martedì 20 ottobre 2020
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NEWS 5 settembre 2016    
Yemen: suore cattoliche decimate dopo gli attentati, quelle che restano da mesi non hanno l’Eucarestia

di Paul Hinder

 

Di seguito il testo completo dell'intervento del Vicario Apostolico d'Arabia al Simposio internazionale 2016 di AsiaNews. 

 

Eminenze, sorelle e fratelli,
mi colgono di sorpresa perché non pensavo di dover parlare con voi. Dovevo arrivare solo domani a Roma per partecipare alla canonizzazione di Madre Teresa, ma stamattina ho saputo di poter partire da Abu Dhabi.

Soffro per la situazione che si è venuta a creare in Yemen, dove sette milioni di persone muoiono affamate; non c’è sicurezza per nessuno, non è una questione di essere cristiani e musulmani. L’insicurezza è generale in tutto il Paese, a causa della guerra civile.

In questa situazione di insicurezza abbiamo le suore della Carità che ancora lavorano, nel sud, dove sono stare massacrate. Una fortunatamente è riuscita a salvarsi. La comunità che si trovava a Taʿizz ha dovuto lasciare la casa, perché si trovava in mezzo alle due parti in guerra e si è dovuta trasferire a Sanaa. Stiamo aspettando di poter farle tornare, ma in questo momento non è proprio possibile.

Il più grande problema – e dopo ne parlerò al Superiore generale – è che abbiamo difficoltà a far entrare sacerdote e suore. L’unico rimasto, p. Tom, è ancora nelle mani dei rapitori. Abbiamo alcuni pronti a partire, ma non danno loro il visto. Ci troviamo in una situazione in cui le sorelle vivono da mesi senza l’Eucaristia. E posso immaginare il dolore che crea loro, se conoscete Madre Teresa presto santa.

Il mio predecessore ha incontrato molte volte la Madre a Sanaa, e lui diceva: “Grazie a lei abbiamo dei preti qui da noi”. I Missionari della Carità sponsorizzano i visi per i preti a Sanaa e Taiss. C’è una collaborazione molto stretta con loro, ma non so come potrà continuare. Le ho sempre ammirate: quando sono andato da loro nelle mie visite, il loro spirito di semplicità e gioia… Vedevo sempre le sorelle sorridere. Il mio predecessore diceva: “Ma come fanno in questa situazione?”.

Qualche giorno dopo l’uccisione delle suore, il 4 marzo, ho incontrato l’unica sopravvissuta. La prima cosa che mi ha detto è: “Voglio tornare, appena posso e appena mi dai il permesso”. Immaginate questo zelo in questa situazione di martirio. Rispecchia il virus che è stato immesso nella Congregazione dalla fondatrice. Vi invito a pregare: pregate per le sorelle che restano, per quelle che si preparano a partire. E pregate per p. Tom, se sia morto o meno. Noi non lo sappiamo.

Vi prego di pregare per il prete pronto a partire, e che altri possano unirsi a loro. La missione in situazione di guerra, nonostante tutte le difficoltà, deve continuare. Il p. Tom è stato sequestrato: era tornato in Yemen, chiedendone il permesso a me e al suo provinciale. Io gli dissi: “Se lo vuoi, ti aiuterò a entrare nel Paese”. Certo, oggi per me è doloroso ripensarci. Ma sono convinto ancora che sia stato giusto. In guerra non puoi mai prevedere cosa accadrà.

Quando scoppiò la guerra nel marzo 2015 le sorelle mi dissero: “Noi non lasciamo il Paese, restiamo con i nostri poveri e con gli handicappati”. E io voglio esprimere la mia gratitudine alla Congregazione per questa testimonianza, che onora voi e la fondatrice. Le martiri uccise il 4 marzo 2016 sono sepolte ad Aden con le loro tre sorelle uccise nel 1998. Fu fatto da un cristiano locale, questa tomba, con grande rischio: nessuno di noi poteva entrare. Spero un giorno di poter andare e aprire un santuario e celebrare i riti funebri.

Dio vi benedica tutti. Vi chiedo di tenere la Penisola arabica nelle vostre preghiere. Grazie 

 

*Vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen)

 

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