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NEWS 29 luglio 2021    di Valerio Pece

In Francia è la fine della scuola parentale, a proposito di “liberté”

Dopo un aspro dibattito durato sette mesi – con un testo rimbalzato tra Camera, Assemblea nazionale e Senato – il 23 luglio scorso il disegno di legge “anti-separatista” è stato approvato dal Parlamento francese. 49 voti favorevoli, 19 contrari e 5 astenuti.

Si tratta di un pacchetto legislativo mirato a rafforzare «il rispetto dei principi della Repubblica» al fine di tenere sotto controllo estremismo e l’islam radicale (il disegno di legge è stato presentato a dicembre, dopo che la Francia è stata colpita da una serie di attacchi, tra cui l’accoltellamento dell’insegnante Samuel Paty). Nello stesso tempo è innegabile come lo stesso provvedimento si sia trasformato in una ghiotta occasione per dichiarare guerra totale all’homeschooling.

Un articolo “cavallo di Troia”

Se la nuova legge punta a vietare (giustamente) poligamia, matrimoni forzati, rilascio di certificati di verginità, attraverso un articolo inserito del tutto strumentalmente, il 21 (da qui il lancio dell’hashtag #2021sansarticle21), il popolo francese rischia seriamente di perdere l’ennesima sua libertà costituzionalmente garantita: quella relativa alla scelta educativa per i propri figli. Il testo definitivo sarà promulgato dal Presidente della Repubblica entro 15 giorni dal voto in Parlamento, se non interverrà a dichiararlo incostituzionale il Consiglio costituzionale.

Senza irrituali stop, quindi, l’abolizione del sistema dichiarativo di educazione familiare (IEF, Instruction En Famille) verrà sostituito da un sistema di autorizzazione preventiva, subordinata a condizioni tanto rigorose quanto soggettive, privando di fatto 62.398 bambini (cifra più che triplicata rispetto soltanto all’anno scolastico 2010-2011) di una modalità di insegnamento perfettamente legale e regolarmente monitorata dai servizi dello Stato.

La resistenza eroica della Fondation pour l’école

In un duro e dettagliato comunicato stampa, la Fondation pour l’école (dal 2008 fondazione riconosciuta di pubblica utilità), oltre ad informare di aver già presentato una memoria scritta presso il Consiglio costituzionale al fine di chiedere l’annullamento della legge, ha ricordato che il voto del 23 luglio è stato ottenuto in spregio di «numerosi avvertimenti e obiezioni delle nostre istituzioni». Nel Comunicato si legge che «un primo parere del Consiglio di Stato su questa legge, modificato all’ultimo minuto su pressione del governo, era nettamente contrario all’abolizione dell’IEF». In effetti anche Le Figaro, il più longevo quotidiano francese, aveva esplicitamente parlato di un Consiglio di Stato che «ha dichiarato la sua incostituzionalità… prima di ritrarre», di «una versione definitiva che è stata sostanzialmente modificata», e di «un’inversione a U che interroga i difensori dell’homeschooling».

Il voto “al buio” dei deputati.

La Fondation pour l’école ricorda anche che «la Commissione Consultiva Nazionale per i Diritti Umani (CNCDH) […] ha espresso parere sfavorevole […] al disegno di legge», e che lo studio sull’impatto del provvedimento presentato dal Governo «non ha fornito dati che dimostrino i massicci abusi separatisti che sarebbero derivati ​​dall’IEF». L’ultimo avvertimento completamente disatteso dalle autorità riguarda il fatto che «la Direzione Generale dell’Istruzione Scolastica (DGESCO) ha rifiutato di rendere pubbliche e di comunicare all’Assemblea due relazioni emanate sull’argomento, costringendo così i deputati a votare “al buio”». La mancanza di trasparenza appare incontestabile.

Il comunicato stampa della Fondation pour l’école si chiude con un sarcasmo amaro: «Così, l’Assemblea nazionale avrà disprezzato tutti i pareri espressi dalle varie istituzioni repubblicane… in nome del rispetto dei principi della Repubblica: l’ironia della situazione non sfugge a nessuno».

«Sarà necessario giustificarsi costantemente»

Anne Caffinier, presidente dell’associazione Créer son école, aveva ampiamento previsto l’inasprimento in atto, e già a metà febbraio (all’atto della votazione in prima lettura del disegno di legge contro il “separatismo”, comprensivo dell’articolo che ha dato luogo al dibattito più acceso, quello sull’homeschooling) aveva descritto perfettamente quanto è poi avvenuto venerdì 23 luglio nel parlamento parigino: «Passeremo da un regime di libertà controllata a un regime di divieto basato su deroghe in cui sarà necessario giustificarsi costantemente. È un regresso». All’intervistatore che le ricordava di come il governo prevedesse un regime di transizione fino all’anno scolastico 2024, svelando la strumentalità del provvedimento Anne Caffinier così rispondeva: «Ciò dimostra che lo Stato non è a suo agio con quello che sta facendo. Il governo ha preferito riaccendere la guerra della scuola piuttosto che fare una guerra all’islamismo. La vicenda Samuel Paty non si è svolta in casa o in una scuola fuori contratto».

«Piccoli fantasmi» e «bambini selvaggi»

In realtà è anche indicativo il fatto che nessun Ispettore che monitora l’attività delle famiglie dell’IEF sia stato sentito dal Parlamento, specie se – dato di pubblico dominio ma evidentemente non funzionale – oltre il 97 per cento delle loro relazioni annuali abbia sempre dato esiti positivi. Va anche segnalato come dall’annuncio del disegno di legge, famiglie e bambini dell’Instruction En Famille siano stati sottoposti ad un linciaggio gratuito (e inaudito) da parte dell’esecutivo, con il ministro dell’Interno Gérald Darmani che ha descritto i bambini come «piccoli fantasmi della Repubblica», e il  ministro dell’Educazione, Jean-Michel Blanquer, che addirittura li ha chiamati «selvaggi» (qui è possibile leggere la bella e tonica testimonianza di Adeline Facy e Romain Sardy, genitori di due… “bambini selvaggi”).

«La scuola è la nuova chiesa»

Per comprendere quanto siano da prendere seriamente le preoccupazioni delle associazioni educative e scolastiche francesi basterebbe andare a rileggere le dichiarazioni di Vincent Peillon, ministro del governo socialista di Francois Hollande, voglioso di fondare una nuova «religione repubblicana» all’insegna di quella “Carta della laicità” che già nel 2013 fece affiggere in tutte le scuole della République. Preparando la strada, Vincent Peillon – con cui l’attuale ministro dell’Educazione Jean-Michel Blanquer è in perfetta continuità – affermò solennemente: «La scuola gioca un ruolo fondamentale, perché la scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami pre-repubblicani per insegnargli a diventare un cittadino. È come una nuova nascita, una transustanziazione che opera nella scuola e per la scuola, la nuova chiesa con i suoi nuovi ministri, la sua nuova liturgia e le sue nuove tavole della legge». “Strappando” alle famiglie il diritto all’educazione scolastica, la legge anti-separatismo votata dal Parlamento francese fa perfettamente suo il “testamento Peillon-Hollande”.


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