venerdì 22 gennaio 2021
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NEWS 6 agosto 2020    di Andrea Zambrano
Beirut brucia, ma gli aiuti arrivano dai cristiani liberi

Non sappiamo ancora se la terribile esplosione di Beirut sia un atto terroristico o solo un incidente, un fatto doloso o colposo, ma sappiamo che dove c’è un’emergenza, è là che trovi sempre i cristiani. Caritas e Chiesa maronita sono in prima fila in queste ore per prestare soccorso e soprattutto offrire con le loro strutture pasti e un tetto agli oltre 3000 sfollati che da ieri pomeriggio si sono ritrovati con la casa letteralmente sventrata dall’onda d’urto dell’esplosione partita dal porto e arrivata a oltre dieci km di distanza.

È il segno più bello che laddove la libertà di culto è garantita e la religione rispettata, ecco che troviamo i cristiani all’opera pronti a mettere a disposizione le proprie strutture per la popolazione.

Photo: Padre Mahfouz

Questo accade in Libano, che è un Paese dove sostanzialmente si tutela la grande minoranza cattolica presente nel Paese come conferma al telefono in queste ore concitate al Timone Padre Hedy Mahfouz, responsabile e assistente generale dell’ordine Ordine Libanese maronita, presente anche a Roma.

Lo troviamo a Beirut con non poca difficoltà dato che le comunicazioni si interrompono spesso:

«Abbiamo messo a disposizione tutte le case che abbiamo nel paese per gli sfollati. Il nostro ordine ha tante abitazioni e conventi,  i nostri monaci ci stanno dicendo in queste ore che hanno attrezzato e sono pronti per aprire le porte di casa a chi è in difficoltà e ha bisogno di un tetto. Da una prima stima del governo si parla di circa 3000 sfollati, ma il numero è destinato a salire ancora».

Padre Hedy ha paragonato l’esplosione di ieri a un terremoto, nella percezione e negli effetti: «E’ una scena apocalittica, so di non usare un eufemismo, ma bisogna che l’Occidente sappia che è arrivata al culmine di un anno drammatico dopo una situazione economica disastrosa e dopo tante agitazioni sociali e politiche».

Il timore è anche quello delle ricadute sanitarie: «Si teme tanto che le sostanze chimiche uscite con l’esplosione danneggino i polmoni di quelli che hanno già problemi o il cuore e rimangano nell’aria in un raggio grande per una settimana».

Il timore più grosso però è quello della destabilizzazione sociale che un evento del genere potrebbe contribuire ad aggravare. Anche alla luce del fatto che quando disordini e rivoluzioni prendono piede, a farne le spese è sempre la libertà religiosa: «La libertà religiosa in Libano è garantita – spiega – ma quello che temiamo in questo ultimo anno è che il volto del Libano stia cambiando a livello culturale. Ad esempio, abbiamo paura che le scuole private, che sono prevalentemente cattoliche non possano essere tutelate come prima e così anche le Università cattoliche. Tutto il volto del Libano sta cambiando a causa della grande crisi economica e finanziaria che il Paese sta attraversando. Ma abbiamo fede, tanta fede nel Signore che è Signore anche della storia, noi preghiamo e ci affidiamo a lui, grati anche delle preghiere e degli aiuti che arrivano dall’Italia».

Però i cristiani ci sono. Come dimostra anche l’impegno di Caritas Libano che ha lanciato un piano di emergenza coordinato dal segretariato generale di Caritas Internationalis per assistere immediatamente le vittime.

Photo: Rita Rhayem

«La situazione è critica e questa è la prima volta che affrontiamo un’emergenza di tale portata. La situazione è apocalittica, ma noi non ci fermiamo e andiamo avanti per aiutare tutte le persone in difficoltà», sottolinea Rita Rhayem, direttore di Caritas Libano. «Vi sono molti morti e molti feriti, e da un punto di vista sanitario il quadro probabilmente peggiorerà rapidamente a causa degli effetti dei gas tossici. Caritas Libano si sta preparando a questa eventualità, ma i nostri centri sanitari non hanno mezzi per affrontare una simile evenienza e le operazioni di salvataggio sono rese ancora più difficili dalla mancanza di elettricità».

Photo: Padre Michel Abboud

Il presidente di Caritas Libano, padre Michel Abboud dice però che «non abbiamo nulla per aiutare la popolazione. Beirut è devastata e siamo totalmente sopraffatti dalla portata degli eventi».

«I nostri volontari si sono mobilitati immediatamente per individuare ed assistere i feriti, che vengono ricevuti nei nostri centri di assistenza primaria purtroppo già sopraffatti ed incredibilmente affollati, così come gli ospedali. Manca qualsiasi cosa, compreso il cibo per sostenere la popolazione colpita».


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