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NEWS 6 Aprile 2022    di Federica Di Vito

«Via le croci dalla montagna». Pressing ateo nel Tennesse

«I Giudei chiedono segni, i Greci cercano sapienza, noi annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» (1 Corinzi  1, 22-23). Mi viene oggi da iniziare questo articolo così, con queste parole forti, così lontane dal pensiero comune che rifugge la croce in tutte le sue forme. Si parte “banalmente” dal voler eliminare la croce come oggetto cristiano appartenente anche alla cultura di cui la nostre società è permeata e chissà dove si vorrà arrivare.

Accade in Tennessee: il gruppo ateo Freedom From Religion Foundation (FFRF) ha rinnovato la sua richiesta ai funzionari di Elizabethton di rimuovere le croci sul terreno di proprietà del governo vicino a Lynn Mountain, esposte lì da 72 anni. Karen Heineman ha spiegato a The Christian Post che la loro preoccupazione sta nell’uso da parte della città dei fondi dei contribuenti per il mantenimento delle croci. Heineman ha detto di aver scritto per la prima volta ai funzionari di Elizabethton nel 2018 dopo che due residenti avevano presentato la loro personale denuncia.

I due residenti hanno lamentato di non volere che i fondi dei contribuenti vengano utilizzati per le croci poiché contrario alla clausola di costituzione del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. La suddetta clausola vieta al governo di emanare leggi «nel rispetto di un’istituzione religiosa».

Secondo Heineman sarà però difficile far rimuovere le croci, ahimè. Un monumento di vecchia data come quelle tre croci potrebbe richiedere qualche difficoltà per essere dimostrato incostituzionale poiché ci sono molte cose da considerare. «Quando qualcosa che potrebbe avere un monumento di simbolismo espressivo religioso è di vecchia data, ci sono almeno quattro considerazioni da considerare: è passato così tanto tempo, possiamo davvero determinare quale fosse lo scopo del governo? Alcuni di questi monumenti infatti, anche se inizialmente potrebbero essere stati legati a uno scopo religioso, nel tempo hanno perso il significato originario». Dunque, ricapitoliamo, il problema sarebbero le spese di elettricità per illuminare le croci di notte e per la manutenzione di una strada di accesso. I denuncianti sono molto preoccupati che i propri soldi vengano utilizzati per mantenere un simbolo cristiano che, per carità, se diventasse proprietà personale e privata potrebbe tranquillamente rimanere là dov’è. Ma ne siamo sicuri?

Sembra piuttosto che il cuore del problema risieda nella cristianofobia dilagante che oramai colpisce ogni ambito. E lo si capisce bene dal fatto che non si considera più la bellezza che una vetta assume adornata dalla croce. Il sollievo e il riposo spirituale di cui si può godere anche solo alla sua vita. Laddove la fatica di una scalata incontrano lo sguardo d’amore di Chi è salito sulla croce per ognuno di noi. Fa male forse ricordare questo amore elargito gratuitamente? E se fa male, perché? Ci sarebbe da chiedersi che cosa va a toccare nel profondo, quale corda tesa viene pizzicata.

Purtroppo per la Fondazione il Liberty Counsel Senior Counsel della FFRF Roger Byron ha contraddetto la richiesta. Byron ha infatti affermato che la presenza di simboli religiosi su proprietà pubblica rientra nella costituzionalità come da precedenti decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti. Ha citato il caso American Legion v. American Humanist Association del 2019. Il caso riguardava una croce costruita sulla proprietà pubblica di Bladensburg, nel Maryland, per onorare i veterani della prima guerra mondiale.

Potranno anche cancellarle dalle montagne, dalle aule della scuola, da tutti gli edifici pubblici. Ma questa persecuzione sta solo a ricordarci come Gesù Cristo stesso è stato ripetutamente rifiutato e quel rifiuto che siamo chiamati a vivere anche noi cristiani di oggi simboleggia solo la nostra appartenenza a Lui. 


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