Domenica 25 Gennaio 2026

IL VANGELO DELLA DOMENICA

Gesù li chiama perché si accendano

La predica corta della domenica, in gennaio l'omelia di don Massimo Vacchetti

Gesù li chiama perché si accendano

A Capodanno sono stato in Libano. Per una settimana mi sono mosso dal Nord al Sud visitando le realtà più
belle e anche dolorose di quella terra. Il sud del Libano, al confine con lo Stato di Israele, è sostanzialmente la regione di Neftali di cui parla il Vangelo. E ancora oggi, quella terra a causa dei bombardamenti d’Israele e quelle attorno, penso ad esempio, alla Siria dove i cristiani sono perseguitati e alla sofferenza del popolo iraniano, lì vicino, sono
terre di tenebre perché nell’ombra di morte.

Mi commuovo così a pensare alle parole del profeta Isaia: «Il popolo che abitava nelle tenebre/ vide una grande luce/per quelli che abitavano in regione e ombra di morte / una luce è sorta». Una luce è sorta. Lo zenit è ancora da venire, ma Cristo è risorto e presto estenderà la sua luce anche a quelle terre.

Dopo che Giovanni venne arrestato, Gesù lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafàrnao. Giovanni è il primo che lo ha riconosciuto. Gli ha preparato la strada. Ora, però il suo improvviso arresto e la sua uscita di scena impone o suggerisce a Gesù di trasferirsi da Nazareth a Cafarnao. I traslochi non sono mai semplici. Ne ho fatti molti nella mia vita. Sono stato ormai in diverse parrocchie e so quanto siano complicati. Molti miei amici e anche i miei familiari sono dentro questa condizione. Sono momenti di confusione emotiva perché si devono lasciare affetti, territori, cose, abitudini.

Si perdono un sacco di cose. Se ne ritrovano altrettante. La memoria di ciò che è accaduto può essere una prigione di rimpianto oppure l’occasione per una grande commozione e gratitudine. Da qualunque casa sia andato via, ho pianto per ciò che avevo costruito e che sapevo di lasciare e allo stesso tempo, al netto dell’inevitabile fatica di lasciare il vecchio per il nuovo, ogni trasferimento ha rappresentato un punto di ripartenza e di crescita umana e spirituale. Potrei fare la storia della mia vocazione con la geografia dei posti in cui sono stato.

Una casa, infatti, non è mai semplicemente un tetto sotto cui stare. È una sicurezza e al tempo stesso, può essere una zona di comfort in cui rimanere impigliati. Anche per Gesù accade qualcosa di simile. Esce da Nazareth piccolo e silenzioso borgo che lo ha custodito come un grembo custodisce un bambino, e a Cafarnao, viene alla luce. Una luce è sorta. Quando la luce del mattino sorge chi trova desti? Dei pescatori.

I primi che incontra sono due coppie di fratelli, Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, di ritorno dal lavoro. I loro visi sono ancora avvolti dal buio della notte, le loro mani con cui riparano le reti guastate per la pesca, sono intirizzite dal freddo della
notte. Sono uomini affaticati. L’unica cosa desiderabile dopo una notte di lavoro, nel buio del lago, è rientrare presto a casa, dalle proprie mogli.

Incontrano in quell’alba, il Cristo che come un sole che sorge rischiara il loro sguardo, scioglie tante durezze, libera da tante paure, rende più lieti i volti. «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Gesù chiede a pescatori di essere pescatori di uomini, cioè chiede a ciascuno di continuare a fare la stessa cosa di prima, ma non come prima. Pescatori di uomini. Cosa desidera Gesù mentre chiama queste due coppie di fratelli? Cosa ha in mente? La luce. Li chiama perché vuole che si accendano. Sono uomini tra la notte e il giorno.

Desidera che la loro sequela abbatta definitivamente la notte e irradi il mondo intero di una luce nuova. Gesù vuole che la sua presenza, attraverso volti luminosi vinca le tenebre, scaldi ciò che è gelido, sia speranza per chi è nel lutto e nella disperazione; illumini il futuro, renda più vero il giorno, sia premessa e promessa di pace. Per questo un giorno dirà, guardando i suoi discepoli: “Voi siete luce del mondo”.

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