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NEWS 5 Maggio 2022    di Giuliano Guzzo

Vuoi abortire? No problem, paga Amazon

Neppure il tempo di gioire per la notizia delle scorse ore – c’è una bozza della sentenza della Corte Suprema nel caso Dobbs v. Jackson (in merito al divieto di aborto oltre le 15 settimane nel Mississippi) che rovescia la storica sentenza Roe v. Wade del 1973 –,  che dagli Usa, dove il fronte abortista proprio a causa di questa novità è in allarme, arriva una notizia di tenore apposto: Amazon ha deciso di pagare fino a 4.000 dollari alle dipendenti che andranno ad abortire.

Secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, il sostegno economico – che include l’opzione abortiva insieme ad altri interventi medici – andrà a supporto di qualsiasi «trattamento» che non fosse disponibile entro 100 miglia (161 chilometri) dalla casa del dipendente o di una sua persona a carico, e che non fosse possibile assicurare, in alternativa, attraverso il ricorso alla telemedicina. Il gigante di Jeff Bezos fornirà tale supporto a tutti i dipendenti, maschi e femmine, ma che esso suoni come in incentivo ad abortire è palese.

Tanto è vero che il mondo pro life americano è sulle barricate e contesta aspramente questa decisione aziendale. L’attivista pro-vita e presidente di Culture of Life Africa, Obianuju Ekeocha, ha per esempio criticato la scelta come ennesimo tentativo, da parte di una classe agiata, di favorire sì quelle meno fortunate, ma solo in cose tremende come l’esperienza abortiva: «L’unica cosa che certi ricchi sono desiderosi di fare per i poveri è pagarli affinché uccidano i loro bambini».

Non molto più tenero, anzi, è stato il commento della leader Live Action, Lila Rose, che considera la mossa di Amazon null’altro che macabro modo per evitare di pagare il congedo di maternità. Quello del colosso di Bezos, secondo la nota attivista pro life, è il più grande oltraggio «che un capo può infliggere alle sue dipendenti: ‘Pagherò letteralmente 4.000 dollari per farti uccidere tuo figlio, quindi non devo pagare il congedo di maternità e così puoi fare gli straordinari». Parole dure, ma il cui fondo di verità è indiscutibile.

Certo, va detto che con questa decisione Amazon non ha inventato nulla di nuovo. Si è infatti semplicemente accodata a quelle analoghe già assunte da altre società come Citigroup, Apple, Yelp o Levi Strauss che, da tempo, offrono appunto sostegni economici alle dipendenti intenzionate ad abortire. Ciò però non toglie come l’azienda in questione una sua linea politica – smaccatamente liberal e progressista – la segua da tempo.

Non si spiegherebbe, diversamente, come mai abbia censurato i libri di autori di psicologi e studiosi scomodi – sul tema dell’omosessualità o del gender -, ma non i testi di Hitler e Mao; e come mai oggi offra 4.000 dollari alle donne che intendono abortire ma non destini analoga somma alle stesse che invece, decidessero, davanti ad una gravidanza difficile o indesiderata, di scegliere la vita. Come se la libertà di sopprimere una vita umana fosse da preferirsi a quella di accoglierla; un ragionamento insostenibile ma, a quanto pare, caro ai signori della Silicon Valley e dintorni.


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