venerdì 21 gennaio 2022
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di Luigi Piras
il Timone N. 212 di Dicembre 2021

Dagospia e la porno informazione

Dal punto di vista quantitativo, come numero di visitatori, Dagospia è uno dei siti d’informazione più importanti d’Italia. Prendendo una delle classifiche di riferimento nel settore, quella di Audiweb, e togliendo voci spurie come TikTok, 3BMeteo o Pinterest, Dagospia è tra i primi 20 siti di notizie più letti. Ma se prendiamo in considerazione il suo peso, ossia la sua influenza nel mondo dell’informazione, il suo posizionamento diventa sensibilmente più alto, superiore a molti big del settore.

Il che è eclatante se si pensa che non si tratta di un’iniziativa nata dal progetto e dagli investimenti di un magnate, di un gruppo editoriale, di qualche realtà associativa capace di mobilitare uomini e risorse, ma dall’estro di un singolo dal curriculum improbabile, Roberto D’Agostino. Nato a Roma nel 1948, figlio di un padre saldatore e di una madre bustaia, D’Agostino si diploma e trascorre gli anni Settanta come impiegato di banca, nella sua vita diurna, mentre fuori dall’ufficio esplora i meandri della Roma post-sessantottina e libertina, coltiva la passione per la musica e il giornalismo. Un personaggio mercuriale, intimo di un nume della critica d’arte come Federico Zeri, rabdomante di mode e tendenze giovanili, che negli anni Ottanta inizia ad apparire in tv ma viene scambiato per una delle tante macchiette dell’intrattenimento (è il “lookologo” di Quelli delle Notte, celebre programma di Renzo Arbore su Rai2). Negli anni Novanta già sembra passato il suo momento, ma nel 2000, nel pieno dell’euforia di internet e della new economy, riappare sulle scene in modo gagliardo con una creatura che si impone rapidamente e, in un certo senso, cambia lo scenario.

Copiando la grafica di un sito corsaro che in quegli anni spopolava negli Stati Uniti, Drudge Report, Dagospia inizia a pascolare nelle praterie lasciate intatte dai grandi organi di informazione….

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