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NEWS 22 Novembre 2021    di Maurizio Botta

Ci salverà Cappuccetto Rosso

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo uno stralcio del libro di padre Maurizio Botta, Ritorna il Re, Esd, pag. 192, € 13,00. Il sottotitolo dice bene il contenuto: la libertà del vero e la dittatura del politically correct

Un americano di Chicago, James Finn Garner, nel 1994 ha avuto l’idea di riscrivere le vecchie favole alla luce del politically correct, pubblicando il libro Fiabe della buonanotte politicamente corrette, in cui i bimbi imparano che Cappuccetto Rosso, la nonna  e il lupo hanno fondato «una famiglia alternativa basata sul reciproco rispetto, sulla cooperazione, e hanno vissuto insieme nel bosco felici e contenti».

Anche il lupo che insidiava i tre porcellini, in fondo, era un bravo diavolo. Viveva in armonia con i piccoli suini e con l’ambiente circostante. Era vegetariano ed ecologista. Usava materiali non importati e con questi aveva costruito una bella casa  per sé e per i tre porcellini.

Il libro che era stato respinto da una ventina di editori, è stato pubblicato ora da Macmillan ed è entrato subito nella lista dei best seller. E anche se è stato scritto con un fondo di ironia, viene da pensare che molti genitori lo acquistino per evitare ai loro bambini i pensieri “politicamente scorretti” attizzati dalle fiabe nella loro versione orginale. Cappuccetto Rosso, per esempio, diventa una bimba risoluta e femminista che andava nella casa delle nonna con un grande cesto pieno di frutta e di acqua minerale, «non perché fosse un lavoro da donna, badate bene, ma perché era generosa e voleva infondere un senso di solidarietà».

Molta gente credeva che il bosco fosse un posto pericoloso e non vi aveva mai messo piede. Cappuccetto Rosso, invece, era talmente fiduciosa «nella sessualità in erba da non lasciarsi intimidire dalla ovvia valenza freudiana». Il lupo non più cattivo, dal canto suo, godeva di uno status al di fuori della società che lo lasciava libero di non adeguarsi ai «canoni conformistici della civiltà occidentale». Poteva indossare la cuffia della nonna perché non era ostacolato «da nozioni rigide e tradizionaliste su ciò che è maschile e femminile».

Il libro intero è scritto con un linguaggio depurato da ogni possibile rischio di offesa agli animali, alle minoranze etniche, ai bambini, ai poveri, pardon, agli «economicamente svantaggiati», ai nani, anzi «ai verticalmente svantaggiati», che possono aspirare all’amore di Biancaneve su un piano di parità con il bel principe azzurro. Non è difficile, così, capire gli ostacoli e le difficoltà di chi deve muoversi nel campo minato della “correttezza politica”:

E invece io sono convinto che nelle favole tradizionali, così come ci sono state tramandate, viga un senso di pietas e di stima nei confronti di un passato molto distante dalla presunzione della modernità. Perché uno dei problemi odierni è anche il malcelato senso di superiorità che abbiamo nei confronti di chi ci ha preceduto, quasi che il fatto di possedere un cellulare o un tablet ci renda migliori e più intelligenti di chi aveva solo carta e penna e tanta immaginazione da scrivere favole così belle.

In Inghilterra hanno fatto un sondaggio da cui è emerso che un genitore su quattro, la sera, evita di leggere ai bambini le fiabe tradizionali (Hansel e Gretel, Cappuccetto Rosso, Biancaneve) perché potrebbero impressionarsi troppo e perché le reputa politicamente scorrette: troppe cattiverie, troppe idee chiare e forti. (…) Per fortuna tre persone su quattro ancora ritengono che le favole tradizionali possano contenere messaggi educativi e veicolare principi morali, ben più delle storie per bambini di nuova generazione.

Fiabe classiche, con i buoni che trionfano sui cattivi anche dopo eventi tragici e violenti – dal lupo che mangia una nonna e una bambina a una vecchina che cerca di mettere in forno due fratellini mollati dal padre per debolezza nei confronti di una perfida matrigna -, lasciano spazio alla fantasia, alla gestione della paura, alle infinite congetture dei piccoli nello sforzo di elaborare codici morali.

Quindi resto convinto che leggere integralmente le fiabe resti uno degli ultimi atti di resistenza intellettuale e culturale. (…)


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