domenica 29 novembre 2020
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NEWS 2 settembre 2020    di Giulia Tanel
Vogliono riconoscere il Rodano come “persona giuridica”. Un fiume è meglio dell’embrione

Nel 1970 è stata istituita, fissandola per il 22 aprile, la Giornata della terra, con l’intento di porre l’attenzione mondiale sul tema della salvaguardia dell’ambiente. Quest’anno ricorrono dunque i cinquant’anni dalla prima celebrazione di questa giornata, come ricordato da papa Francesco nel suo messaggio pubblicato in occasione della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, fissata per il primo giorno di settembre, ma che vede un proseguo nella “Celebrazione del Tempo del Creato”, che si protrae fino al 4 ottobre, giorno in cui la Chiesa ricorda S. Francesco d’Assisi. Il tema scelto per quest’anno è «Giubileo per la terra». E «il Giubileo», scrive il pontefice, «è un tempo di ritorno a Dio, nostro amorevole creatore. Non si può vivere in armonia con il creato senza essere in pace col Creatore, fonte e origine di tutte le cose».

Un’affermazione, questa, che tuttavia oggi si vede, talvolta anche in ambito ecclesiale, troppo spesso equivocamente letta in chiave ideologica, laddove l’ambiente viene considerato più importante dell’uomo, declassato a “cancro del pianeta”.

Una chiara esemplificazione di questa posizione la si vede, per esempio, nella proposta – avanzata dall’associazione svizzera ID-Eau – di riconoscere il fiume Rodano come “persona giuridica”. Chiamata a commentare la notizia da Actu-Environnement, la giurista francese Valérie Cabanes, che da anni si spende in diversi progetti per la tutela dell’ambiente, ha spiegato che se tale proposta avesse seguito vi sarebbero principalmente due conseguenze: sul piano filosofico, il fatto che verrebbero riconosciuti «i nostri legami di interdipendenza con il resto della vita»; sul piano legale, il fatto che elementi non umani potrebbero essere rappresentati in tribunale, seppure non in senso individualistico, e questo potrebbe evitare danni perpetrati a loro spese. In definitiva, quindi, con questo passaggio si potrebbe «uscire da una visione troppo antropocentrica del mondo e ci permetterebbe di accettare innovazioni legali e creare ponti tra diverse discipline per affrontare i problemi della crisi ecologica e climatica».

Il ragionamento di fondo è chiaro: una concezione gerarchica del creato, con l’uomo posto al di sopra di tutto (fuorché di Dio), è da rigettare, in quando dannosa per le altre specie animali e per la natura nel suo complesso.

Anzi, non è solo da rigettare, a ben vedere è addirittura da sovvertire. Infatti, mentre si sostiene che anche un fiume come il Rodano, seppure tra i più importanti d’Europa e divenuto oggetto di opere artistiche quali La notte stellata sul Rodano di Vincent Van Gogh (in evidenza), possa arrivare a riconoscere come “persona giuridica”, quando si prova a proporre che tale ragionamento sia applicato anche per l’essere umano nel grembo materno il dibattito si accende. E la schiera dei contrari si oppone perché “così si lede il diritto all’aborto”, “l’autodeterminazione della donna viene meno”, o altre obiezioni simili, che trovano radice comune nell’idea che un bambino concepito altro non sia che un “grumo di cellule”, un “prodotto del concepimento”, un “rifiuto speciale”… e dunque sostanzialmente immeritevole di essere considerato soggetto di diritto, come peraltro evidenzia la confusione anche a livello giuridico sul tema.

Eppure, la tutela del creato, che peraltro non è un tema alieno al mondo cattolico e conservatore (si veda qui), non può prescindere da una ecologia intesa in ottica integrale, e quindi inscindibile – come rilevato da papa Francesco nella Laudato Sì – dalla «nozione di bene comune, un principio che svolge un ruolo centrale e unificante nell’etica sociale». E «il bene comune presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale» (IV, 156-7).

Per questo, la sfida cui ci troviamo oggi di fronte è quella di riappropriarsi del tema della salvaguardia del creato senza scadere in un panteismo ecologista portato avanti dalle sinistre liberal, bensì rivisitando il tutto alla luce delle Scritture, assegnando le giuste priorità.


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