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NEWS 18 marzo 2020    di Giulia Tanel
Il virus e lo sport del cinismo verso gli anziani

«Tanto muoiono solamente le persone anziane». Quante volte, in questi giorni di emergenza per il Coronavirus, è aleggiata questa considerazione? Una considerazione che, anche se concepita esclusivamente dal punto di vista scientifico e statistico, corrisponde solo parzialmente alla verità: se infatti è innegabile, numeri alla mano, che a morire sono soprattutto persone over65 con già una o più patologie pregresse, è altresì importante sottolineare che nessuno è immune, né dal contrarre il Covid-19, né – ovviamente – dalla morte. Ma anche una considerazione pericolosa per la collettività perché rischia di andare a minimizzare l’epidemia in corso.

Tuttavia, il cinismo oggi impera, e spesso proprio su quelle stesse bocche che fino a qualche settimana fa si pronunciavano in favore dei migranti dietro lo slogan #restiamoumani o che sono le prime a parlare di autodeterminazione della donna, mentre “dimenticano” che l’aborto uccide un bambino innocente che avrebbe lo stesso diritto di “autodeterminarsi”. Il pensiero alla base di questo modo di interpretare la realtà, sempre più pervasivo, è quello di matrice eugenetica e, in definitiva, eutanasica, proprio di una società atea e materialista: ci sono vite che valgono di più e vite che valgono di meno.

Ed è anche alla luce di questo cinismo che, senza distinzione di età, si registra una grande fatica nel declinare i propri comportamenti alla luce di un senso di responsabilità civica che vada oltre il proprio ombelico e la propria edonistica soddisfazione.

UNA MORTE IN SOLITUDINE. E SENZA I SACRAMENTI

Un altro tema importante in questi giorni, che registrano centinaia e centinaia di morti, è quello del “come” la gente muore. Soprattutto nelle zone d’Italia ad ora più colpite, su tutte la Lombardia, sono tante le persone che muoiono in un letto d’ospedale completamente sole o, nei casi più fortunati, con a fianco solamente un infermiere stremato, che talvolta riesce in extremis a mettere il contatto il morente con i propri familiari, o a registrarne le ultime parole.

Oltre a questo, in sé già umanamente straziante, in ottica di fede va anche aggiunto che tante persone stanno morendo senza poter ricevere il conforto spirituale del Sacramento dell’Estrema unzione e, ove possibile, del Viatico.

ISOLAMENTO FORZATO PER LE PERSONE ANZIANE

Un’ulteriore sottolineatura riguarda quindi tutte quelle persone anziane che, sane e senza particolari patologie, sono costrette a casa. Al netto del fatto che la costrizione tra le mura domestiche è faticosa per tutti, appare evidente che in persone avanti con gli anni, magari anche sole, il fatto di dover vivere isolati da figli, nipoti, amici e conoscenti ha un effetto molto più importante sullo stato di salute psicofisica rispetto alle ricadute che possono registrarsi su chi ha dalla propria parte un pizzico di resilienza e di resistenza in più, oltre a una maggiore opportunità di contatti e di svaghi grazie all’uso della tecnologia: perdita di lucidità, stati depressivi, sclerotizzazione delle routine… o altro. Tutte reazioni che, ahinoi, hanno un effetto negativo sul sistema immunitario, che si indebolisce di conseguenza.

RISCOPRIRE LA RELAZIONE CHE NON CI POTRÀ MAI ESSERE TOLTA

Siamo esseri relazionali, e da qui non si scappa, così come non si possono eludere le regole che ci vengono imposte per contenere l’emergenza igienico-sanitaria… cosa fare, dunque?

In primis, a dispetto dell’età, occorre cercare di sfruttare ogni mezzo possibile che possa favorire il mantenimento di contatti, per esempio tra nonni e nipoti.

Accanto a questo, questa pausa forzata può tramutarsi in un’opportunità – anche qui, senza distinzioni anagrafiche di sorta – per riscoprire il valore dell’unica relazione che non ci potrà mai essere tolta, quella con Nostro Signore, e che costituisce una vera ancora di salvezza per l’anima, ma anche per il corpo, dato l’ormai scientificamente acclarato beneficio fisico derivato dalla preghiera (ad esempio, il Rosario aiuta a regolare il respiro) ma anche alla luce della serenità che scaturisce dall’affidarsi a Dio, che va ad ovviare quanto sottolineato sopra. E questa relazione verticistica, in un circolo virtuoso, apre anche a una forma di relazione e di carità vera verso il prossimo, lungi dai proclami filantropici che vanno oggi per la maggiore: pregare per la conversione e per la salute di ognuno.


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