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NEWS 23 agosto 2018    di Giulia Tanel
Anna Kolesarova sarà beata: martire per la purezza

Anna Kolesarova, contadina slovacca sedicenne uccisa settant’anni fa da un soldato sovietico ubriaco per aver resistito a un tentativo di stupro, sarà beatificata il primo di settembre a Lokomotiva dal cardinale Giovanni Becciu, prefetto della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi.

Nata il 14 luglio 1928 vicino all’attuale confine tra Slovacchia e Ucraina, a 13 anni rimase orfana di madre; da quel momento, riporta il Catholic Herald, «assunse le funzioni domestiche e frequentò regolarmente la Messa e il Rosario con suo padre e suo fratello maggiore. Quando l’Armata Rossa prese il suo villaggio il 22 novembre 1944, i testimoni dichiararono che Kolasarova aveva indossato l’abito nero di sua madre per mascherare la sua giovinezza e si era rifugiata in cantina. Quando un soldato ubriaco era entrato in casa chiedendo di trovare del cibo, Kolesarova si era liberata dal tentativo di violenza. Le spararono due volte in testa davanti a suo padre e ai suoi vicini».

Sepolta frettolosamente, una settimana più tardi padre Anton Lukac ne celebrò il funerale, durante il quale affermò che la giovane «aveva ricevuto la confessione e la comunione prima della sua morte e che aveva fatto un “sacrificio di santa purezza”». Si è dunque di fronte alla testimonianza di una martire, simile alla nostra Santa Maria Goretti.

L’arcivescovo di Kosice, Bernard Bober, interrogato dal Catholic News Service ha affermato che la giovane «incarna il fedele laico che vive nella sua famiglia, riceve regolarmente i sacramenti, prega il rosario e si avvicina a Dio attraverso le buone opere. La sua eroica testimonianza, attinta da una vita spirituale sincera, è qualcosa a cui ogni cattolico e credente può ambire». E la storia della Kolesarova, in un contesto nel quale la purezza spesso non viene più considerata un valore, offre una testimonianza molto forte, soprattutto per i giovani. Non è quindi un caso il fatto che siano stati proprio loro a saperne cogliere con slancio la “reputazione di santità”, assumendola a modello di vita. Anche se, come non ha mancato di sottolineare l’arcivescovo Bober, quello della sedicenne è «un messaggio non limitato alle generazioni più giovani, bensì che può muovere tutti i fedeli».

Fin dagli anni Cinquanta il padre gesuita Michal Potocky aveva iniziato a raccogliere segretamente testimonianze sulla vita della Kolesarova e, dopo il crollo del comunismo nel 1989, la sua tomba era diventata un luogo di pellegrinaggio. Nel luogo dove è seppellito il corpo di Anka, c’è una pietra con la scritta: MEGLIO LA MORTE DEL PECCATO. Ora la Chiesa è pronta a farla beata, in quanto è accertato che la sedicenne – come riporta una lettera pastorale redatta dalla Conferenza episcopale slovacca e letta nelle chiese il 19 agosto – «era “pienamente consapevole, nonostante la giovane età” di ciò che l’attendeva, e aveva istintivamente “seguito la voce della coscienza” piuttosto che “avere tempo” pensare e filosofare”».

Tra pochi giorni, quindi, noi tutti avremo una nuova beata cui affidarci personalmente e cui affidare il grande e delicato tema della purezza e della castità, che le cronache attuali – purtroppo anche interecclesiali – ci dicono essere uno dei punti sul quale la fragilità umana cade con sempre maggiore frequenza.

(il video è in lingua slovacca, ma riporta in immagini una ricostruzione dei fatti)


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