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NEWS 20 ottobre 2018    di Ermes Dovico

Abusi del clero, indagano i federali. E Viganò risponde a Ouellet

Secondo quanto riferisce la Catholic News Agency, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha notificato dei mandati di comparizione a diverse diocesi della Pennsylvania, «in quella che si ritiene essere una mossa a livello statale delle autorità federali per indagare sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero cattolico». Inoltre, il 18 ottobre, sono arrivate richieste di documentazione a cancellerie appartenenti al Commonwealth.

Un funzionario ecclesiale ha spiegato alla Cna che l’inchiesta riguarda crimini di competenza federale perché attinenti al trasporto di minori attraverso i confini statali, al fine di abusarli, e la produzione e distribuzione di materiale pornografico. Per una delle diocesi sotto indagine, i documenti richiesti risalgono al 2001, come ha chiarito il suddetto funzionario. Il quale, sgombrando il campo dalle speculazioni, ha anche detto che al momento non ci sono elementi per pensare che l’indagine includa anche cospirazioni o coperture istituzionali ricadenti sotto la legge «Rico» (diretta a contrastare il crimine organizzato). Finora, sei delle otto diocesi della Pennsylvania hanno confermato di essere state raggiunte dalle notifiche degli agenti federali: Allentown, Erie, Harrisburg, Philadelphia, Pittsburgh e Scranton.

La notizia dell’inchiesta federale arriva a poco più di due mesi dalla pubblicazione del rapporto del Gran giurì della Pennsylvania, che riguarda sei diocesi (Allentown, Erie, Greensburg, Harrisburg, Pittsburgh e Scranton) e copre un periodo di una settantina d’anni, a partire dal 1947. Quel rapporto include i profili di 301 sacerdoti accusati di aver abusato nel complesso di oltre mille minori, attraverso atti in prevalenza omosessuali («La maggior parte delle vittime erano ragazzi; ma c’erano anche ragazze»). In seguito al report solo due di quei sacerdoti sono stati messi sotto accusa, considerando comunque che molti degli altri ecclesiastici coinvolti sono già morti.

L’indagine del Gran giurì è la stessa che ha fatto finire nell’occhio del ciclone il cardinale Donald Wuerl, vescovo di Pittsburgh dal 1988 al 2006, perché avrebbe permesso ad almeno un prete accusato di abusi di esercitare il ministero sacerdotale. Intanto divenuto arcivescovo di Washington (2006-2018), Wuerl ha lasciato il suo incarico alla guida dell’arcidiocesi il 12 ottobre scorso, dopo che papa Francesco ha accettato la sua rinuncia, presentata tre anni fa, per raggiunti limiti d’età, pur chiedendo al cardinale di agire come amministratore apostolico fino alla nomina del suo successore.

TERZA TESTIMONIANZA DI VIGANO’, CHE RISPONDE A OUELLET

Mentre si allarga il fronte d’indagine della giustizia civile sugli abusi del clero, l’ex nunzio apostolico negli Usa, Carlo Maria Viganò, ha prodotto un’ulteriore testimonianza sul tema, divulgata attraverso i blog dei vaticanisti Aldo Maria Valli e Marco Tosatti. «Testimoniare la corruzione nella gerarchia della Chiesa cattolica», si legge nel nuovo documento di Viganò, «è stata per me una decisione dolorosa, e lo è ancora. Ma sono un anziano, uno che sa che presto dovrà rendere conto al Giudice delle proprie azioni e omissioni, che teme Colui che può gettare corpo e anima nell’inferno». L’arcivescovo scrive di aver prodotto la sua testimonianza (qui e qui i due primi memoriali) nella piena consapevolezza dello sgomento che avrebbe causato in molti, ma che dopo un lungo travaglio interiore ha deciso di parlare «perché è la cospirazione del silenzio che ha causato e continua a causare enorme danno alla Chiesa, a tante anime innocenti, a giovani vocazioni sacerdotali, ai fedeli in generale».

Viganò ricorda in sintesi i punti principali del suo primo memoriale e, replicando alla lettera aperta del cardinale Marc Ouellet, fa presente che quest’ultimo non smentisce mai quanto da lui affermato sul caso McCarrick (l’ormai ex cardinale che ha abusato di seminaristi e giovani preti): «Il cardinale Ouellet ammette le importanti informazioni che ho fatto e faccio, e contesta le affermazioni che non faccio e non ho mai fatto». L’ex nunzio ribadisce che Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, «aveva nei suoi archivi documenti chiave – indipendentemente dalla provenienza – che incriminano McCarrick e relativi ai provvedimenti presi nei suoi confronti, ed altre prove del cover-up [insabbiamento, ndr] riguardo alla sua situazione». Ricordiamo che nel frattempo, secondo un’inchiesta pubblicata lo scorso 26 settembre dal quotidiano online Crux, Ouellet avrebbe consegnato al segretario di Stato, Pietro Parolin, la documentazione in proprio possesso su McCarrick.

In tutta questa vicenda, secondo Viganò, «è un’ipocrisia enorme deprecare l’abuso, dire di piangere per le vittime, e però rifiutare di denunciare la causa principale di tanti abusi sessuali: l’omosessualità. […] È accertato che i predatori omosessuali sfruttano il loro privilegio clericale a loro vantaggio. Ma rivendicare la crisi stessa come clericalismo è puro sofisma. È fingere che un mezzo, uno strumento, sia in realtà la causa principale».

L’arcivescovo respinge le accuse di chi dice che lui voglia fomentare una ribellione contro il papato. E anzi afferma: «Prego ogni giorno per papa Francesco più di quanto abbia mai fatto per gli altri papi. Chiedo, anzi scongiuro ardentemente, che il Santo Padre faccia fronte agli impegni che ha assunto. Accettando di essere il successore di Pietro, ha preso su di sé la missione di confermare i suoi fratelli e la responsabilità di guidare tutte le anime nella sequela di Cristo, nel combattimento spirituale, per la via della croce. Ammetta i suoi errori, si penta, dimostri di voler seguire il mandato dato a Pietro e, una volta ravvedutosi, confermi i suoi fratelli (Luca 22,32)». Dunque, non chiede più che papa Francesco «si dimetta». Infine, rivolge un ultimo appello a sacerdoti e vescovi: «Anche voi siete di fronte ad una scelta. Potete scegliere di ritirarvi dalla battaglia, continuare nella cospirazione del silenzio e distogliere lo sguardo dall’avanzare della corruzione. […] Oppure, potete scegliere di parlare. Fidatevi di Colui che ci ha detto, “la verità vi renderà liberi”. Vi esorto a considerare quale scelta sul letto di morte e davanti al giusto Giudice non avrete a pentirvi di aver preso».


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