Sabato 07 Marzo 2026

Aborto, Governo contro la legge siciliana anti obiettori

L’esecutivo impugnerà la norma della Sicilia sull’obbligo per gli ospedali pubblici di assumere medici non obiettori di coscienza

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Il governo ha rimediato a una folle legge regionale che era stata approvata, incredibilmente, da una maggioranza di centrodestra. La legge 23 dello scorso 5 giugno della Regione Sicilia voleva impedire ai medici obiettori di coscienza di partecipare ai concorsi negli ospedali pubblici, per salvaguardare il “diritto all'aborto”. Il Consiglio dei Ministri l'ha reputata incostituzionale e impugnata: “La legge violava l'articolo 117 della Costituzione, che garantisce i principi di uguaglianza, di diritto di obiezione di coscienza, di parità di accesso agli uffici pubblici e in tema di pubblico concorso” si legge nella dichiarazione congiunta di Raoul Russo, senatore e capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione insularità, e Carolina Varchi, capogruppo di FdI alla Camera in commissione giustizia. “L'obiezione di coscienza rappresenta l'espressione più autentica della libertà personale, religiosa, morale e intellettuale” aggiungono nel comunicato. A smentire chi parla di “Meloni che calpesta i diritti della donne” (CGIL) o di aborto reso impossibile in Sicilia ci sono i dati. Oltre all'incostituzionalità e la discriminazione degli obiettori, la legge non rispondeva a un'effettiva emergenza per il diritto all'aborto (se ne esistesse uno) e l'applicazione della legge 194 nell'isola: ogni medico non obiettore in Sicilia opera in media 1,5 aborti la settimana, meno di molte altre regioni come Lazio (1,6), Puglia (2), Abruzzo (2,2) e Molise (6,2), e in generale il loro carico di lavoro è in diminuzione rispetto al passato (cfr. Relazione ministeriale attuazione legge 194 -2024, p. 66). È quindi un mistero a quale necessità rispondesse la legge, e soprattutto perché l'avesse approvata proprio dal centrodestra. Per fortuna il governo è rimasto fedele ai valori che rappresenta e per cui è stato eletto, rimediando anche a costo di andare contro a una propria regione. Un bell'esempio e un'importante difesa del diritto all'obiezione di coscienza, certamente, ma sarebbe bello che si spostasse il discorso sulla questione più importante di tutte, il diritto del bambino alla vita. In Italia vengono fatti oltre 60.000 aborti ogni anno (l'ultima relazione del Ministero della Salute si riferisce al 2022 e ne conta 65.661). È come se venisse annualmente sterminata la popolazione di una città italiana di dimensioni medio-piccole. Negli Stati Uniti è stato calcolato che circa il 28% dei bambini tra il 1997 e il 2020 non è mai nato. 26 milioni di vite soppresse. Di fronte a questo genocidio silenzioso sembra assurdo che si reputi una grande emergenza l'alta percentuale di medici obiettori, che una madre rischi di dover cambiare provincia per poter abortire il proprio figlio. Come se i malvagi, contro cui va riversata tutta la rabbia della politica e dei social, fossero i medici che vogliono proteggere la vita, come hanno giurato di fare. (Foto: Imagoeconomica) ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

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