EMERGENZA NISCEMI
Uomini di fede
Cappellani militari, protagonisti dimenticati
Durante la Grande Guerra confessavano, consolavano, davano l’estrema unzione, scrivevano al posto degli analfabeti. Dialogo con Lorenzo Panizzolo, studioso dei sacerdoti al fronte
02 Febbraio 2026 - 00:05
In un contesto di nichilismo e degrado morale, come quello della Grande Guerra ('15-'18), la storia ci consegna figure tra cielo e terra, capaci di caricarsi sulle spalle quello che viene definito “il lutto di Dio”, e dare o, sarebbe più corretto dire, restituire un senso alla vita. È la fede che si concretizza e si fa storia, cercando di alleviare sofferenze e facendosi intermediaria tra valori e brutale realtà, tra la preghiera e l'agire, tra lo spirito e l'attaccamento alla vita.
Sono le figure dei cappellani militari, colpevolmente, e per certi versi inspiegabilmente, trascurate anche da gran parte della storiografia, considerato il loro ruolo cruciale nella storia della Grande Guerra. Proprio per far meglio conoscere questi protagonisti dimenticati, sul Timone di febbraio il giornalista Dario Pregnolato dialoga con Lorenzo Panizzolo, padovano classe 1951, comandante della polizia locale di Padova ora in pensione e studioso della Grande Guerra e, in particolare, proprio dei cappellani militari.
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