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NEWS 11 Gennaio 2022    di Redazione

Eutanasia, la Spagna fa il primo bilancio, l’Italia si prepara alla battaglia

Mentre il mondo, soprattutto occidentale, a parole dice e ripete come un mantra di voler salvare a tutti costi vite, dal Covid, si intende, l’eutanasia avanza nell’indifferenza generale. Tra i “traguardi” raggiunti nel 2021 dalla vicina Spagna c’è prprio la legalizzazione dell’eutanasia, avvenuta il 25 giugno scorso, e dunque come per ogni cosa, sei mesi dopo scatta il primo bilancio.

Sono stati cinquanta in tutto i casi nel Paese, centotrenta le richieste.  Secondo i dati forniti da alcune regioni, nella maggior parte dei casi sono persone affette da malattie neurodegenerative o oncologiche ad aver chiesto di poter morire tramite eutanasia. Sempre secondo i dati in Catalogna sei ricorrenti su 53 sono morti prima della fine della procedura, che può durare fino a 41 giorni.

Nei Paesi Baschi, sette dei 13 pazienti sottoposti a eutanasia soffrivano di malattie croniche invalidanti come la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla o la distrofia muscolare, mentre gli altr soffrivano per un cancro ormai giunto alla fase terminale. Anche in questo caso più della metà di coloro che ha chiesto l’eutanasia è morto prima che la procedura potesse essere completata. Secondo  il ministero regionale della salute, i pazienti che hanno richiesto la morte assistita avevano un’età compresa tra i 45 e gli 89 anni, ed erano per la maggior parte uomini.

Circa il 2% degli operatori sanitari si è dichiarato obiettore di coscienza, dato questo che ha portato le organizzazioni pro eutanasia dell’Ansalusia a dichiarare che il diritto del cittadino a morire non viene ottemperato. Per contro il capo dell’unità di cure palliative dell’ospedale della Fundacja im. Jimenez Diaz e membro del Comitato spagnolo di bioetica, Alvaro Gandara, ha dichiarato che non c’è trasparenza nell’accesso a tali dati nemmeno per le scuole di medicina.

Si continua a discutere dunque, e si muore anche. E come la storia insegna una volta che il forellino è fatto, viene giù tutta la diga, non per niente è degli scorsi giorni la notizia che arriva dalla Colombia e che vede un uomo di 60 anni, Victor Escobar, essere uno dei primi latinoamericani ad chiedere ed ottenere l’eutanasia senza essere malato terminale.  Lui stesso ha dichiarato di aver voluto “aprire una porta” e ha dichiarato di aver portato avanti una battaglia . legale per “morire dignitosamente”. Il mantra è sempre quello, la dignità, supposta e sbandierata ovviamente, mai quella riconosciuta nel sofferente.

Il copione lo conosciamo e lo aspettiamo al varco anche nel nostro Paese. Il referendum per la depenalizzazione del suicidio assistitio è l’arma che i Radicali – col vento a favore dei media e l’appoggio in sordina della politica – useranno per aprire le porte all’eutanasia e bisognerà essere pronti a respingere l’attacco. Da poco è stato istituito il Comitato per il No all’Omicidio del Consenziente, la battaglia è ormai e alle porte, ma la sensazione è che ci vorrà molto di più per arrestare la marea.


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