Africa
LA PAROLA DEL GIORNO
Cosa resta del Natale senza Dio
La predica corta della domenica, in gennaio l'omelia di don Massimo Vacchetti.
04 Gennaio 2026 - 00:05
Mia sorella si è trasferita di casa e mi ha fatto dono di alcune cartegloria, ossia tre piccoli quadri che venivano posti sugli altari, una al centro, le due ai lati e che riportano alcune parti della liturgia in Vetus ordo.
Una di queste riporta il prologo del Vangelo di Giovanni, che veniva letto alla fine di ogni Messa e che la Chiesa ci fa ascoltare oggi nel Vangelo. Confesso che in questi giorni – anche a motivo, di aver appese al muro le tre cartegloria, ho pensato più volte a questa pagina e ho avvertito quasi l’esigenza di averla più presente, quasi rileggerla quotidianamente. Avrà pure avuto un senso se la Chiesa, tutti i giorni, per secoli ha letto e meditato quella pagina?
Questa seconda domenica dopo Natale, la celebro in Libano dove la fede religiosa determina in maniera significativa la cultura del paese. La devozione alla Madre di Dio, ad esempio, è fortissima. Per non parlare della devozione a San Charbel, il Santo che non ha fatto altro che cercare Dio e lasciarsi riempire da Dio. Non un Dio astratto, evanescente, ma il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.
Nell’eremo, dove ha vissuto negli ultimi vent’anni della sua vita, è custodita la sua poverissima cella e una cella con l’altare dove celebrava la Santa Messa. La sua giornata era definita dalla celebrazione del Corpo e del sangue di Cristo. E’ un Santo che non ha fatto altro, se non diventare un altro Cristo.
Mi colpisce però anche più semplicemente che ogni albero di Natale, posto nella piazza di ogni città, abbia sempre ai suoi piedi un bellissimo presepe. In Italia, le nostre piazze hanno tutte l’albero, ma senza Gesù. Non solo l’albero, ma tutto ciò di cui il Natale è fatto – addobbi, luminarie… - è senza Gesù come se, Gesù in fondo non contasse.
Il Natale è la festa della pace, della luce, della solidarietà, dell’accoglienza, dei buoni sentimenti. Non penso dappertutto, ma a Bologna e in tante parte d’Italia, celebriamo una festa senza Gesù. Addirittura, nelle strade del centro della mia città le luminarie riportano il testo di Imagine di Jhon Lennon in cui ci si augura di vivere in un mondo senza religione.
Un Natale così, con le renne, Babbi Natale, finti pupazzi di neve, tanti pacchi regali sarà anche magico, pieno di luci e un’atmosfera incantevole, ma è vuoto, disincarnato. Un Natale gnostico e pelagiano in cui la salvezza è frutto dell’impegno coerente di ciascuno con i valori di questi giorni. Questo Vangelo – in principio era il Verbo, e il Verbo
era presso Dio, e il Verbo era Dio (…) e il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi - che la Chiesa prevedeva nella Liturgia, ogni giorno, custodisce l’antidoto alla rarefazione di Cristo e della sua carne.
Un Natale senza Gesù, sarà anche una festa, ma non è il Natale che celebra la nascita di Dio che si fa carne in un bambino che ride, come dice Ungaretti. Un Natale senza Gesù riduce il cristianesimo a buoni propositi e a riflessioni sul consumismo o sulla vita frenetica per cui dovremmo rallentare un po’…Tutti pensieri interessanti e noiosi.
Il Natale è la festa della carne di Dio. San Francesco d'Assisi di cui nel 2026 ricorrono gli 800 anni dalla morte, meglio dalla nascita al Cielo, desiderava che a Natale, i frati mangiassero carne, esortando persino a spalmare le pareti dei conventi di carne per celebrare il mistero di Dio che si fa carne. La carne è lo scandalo del cristianesimo. Caro cardo
salutis diceva Tertulliano. La carne è il cardine della salvezza. La carne di un Dio che viene per stare con noi e rivelarci il volto del Padre.









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