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NEWS 12 ottobre 2016    
Vendola e il battesimo di Tobia: usare i sacramenti per «normalizzare» l’omosessualità 

di Claudio Crescimanno

 

Nel disperato tentativo in atto ormai da tempo, ad ogni livello, di normalizzare tutto ciò che riguarda il mondo gay, non poteva non fare notizia, debitamente riferita con la giusta dose di simpatia da tutti i media, il battesimo del piccolo Tobia, il bambino che i notiziari e i giornali dicono, pudicamente, essere nato otto mesi fa in America, ma che meglio si dovrebbe dire essere stato otto mesi fa strappato dalla madre e consegnato al suo padre biologico, Eddy Testa, e relativo “compagno”, Nichi Vendola, per diventare il “figlio” di due uomini, privato definitivamente di una mamma.

Il rito è avvenuto in un piccolo paese sul confine tra Lazio e Campania, come richiesto dai due omo-pseudo-genitori.

A commento del fatto ci sono anche le parole di parroco e vescovo del luogo, che dietro al laconico comunicato sembrano trattenere a fatica il compiacimento per questo gesto che manifesta una Chiesa doverosamente “aperta”, “in-dialogo”, “non-discriminante” e via dicendo.

Il parroco dichiara tranquillamente ai giornali che i genitori hanno fatto il regolare percorso di preparazione. Ora, si dovrebbe capire a chi si riferisce. Prima possibilità: con la parola genitori ci si riferisce all’uomo da cui proviene il seme e alla donna che lo ha portato in grembo e partorito: è evidente che non si tratta di questo, visto che la donna in questione si trova di la dall’Altantico; seconda possibilità: i genitori sono la coppia che lo ha adottato (ammesso che un bambino che ha ancora entrambi i genitori biologici al mondo abbia bisogno di adozione): ma non può essere nemmeno questo, visto che né la legge canonica né, per ora, quella italiana permettono l’adozione di un bambino da parte di due uomini. Dunque, ammesso che si parli di loro, a che titolo il signor Vendola e il signor Testa hanno fatto questo percorso di preparazione?

Non pago, il parroco aggiunge che i padrini scelti dalla coppia sono persone di fede. Benissimo. Ora, è noto che il compito primario dei padrini è aiutare i genitori o, nel caso di inadempienza, sostituirli nell’assicurare l’educazione cristiana del bambino. Quindi possiamo legittimamente aspettarci che, consapevoli del loro compito, tra qualche anno cominceranno con bel garbo a spiegare al piccolo Tobia che i due uomini che lo crescono vivono una vita incompatibile con le esigenze della fede in cui lui è stato battezzato?!

Il vescovo aggiunge a questo l’immancabile riferimento a Papa Francesco, senza per altro precisare dove e quando il Pontefice abbia detto che due persone dello stesso sesso siano genitori, e che la Chiesa li possa considerare garanti dell’educazione cristiana di un bambino.

Ecco allora alcune precisazioni.

È evidente che la Chiesa e ogni cristiano, non può che gioire del fatto che un bambino riceva il battesimo e diventi così Figlio di Dio ed erede della vita eterna. Ed è per questo che la legge canonica non pone che condizioni minimali alla celebrazione di questo sacramento.

In linea con questo, noi non possiamo che rallegrarci del battesimo del piccolo Tobia, divenuto ora cristiano, e sperare con tutto il cuore che le condizioni basilari ci fossero, così che per il presente, ma soprattutto per il futuro, questo nuovo cristiano possa crescere e vivere secondo l’incommensurabile dignità che ha ricevuto.

Dinanzi a questa vicenda restano, infatti, due interrogativi, uno riguardante il presente e uno il futuro; uno legato alla risonanza che può avere ciò che è accaduto in quella parrocchia del basso Lazio, e uno riguardante il futuro di questo bambino.

Il primo interrogativo è questo, e lo abbiamo già accennato: quando nelle formule che il sacerdote pronuncia durante il rito di questo sacramento, più volte, ci si riferisce ai “genitori” in questo caso chi rispondeva? I già citati signori Vendola e Testa? Questo sarebbe gravissimo e fuorviante! Significherebbe che durante un’azione liturgica della Chiesa si riconosce esplicitamente che due persone dello stesso sesso sono genitori e costituiscono una famiglia; e dato che lex orandi est lex credendi, cioè che la liturgia della Chiesa esprime e condiziona la sua fede, compiere un atto del genere significherebbe mettere una bomba nel fondamento di tutta la morale cattolica.

Il secondo interrogativo riguarda il futuro del bambino, e anche questo lo abbiamo già accennato: che speranza realistica ci può essere che il piccolo Tobia venga davvero cresciuto da cristiano? Possiamo sperare, tutti noi ma soprattutto chi si è assunto le responsabilità del caso, che le persone che circondano questo bambino lo educhino a comprendere la bellezza, il valore, la verità assoluta di tutto, tutto, ciò che insegna la divina Rivelazione e che si compendia nel Catechismo della Chiesa Cattolica, nella fede e nella morale?

Come si vede, la questione va ben al di là del fatto singolo, se non come apripista di un problema che si può facilmente prevedere diventerà sempre più grande.

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