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NEWS 24 gennaio 2018    di Giulia Tanel

Verginità all’asta

C’è una ragazza italiana, figlia di due impiegati, molto annoiata dalla vita. Decide quindi – con quella dose di incoscienza tutta adolescenziale – di giocare con il proprio corpo e con l’ottusa passionalità altrui, mettendo in vendita la propria verginità.

Sia chiaro, l’idea non è originale ed è già stata sfruttata da diverse giovani donne nel mondo, per i motivi più disparati. Ma Nicole Severini – nome di fantasia – è andata oltre: lei, stando a quanto ha dichiarato a La27Ora, non aveva alcuna intenzione di andare fino in fondo alla questione: «è iniziata come una provocazione, volevo vedere se qualcuno era davvero disposto a spendere dei soldi per una cosa così». La provocazione è tuttavia diventata presto una cosa seria, perché di gente ce n’è stata e le proposte che la giovane ha ricevuto sono state diverse, mediate da un’agenzia – “Elite Models Vip” – che ha anche pubblicato le foto di Nicole e le ha chiesto di inventare una storia “credibile” a giustificazione della sua offerta: ecco quindi spuntare il desiderio di studiare a Cambridge, la sorella in difficoltà da aiutare e la casa da comprare per i genitori.

A Nicole il tutto è sfuggito definitivamente di mano quando è arrivata l’offerta di un milione di euro, che ha portato il tabloid The Sun a interessarsi di lei e a chiederle un’intervista. Da qui, la notizia è presto arrivata in Italia, e persino tra le mura della scuola di Nicole, tanto che la preside ha convocato i genitori dell’alunna per un colloquio. A questo punto la ragazza si è trovata costretta a svelare l’enorme inganno a mamma e papà, che sono rimasti senza parole per lo sconsiderato gesto della loro unica figlia (… nessuna sorella da aiutare, dunque, così come nessun interesse verso gli studi economici: tutte falsità).

Adesso Nicole dovrà fare i conti, affiancata da un avvocato, con la fake news che ha inventato a sua precisa misura, e che le si è ritorta contro.

L’esito di questa vicenda lo sapremo solo tra qualche tempo, ma quel che si può già dire è che siamo di fronte a una mera conseguenza logica della liberazione sessuale, unita alla perdita di consapevolezza che siamo fatti di anima e di corpo: si usa di se stessi e degli altri come degli oggetti, senza alcuna remora morale e senza che vi sia più una deplorazione di questi atteggiamenti da parte della società nel suo complesso.

I danni di tutto questo li vediamo quotidianamente, camminando per strada negli orari di entrata o uscita delle scuole o salendo su un autobus nell’ora di punta: ci si imbatte così in maschietti esteticamente curatissimi ma mascolinamente evanescenti e in ragazzine che ostentano il loro aspetto provocatorio ma che, nei gesti e nel linguaggio, hanno poco o nulla di femminile.

Giovani con bocche piene di parole – meglio se in inglese! – e sguardi disorientati, alla ricerca di un senso che nessun maestro è stato capace di dare loro. Perché la realtà è che la fatica di crescere tipica di tutti gli adolescenti investe i ragazzi di oggi di criticità nuove: da un lato sono stati abbandonati dagli adulti che dovevano essere le loro guide ma che, figli del Sessantotto, non sono stati in grado di farsi carico della responsabilità genitoriale; dall’altra non hanno attorno a loro una società in grado di fornire un indirizzo di vita credibile, un obiettivo alto per il quale valga la pena lottare.


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