martedì 22 giugno 2021
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NEWS 6 maggio 2021    di Redazione

Il vescovo di Livorno parla di lavoro: chiamatelo al concertone

Pubblichiamo alcuni stralci dell’omelia del vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti, per la celebrazione del 1° Maggio dedicata a San Giuseppe lavoratore (Fonte: La Settimana di Livorno)

Di Simone Giusti*

Carissimi

siamo ancora in piena pandemia, s’inizia a intravedere la fine del tunnel, ma siamo ancora nella notte. L’emergenza sanitaria porta con sé una nuova emergenza economica. (…)

Già si contano danni importanti, soprattutto per gli imprenditori che in questi anni hanno investito per creare lavoro e si trovano ora sulle spalle ingenti debiti e grandi punti interrogativi circa il futuro della loro azienda.

Nulla sarà come prima per i settori che sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani: si pensi al turismo, ai trasporti e alla ristorazione, al mondo della cooperazione e del Terzo settore, a tutta la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, alle ditte che organizzano eventi, al comparto della cultura, alle piccole e medie imprese che devono competere a livello globale e si vedono costrette a chiusure forzate, senza poter rispondere alla domanda di beni e servizi. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, comprendiamo il serio rischio che grava su molti lavoratori e molte lavoratrici.

Nulla sarà come prima per tutte le realtà del Terzo settore e particolarmente quelle afferenti al mondo ecclesiale. Già in queste settimane abbiamo registrato gravi difficoltà nel sostenere gli oneri economici di queste imprese (scuole paritarie, case di riposo, cooperative sociali …), soprattutto nei confronti di coloro che vi lavorano. Per altro, non avendo finalità di lucro, le loro attività si svolgono, in gran parte, con margini di sicurezza economica molto ridotti. Non solo i prossimi mesi, ma il loro stesso futuro, rischia di essere pregiudicato. (…)

In un sistema che – quando mette al centro l’esclusivo benessere dei consumatori e la crescita dei profitti delle imprese – è già problematico per sua natura, la crisi sanitaria e quella economica gravano sensibilmente sulla qualità e sulla dignità del lavoro. Si generano purtroppo una quantità rilevante di persone «scartate» come i cinquantenni che se licenziati, faticano non poco a trovare una nuova opportunità di lavoro. (…)

Costruire un’economia diversa non solo è possibile, ma è l’unica via che abbiamo per salvarci e per essere all’altezza del nostro compito nel mondo. È in gioco la fedeltà al progetto di Dio sull’umanità. L’impegno sociale, politico ed economico per un lavoro degno non passa attraverso la demonizzazione del progresso tecnologico. In ogni epoca della storia umana le rivoluzioni tecnologiche hanno sollevato i lavoratori dalla fatica e da mansioni ripetitive e poco generative, aumentando la creazione di ricchezza con la tendenza a concentrarla nelle mani dei pochi proprietari delle nuove tecnologie. Sono state le politiche fiscali progressive a redistribuire la maggiore ricchezza creata in occasione delle rivoluzioni tecnologiche nelle mani di molti, trasformandola in domanda diffusa e facendo nascere nuovi beni e servizi, attività, mestieri e professioni. Non è il progresso scientifico e tecnologico che “ruba” il lavoro, ma l’incapacità delle politiche sociali ed economiche di redistribuire la maggiore ricchezza creata. (…)

E’ necessaria un’alleanza fra i corpi sociali per il lavoro dopo il Covid. Nessuno deve rimanere escluso. Nessuno si salva da solo. Solidarietà e alleanza da stringere fra tutti i corpi sociali per affrontare l’emergenza ed essere protagonisti di percorsi inediti. Alleanza tra le istituzioni, anzitutto: meno burocrazia e più lungimiranza!

Alleanza tra scuola e mondo del lavoro. Alleanza tra istituti di credito e imprenditori, chiamati a condividere un’idea di responsabilità sociale, per cui i soldi non servono per far soldi, ma per favorire intraprendenza operosa e promettente.

Infine: alleanza di tutti per vigilare sulle insidie del denaro sporco e delle procedure illegali, il denaro che viene dal male fa male. (…)

*vescovo di Livorno


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