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NEWS 18 gennaio 2021    di Redazione

Corrispondenza d’amore vero, tra Pietro e Teresa

Nel libro Lettere di amore vero (Ed. Ancora, 2020) è ricostruito e raccontato il carteggio tra Pietro Pizzicannella e Teresa Ducci. Questi due giovani di Genzano di Roma si sono scritti ben 432 lettere durante i 5 anni del loro fidanzamento, dal 1928 al 1933. Un altro mondo, quello di «come ci si amava ai tempi dei nostri nonni», come recita il sottotitolo di copertina. L’autore di questa raccolta pensata e ben compaginata è Walter Muto, insegnate e musicista, oltreché scrittore e occasionalmente collaboratore di varie testate giornalistiche. L’autore completa l’opera di uno dei figli della coppia, Giovanni, che da frate ha trascorso molto tempo per mettere insieme le lettere, ma che ha dovuto poi interrompere il lavoro bruscamente a causa di una morte prematura, avvenuta pochi giorni prima di compiere 46 anni.

Pubblichiamo un breve stralcio dal capitolo di avvio di questa stupenda avventura d’altri tempi che merita di essere scoperta piano piano, per imparare che non sono i tempi ad essere cambiati, ma forse siamo noi ad essere sordi alla voce di chi ama senza posa guardando all’Amore.

Di Walter Muto

Nel memorandum funebre di Pietro venne riportato un breve passo di una lettera a Teresa, scritta il 9 luglio 1930. In una lettera precedente, Teresa nel suo stile semplice, aveva manifestato al fidanzato un pensiero iperbolico, quasi assurdo, come sa essere assurda ed iperbolica la fede più schietta. Teresa si sta chiedendo come fare ad essere sempre in perfetta armonia, quando i pareri intorno ad una questione siano diversi. Il suo assunto è formidabile:

«Ecco; se i due pareri si riconoscono ugualmente buoni, ma diversi, allora faremo a gara per esser primi ad accettar volentieri il parere dell’altro». (Lettera di Teresa a Pietro – 8 luglio 1930)

Ed ecco il passo della lettera di Pietro, in risposta a questa affermazione di Teresa, riportata (penso, ad opera dei figli), anche sul suo bigliettino funebre.

«Se ieri ero solamente soddisfatto, oggi posso dire che sono veramente felice. E ben venga quel giorno in cui tu potrai condurmi (indietreggiando) a rimirare le mete già da te altre volte conquistate. Mi porterai lassù dove meglio si respira, dove meglio si impara, dove più sicuramente si può sperare sulla bontà di Dio. Ed io ti seguirò, con il cuore commosso, ti seguirò perché mi hai tanto amato, perché mi hai voluto sempre bene». (Lettera di Pietro a Teresa – 9 luglio 1930)

Queste sono due delle lettere che riporterò integralmente. Appartengono alla corrispondenza avvenuta nel 1930, anno particolarmente intenso, alla fine del quale, da inizio febbraio al primo dicembre, si conterà il numero impressionante di 188 lettere.

E nel concludere questa introduzione, mi pare che una frase possa essere la chiave per aprire la porta di questo affascinante viaggio fra le intense lettere dei due fidanzati cristiani. Sempre contenuta nella lettera di Teresa dell’8 luglio, una frase fece trasalire Pietro, che addirittura le chiederà dove l’avesse scovata, pensando che non fosse farina del suo sacco. Ed invece lo era proprio, a dimostrare una fede semplice quanto salda, ben ancorata nella certezza di essere nelle mani di un Altro: «Vivere d’un solo pensiero in questa vita, godere d’una sola felicità nell’altra».

Sulla scorta di questi brevi assaggi possiamo ora incominciare il nostro percorso, come quando vediamo una foto, una cartolina del posto dove vogliamo recarci, o meglio come quando ascoltiamo il preludio di una ricca sinfonia che invita ad ascoltare il resto. Spero che la storia di questi due giovani possa catturare chi decida di addentrarvisi.


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