giovedì 24 settembre 2020
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NEWS 7 gennaio 2020    di Raffaella Frullone
Ai Golden Globes il comico Gervais sbertuccia Hollywood

Fa notizia quasi quanto il trionfo del regista San Mendes con il suo film drammatico 1917 e perfino dell’esclusione di Scorsese. Almeno su Twitter, dove migliaia di utenti hanno rilanciato il monologo di Ricky Gervais, comico e per la quinta – e ultima – volta presentatore dei Golden Globes. Un soliloquio politicamente scorretto in cui non ha risparmiato nessuno. Da Leonardo di Caprio, bacchettato per le sue partner sempre più giovani, a Martin Scorsese, di cui è stata sottolineata non troppo elegantemente la bassa statura, fino al mondo del cinema in generale, colpito nell’ipocrisia della sua pretese di superiorità morale.

«Moriremo tutti presto, e non c’è sequel» ha esordito per poi infierire ulteriormente: «Apple è entrata nel mondo delle serie TV con The Morning Show, un superbo dramma sull’importanza della dignità e sul fare la cosa giusta, realizzato da un’azienda che gestisce “le fabbriche di sudore” in Cina».

E poi ancora, rivolgendosi alle star presenti in sala:  «Le aziende per cui lavori, incredibile… Apple, Amazon, Disney. Se l’Isis avviasse un servizio di streaming, chiamereste il vostro agente [per lavorare con loro], vero?». Ma il climax è stato raggiunto alla fine, quando non le ha mandate a dire: «Quindi, se stasera vinci un premio, non usare questo palco per fare un discorso politico. Non siete nella posizione di dare lezioni al pubblico su nulla. Non sapete nulla del mondo reale. La maggior parte di voi ha passato meno tempo a scuola di Greta Thunberg. Quindi, se vincete, venite su, accettate il vostro piccolo premio, ringraziate il vostro agente e il vostro dio e levatevi di torno».

Non che Gervais abbia un profilo esattamente contro il mainstream: convintamente ateo, irriverente, in occasione dell’approvazione, nel Regno Unito, del cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso si era schierato apertamente a favore, parlando di «vittoria per tutti» e ieri notte non ha risparmiato una pesante stoccata alla Chiesa. Nonostante questo, solo qualche giorno fa era tornato a sfidare il politicamente corretto: «Alla gente piace l’idea della libertà di parola finché non sente qualcosa che non gli piace. È una buona cosa non essere razzisti, sessisti e omofobi. Ma non è una buona cosa non avere il permesso di fare battute su queste cose, perché puoi raccontare una barzelletta sulla razza senza essere razzista».

Come ha reagito Hollywood di fronte alle provocazioni del comico britannico? Qualcuno, inquadrato in diretta, era visibilmente imbarazzato, qualcun altro ha abbozzato, c’è anche chi si è lasciato scappare una risata, ma a parte questo, le sue parole, pronunciate a inizio serata sono completamente state ignorate.

Joaquin Phoenix, premiato come migliore attore per Joker, ha fatto appello ai suoi colleghi chiedendo di fare di più per combattere «questo clima impazzito», e ha espresso apprezzamento per il menu della serata, interamente vegano, innaffiato da champagne rigorosamente vegan friendly. E poi ancora Kate McKinnon, star di Saturday Night Live,  presentando il premio alla carriera a Ellen DeGeneres, la prima diva tv a fare il cosiddetto coming out sul piccolo schermo, ha spiegato: «Se non l’avessi vista in televisione, non sarei qui. Avrei pensato che una donna lesbica o un gay non avrebbe mai potuto andare in tv. Avrei pensato che  forse non avevo neanche diritto a esistere».

Insomma, non si può certo dire che Gervais non conoscesse i suoi polli, e sebbene il suo appello sia caduto nel vuoto, in molti il giorno dopo lo hanno sottoscritto e rilanciato, come a voler segnare ancora una volta le distanze tra le elite e il paese reale. Scrive il giornalista britannico Piers Morgan: «Ricky Gervais ha dato un calcio glorioso “nei globi” agli ipocriti che vantavano le virtù di Hollywood mostrandoli per come sono: un gruppo di ciarlatani dalla doppia faccia senza vergogna».


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