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NEWS 9 Gennaio 2023    di Redazione

«Voleva nutrire le sue pecore con la Verità»

Pubblichiamo di seguito una traduzione di lavoro di due brevi passi del ricordo di Benedetto XVI che il cardinale Robert Sarah, ex prefetto al Culto divino, ha pubblicato sul quotidiano francese Le Figaro lo scorso 4 gennaio

di Robert Sarah*

(…) «La preghiera, l’adorazione è stata al centro del suo pontificato. Come dimenticare la GMG di Madrid? Il papa era raggiante di gioia davanti a una folla entusiasta di oltre un milione di giovani provenienti da tutto il mondo. La comunione tra tutti era palpabile. Quando ha iniziato il suo discorso, è scoppiata una terribile tempesta. Il palco minacciava di crollare e il vento si era portato via il berretto bianco di Benedetto XVI. Il suo entourage voleva proteggerlo. Ha rifiutato. Sorrideva sotto la pioggia battente da cui un povero ombrello lo proteggeva appena. Sorrideva mentre guardava quella folla nel vento e nella tempesta. Rimase fino alla fine. Quando gli elementi si sono calmati, il cerimoniale gli ha portato il testo che doveva pronunciare, ma ha preferito omettere il discorso preparato per non far slittare l’orario previsto per l’adorazione eucaristica. Pochi istanti dopo il temporale, il papa si è inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento, conducendo la folla in un silenzio impressionante e fervente. (…)

Dopo la mia nomina da parte di Francesco a Prefetto del Culto Divino nel novembre 2014, ho avuto nuovamente occasione di incontrare più volte il Papa emerito. Sapevo quanto gli stava a cuore la questione della liturgia. Perciò l’ho consultato spesso. Più volte mi ha incoraggiato con vigore, anzi, era convinto che «il rinnovamento della liturgia è una condizione fondamentale per il rinnovamento della Chiesa».

Gli ho portato i miei libri. Li lesse e diede il suo apprezzamento. È stato anche così gentile da scrivere la prefazione a “La forza del silenzio” . Ricordo il giorno in cui gli comunicai la mia intenzione di scrivere un libro sulla crisi della Chiesa. Quel giorno era stanco, ma i suoi occhi si illuminarono. Bisogna aver conosciuto lo sguardo di Benedetto XVI per capire. Era uno sguardo infantile, gioioso, luminoso, pieno di gentilezza e dolcezza, eppure pieno di forza e incoraggiamento. Non avrei mai scritto senza questo incoraggiamento. Poco dopo abbiamo collaborato strettamente in vista della pubblicazione della nostra riflessione sul celibato sacerdotale. Conserverò nel segreto del mio cuore i dettagli di questi giorni indimenticabili. Conserverò nel profondo della mia memoria la sua profonda sofferenza e le sue lacrime, ma anche la sua feroce e intatta volontà di non cedere alla menzogna.

Che ritratto disegnano questi ricordi? Credo che convergano sull’immagine del Buon Pastore che Benedetto XVI ha tanto amato. Voleva che nessuna delle sue pecore si perdesse. Voleva nutrirli con la verità e non abbandonarle ai lupi e agli errori. Ma soprattutto li amava. Amava le anime. Li amava perché gli erano stati affidati da Cristo. E più di ogni altra cosa amava appassionatamente questo Gesù a cui ha voluto dedicare i tre volumi del suo capolavoro Gesù di Nazaret. Benedetto XVI ha amato colui che è la vita, la via e la verità».

*Cardinale, prefetto emerito del Culto divino

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