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NEWS 1 dicembre 2020    di Redazione

Il cardinale Pell parla degli scandali vaticani: “La festa non è finita”

Il porporato australiano ha concesso la prima intervista da quando è tornato a Roma all’Associated Press. Pell lasciò il Vaticano nel 2017 per andare in tribunale in Australia a difendersi dalle accuse di pedofilia: condannato, imprigionato per oltre 400 giorni, è stato poi assolto dalla Corte suprema australiana. È quindi tornato a Roma, senza ricoprire più un ruolo in Vaticano, nelle stesse ore in cui il Papa licenziava il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto agli Affari generali della Segreteria di Stato con il quale Pell aveva più volte polemizzato. Il suo commentò alla vicenda fu netto: «Spero che l’opera di pulizia continui sia in Vaticano che a Victoria», lo Stato australiano dove è stato condannato.

Pell ha parlato con l’AP prima della pubblicazione, che avverrà il 15 dicembre, del primo volume del suo libro di memorie dal carcere, Prison Journal, in cui racconta i primi cinque mesi dei 404 giorni trascorsi in isolamento a Melbourne. Nel diario della prigione, Pell riflette sulla natura della sofferenza, sul papato di Papa Francesco e sulle umiliazioni dell’isolamento mentre si batteva per riabilitare il suo nome per un crimine che insiste di non aver mai commesso. Potete leggere un’anteprima del libro, rilasciata in esclusiva per l’Italia al Timone e pubblicata sul numero uscito in ottobre.

Nel libro, Pell fa ripetutamente riferimento ai suoi tre anni in Vaticano e al tentativo di imporre standard internazionali di contabilità, bilancio e trasparenza alla burocrazia notoriamente isolata della Santa Sede, dove i prefetti custodiscono il denaro, il territorio e il potere come feudi. Pell, con la sua sensibilità australiana piuttosto brusca e senza fronzoli, si è scontrato spesso con la vecchia guardia italiana del Vaticano mentre cercava di controllare i beni e le spese.

Pell spiega che quando fu messo a capo della Segreteria per l’Economia sapeva che sarebbe stato tutto «un po’ caotico», ma «non ho mai, mai pensato che sarebbe stato uno spettacolo in technicolor come è stato». E aggiunge: «Non pensavo che ci fosse così tanta criminalità coinvolta». L’ex capo dell’Economia della Santa Sede e il suo avvocato hanno ipotizzato un possibile collegamento fra la resistenza che incontrò in Vaticano e la sua partenza obbligata per il processo in Australia: «Spero per il bene della Chiesa che non ci sia nulla del genere», dice oggi. «Alcuni australiani, alcuni miei famigliari mi hanno detto: “Beh, se la mafia ti perseguita, o perseguita qualcun altro, è un conto. Ma è un po’ peggio se queste cose vengono da dentro la Chiesa”». Pell, tuttavia, conclude dicendo di non essere sicuro se ci sia un simile collegamento: «Ma penso che lo scopriremo, se c’era o non c’era. Di certo la festa non è finita».


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