una forma grave della malattia) in relazione a possibili eventi avversi derivanti dall’assunzione del vaccino rispetto alle personali condizioni fisiche e di anamnesi.

Il vescovo Olmsted ricorda appunto che i pastori non sono medici, ma nello stesso tempo difende «il diritto dei fedeli cattolici di prendere una decisione personale con l’aiuto di una coscienza ben formata». Consapevole del fatto che i fedeli tra loro «differiranno nel loro discernimento», Olmsted dice che è necessario rispettare le scelte di tutti. Una via che non ci sembra pilatesca, ma di semplice buon senso: ci troviamo tutti in una tempesta difficile da affrontare, ma non è alimentando divisioni, fazioni e coercizioni poco chiare che si può trovare la via d’uscita.


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