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NEWS 20 Dicembre 2021    di Redazione

I doni del Natale che sono validi per tutti

Pubblichiamo di seguito alcuni stralci dell’intervento pronunciato da monsignor Corrado Sanguineti in occasione dell’incontro con i rappresentanti della Scuola di Cittadinanza e Partecipazione diocesana presso la Chiesa del Sacro Cuore a Pavia, venerdì 17 dicembre 2021 (fonte dell’intervento integrale: Diocesi di Pavia).

di Corrado Sanguineti*

(…) La festa del Natale, lo sappiamo, parla a tutti, credenti e non credenti, appartiene all’identità della nostra nazione e delle nostre terre, che portano ancora l’eredità viva della fede cristiana.

In particolare, se il Natale acquista un significato grande nella luce della fede, che riconosce e confessa nel bambino nato a Betlemme il volto umano del Dio con noi, il Figlio del Padre che ha assunto la nostra condizione umana, in una cornice di povertà e di umiltà, è altrettanto vero che il Natale racchiude un messaggio e un richiamo davvero universale: non solo perché noi cristiani crediamo che Dio si è fatto uomo per la salvezza di ogni uomo, ma anche perché il Vangelo di Cristo ha certamente fatto maturare dei valori profondi, che rappresentano la ricchezza della nostra tradizione europea e italiana, e che hanno in sé una nota di universalità.

Mi riferisco al valore e alla dignità della persona umana, che trovano nell’incarnazione del Verbo la più profonda garanzia, il fondamento solido contro ogni sbandamento della coscienza, contro ogni oscuramento delle ideologie, che spesso finiscono per sacrificare il bene assoluto dell’uomo in nome di altri pretesi superiori fini. Non è un caso che è proprio nella cultura europea, nella modernità e nell’illuminismo, che si sviluppano la dottrina dei diritti dell’uomo, il senso della libertà, il valore intangibile della coscienza, il rifiuto – almeno teorico – della schiavitù e delle varie forme di discriminazione e d’intolleranza. Senza un terreno fecondato dall’annuncio cristiano, difficilmente sarebbero maturati questi valori, generalmente diffusi e condivisi nel nostro tempo, anche se con vistose contraddizioni e scandalose negazioni di diritti delle persone e dei popoli.

Un altro bene che il Natale di Gesù porta in sé è il mistero racchiuso in ogni vita che nasce: la nascita di un bambino è sempre un segno di speranza. Natale ci parla dello sbocciare di una vita fragile, del dono immenso che sono i nuovi nati per le famiglie e per la società tutta. Qui, carissimi amici, avvertiamo due grandi sfide che stanno davanti a noi, se vogliamo costruire una società più umana, con un futuro aperto davanti a sé: la prima sfida è recuperare il senso della sacralità di ogni vita, dalla vita appena concepita nel grembo di una donna madre, alla vita che si spegne, e in mezzo la vita di ogni uomo e donna, nelle sue diverse età e condizioni. La vita, ogni vita va onorata, servita, accolta, amata, perché è dono, e soprattutto quando è fragile e sofferente, quando è on condizioni di maggiore debolezza e chiede più cura e attenzione, dovremmo fare di tutto perché ci siano le condizioni degne per vivere ogni esistenza. (…)

In una saggia integrazione tra intervento pubblico e mondo del volontariato e del terzo settore, occorre favorire e sviluppare una cultura dell’accoglienza, della cura, della condivisione, perché nessuno sia lasciato solo, nessuno si senta di peso o inutile, nessuno chieda d’essere accompagnato alla morte, nessuna donna madre scelga la via dell’aborto, sopprimendo una vita innocente e possa invece ricevere un aiuto reale, una vicinanza concreta che supporti la scelta di accogliere una vita, magari non voluta o in condizioni complesse e faticose. (…)

Il Natale, pertanto, richiama a noi altre due realtà decisive, sulle quali si misura il volto umano e cristiano di una società: la famiglia, come grembo della vita e come prima comunità fondamentale, come prima cellula del tessuto connettivo della convivenza sociale e politica, e l’accoglienza per chi bussa alle nostre porte, spesso venendo da terre segnate dalla guerra, dalla violenza del fondamentalismo religioso, dalla povertà diffusa, dalla mancanza di prospettive e di futuro.

Innanzitutto, siamo chiamati, nella responsabilità e nella funzione che rivestiamo, a sostenere la vita delle famiglie, soprattutto giovani, favorendo la nascita di nuovi figli e cercando di uscire dall’inverno demografico che è un’ipoteca pesante sul futuro, e occorre, anche nel nostro territorio, che chi amministra abbia a cuore fattivamente la vita delle famiglie e sappia valorizzare le iniziative che nascono tra le famiglie e nella società civile, nel mondo dell’educazione, nel campo della scuola che è sempre pubblica, sia quando è promossa direttamente dallo stato o dai comuni, sia quando è scuola paritaria, promossa da soggetti di varia ispirazione ideale.(…)

La festa del Natale, infine, è legata al dono della pace, secondo le parole del cantico angelico: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14). Non a caso, al termine dell’Ottava natalizia, il primo giorno dell’anno, si celebra, ormai dal 1968, la Giornata Mondiale della Pace, promossa dal Santo Padre e proposta al mondo intero.

Pace non è semplicemente assenza di guerre, né, tanto meno, un fragile equilibrio d’interessi e di potere: la pace è opera della giustizia, è rispetto pieno dei diritti dei singoli e dei popoli, la pace è promozione di una convivenza sociale più armonica, dove le differenze si compongono e dove prevale l’attenzione al bene comune, come bene di tutti e di ciascuno.

Ora, viviamo un tempo nel quale purtroppo nella vita sociale crescono fenomeni di contrasto, di dialettica accesa e talvolta violenta, dove si oppongono gruppi e fazioni e dove si diffonde una sorta di sfiducia nell’altro: anche certe espressioni di rifiuto della campagna vaccinale nascono da una mancanza di fiducia, dalla paura che ci sia sempre un “non detto”, qualcosa di oscuro, qualcuno che trami alle spalle di tutti, magari utilizzando anche la circostanza della pandemia.

La pace, che è racchiusa nel messaggio del Natale, è impegno da coltivare iniziando dalle relazioni quotidiane, coinvolgendo i vari livelli della convivenza sociale, fino all’affidabilità delle istituzioni e dei loro rappresentanti. La pace è un dono da chiedere nella preghiera a Dio e da custodire attraverso una maggiore fiducia nei rapporti sociali, attraverso una trasparenza dei processi decisionali, amministrativi e politici, attraverso la coltivazione di quelle virtù civili, umane e cristiane, che sono il tessuto connettivo di ogni comunità. (…)

*Vescovo di Pavia


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