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NEWS 20 Luglio 2022    di Federica Di Vito

«Essere pro aborto non richiede che si abbandoni la propria fede»

Quando si comincia a far leva sulla fede per parlare di aborto c’è qualcosa che non va. E quando a farlo è la vice presidente degli Stati Uniti Kamala Harris, ampiamente nota per il suo sostegno agli attivisti pro aborto, c’è da preoccuparsi. Da vera esperta di teologia morale, lunedì la Harris ha intavolato un discorso davvero inclusivo, come piacerebbe chiamarlo ai più.

La Harris ci spiega infatti che non si deve necessariamente rinnegare la propria fede per sostenere l’aborto. Per ben due volte, prima alla convenzione nazionale NAACP ad Atlantic City e poi durante una tavola rotonda sui diritti riproduttivi con i legislatori dello stato del New Jersey, ha affermato che «le persone non devono abbandonare la propria fede per sostenere l’aborto legalizzato» aggiungendo che l’America deve proteggere la «libertà di una donna di prendere decisioni sul proprio corpo».

Quindi, se abbiamo capito bene, dovremmo tenere insieme gli anni di esperienza del Magistero, la sapienza di scritti come l’Humanae Vitae o le catechesi sulla teologia del corpo di san Giovanni Paolo II e l’aborto legalizzato? Penso che chiunque, vedendo le due cose poste sullo stesso piano, storcerebbe il naso. Ma la Harris ci insegna che non c’è nulla di male, perché in fondo «si richiede solo di essere d’accordo sul fatto che il governo non dovrebbe prendere quella decisione per la donna».

Forse sarebbe giusto stare al proprio posto, tanto più perché siamo semplici creature. Di questo spesso se ne dimenticano i potenti, che invece promulgano «leggi che, disattendendo la dignità della persona, minano il tessuto stesso della società», per usare le parole di san Giovanni Paolo II nella sua enciclica Evangelium Vitae. Come l’ha definito di recente papa Francesco, l’aborto non è altro che un «omicidio con sicario» e per questo la Chiesa, e con lei ogni credente, seppure non restringe «la portata della misericordia», dice il Catechismo, deve però «chiarire la gravità del delitto commesso, il danno irreparabile arrecato all’innocente messo a morte, nonché ai genitori e tutta la società».

Cara Harris, se la fede non c’entra con la vita umana e le scelte che la riguardano, di che cosa dovrebbe occuparsi? La prossima volta, prova perlomeno a sfogliare il Catechismo, prima di parlare di “credo personale”. 

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