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NEWS 4 gennaio 2021    di Redazione

Epifania di fuoco al Congresso Usa: 11 senatori contestano vittoria Biden

Saranno dieci i senatori repubblicani che nella sessione del 6 gennaio del Congresso, quella che dovrebbe ratificare l’elezione a presidente Usa di Joe Biden, si apprestano a contestare il risultato elettorale dello scorso 3 novembre. L’obiettivo è quello di chiedere l’istituzione di una commissione per un controllo di emergenza di 10 giorni sui risultati delle elezioni negli Stati dove il voto tra Joe Biden e Donald Trump è contestato.

Intanto il Washington post ha pubblicato l’audio di una telefonata avvenuta sabato scorso tra Trump e il presidente delle Georgia, Brad Raffensperger, in cui il presidente in sostanza chiede il ricalcolo dei voti evidenziando frodi nelle operazioni elettorali, ma Raffensperger, dello stesso partito di Trump, rimanda al mittente le pressioni: «No signor Presidente non ci sono state irregolarità».

Tornando all’iniziativa dei dieci senatori, come riporta la testata Politico, «il movimento è guidato dal senatore Ted Cruz (Texas, foto a fianco)». Con lui hanno firmato la nota i senatori James Lankford, Steve Daines, John Kennedy, Marsha Blackburn e Mike Braun e i senatori eletti Cynthia M. Lummis, Roger Marshall, Bill Hagerty e Tommy Tuberville.

«La frode elettorale ha rappresentato una sfida sempre presente nelle nostre elezioni», hanno scritto in una nota i dieci, «sebbene la sua ampiezza e portata siano contestate. (…) In ogni caso, le accuse di frode e irregolarità nelle elezioni del 2020 superano qualsiasi altra nella nostra vita».

L’iniziativa si unisce a quella solitaria già annunciata qualche giorno fa da un altro senatore repubblicano, Josh Hawley. «Non posso certificare i risultati elettorali il 6 gennaio, senza sollevare il fatto che alcuni stati, in particolare la Pennsylvania, non hanno seguito le loro stesse leggi elettorali», si legge nella dichiarazione diffusa mercoledì 30 dicembre da Hawley.

All’azione dei senatori sarebbe pronta ad aggiungersi l’opposizione all’elezione di Biden di 140 membri repubblicani della Camera dei Rappresentanti. Ma il partito repubblicano è spaccato, tanto che l’iniziativa di Haley era stata contestata dal leader della maggioranza ‘Gop’ al Senato, Mitch McConnell.

La legge statunitense prevede che se un membro del Congresso solleva obiezioni sul verdetto del collegio elettorale, entrambe le Camere debbano discutere e poi votare l’obiezione. In questo caso ciascun ramo del Congresso dovrà riunirsi e avrà due ore di tempo per decidere se approvare o meno il risultato dello stato in questione. Perché il risultato sia rigettato occorre che Camera e Senato siano d’accordo. Se la Camera a guida democratica non fosse d’accordo, allora il vicepresidente Mike Pence potrebbe esprimere un voto di rottura e rimandare al processo di contingent election, «elezione per contingenza», in cui il Presidente è deciso dalla Camera dei Rappresentanti. In pratica sarebbe la Camera a dover nominare il nuovo inquilino della Casa Bianca, però non in base alla maggioranza dei seggi (che è in mano ai democratici), ma delle preferenze delle delegazioni statali (per ogni stato un voto), dove sono i repubblicani ad essere in vantaggio essendone andati a Trump 26 su 50.

Per la maggioranza dei commentatori si tratta di fantapolitica, anche perché tra i Repubblicani sono molti a frenare queste iniziative in quanto il partito ne verrebbe fuori irrimediabilmente spaccato, e quindi non è escluso che lo stesso Senato bocci la mozione di una commissione sollecitata da Cruz e gli altri. Però quest’anno l’epifania, che tutte le feste si porta via, potrebbe riservare una sorpresa in più nella calza della Befana. In ogni caso l’unica epifania che conta davvero, quella di Nostro Signore, è garantita.


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