Lunedì 16 Marzo 2026

Karla Sofía Gascón, il cortocircuito woke va in scena agli Oscar

Prima era stato celebrato come "prima attrice trans" candidata agli Oscar, ora però è diventato l’imbarazzo del mainstream per le sue affermazioni giudicate razziste e islamofobe. La cultura woke si attorciglia attorno a se stessa

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«Karla Sofía Gascón entra nella storia del cinema, prima attrice trans candidata all’Oscar. L’attrice, a ogni premio, a ogni prima volta che accompagna la sua interpretazione in Emilia Peréz, storce il naso rispetto a quella che considera un’etichetta, ma è anche consapevole anche di quanto siano simbolici certi risultati». L’incipit di questo articolo di Repubblica, pubblicato il 23 gennaio scorso, rende molto bene il clima di commosso giubilo che ha abitato gran parte delle redazioni dei giornali mainstream nostrani di fronte all’ennesimo trionfo della fluidità. La notizia sostanzialmente era questa: un uomo veniva candidato agli Oscar come miglior attrice. In un mondo normale, avrebbe meritato una breve nella rubrica “cose strane dal mondo”, ma avendo già assistito a uomini che vincono concorsi di bellezza o gare di atletica  femminili, anche il cinema si è preso il suo spazio e “Karla Sofía Gascón” si è guadagnato parecchi titoli giubilanti e commenti tipo quello di Arianna Finos «L’interprete madrilena - creatura fisicamente monumentale, dolcissima quanto volitiva – di certo non è una che ha intenzione di invocare la pietà di nessuno, anzi rivendica a voce alta chi è e cosa rappresenta la sua candidatura hollywoodiana nell’era Trump». Nel film, fluidità nelal fluidità, interpreta un avvocato che vorrebbe cambiare sesso. Classe 1972, Karla è in realtà Carlos. Conosce Marisa Gutiérrez, che diventerà sua moglie, quando ha 19 anni e dalla loro unione nasce una bambina, Victoria Elena, che era soltanto un’adolescente quando il padre ha deciso che la sua vera natura era femminile e ha iniziato, a 45 anni suonati, ad assumere estrogeni, a vestirsi e farsi chiamare con pronome e nome femminile, a comportarsi come se fosse una donna. D’altra parte parliamo di un attore. I cui giorni di gloria però sono stati fulminei. Poco dopo le celebrazioni giubilari per la sua nomination, Carlos Gascón è inciampato nello stesso woke che lo aveva trasformato in una bandiera e che con la stessa rapidità lo ha catapultato dalle stelle alle stalle. Il motivo? Una serie di tweet di qualche anno fa considerati “islamofobi”. In uno ad esempio scriveva : «E’ solo una mia impressione o ci sono più musulmani in Spagna? Ogni volta che vado a prendere mia figlia a scuola ci sono sempre più donne con i capelli coperti e con le gonne lunghe fino ai talloni. Il prossimo anno invece dell’inglese dovremo insegnare l’arabo». In un altro, sarcastico, si leggeva: «L’Islam è meraviglioso, senza alcun machismo. Le donne sono rispettate, e quando sono così rispettate viene loro lasciato un piccolo foro quadrato sul viso perché siano visibili gli occhi e la bocca, ma solo se si comporta bene. Anche se si vestono così per il loro divertimento. Che profondo disgusto per l’umanità». E poi ancora: «L’Islam non rispetta i diritti internazionali. Le religioni devono essere bandite finché non rispettano i diritti umani». In realtà, l’astio per la fede andava oltre l’islam: «Sono così stufa di tutta questa merda, dell’islam, del cristianesimo, del cattolicesimo e di tutte le f*****e credenze degli idioti che violano i diritti umani». Esternazioni, queste ultimi, considerate intollerabili per i difensori della libertà d’espressione che hanno trasformato una paladina dei diritti fluidi in una razzista come tante. Lei ha provato a scusarsi e a giustificarsi, rimarcando d'esser parte di una comunità emarginata, ma la dittatura woke non perdona. Nemmeno le sue stesse bandiere. Perché il sesso si può cambiare, ma le opinioni no. (Foto, The Tonight Show Starring Jimmy Fallon, Youtube) ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

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