martedì 21 maggio 2024
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I pro life nei consultori e la libertà a intermittenza dei “democratici”
NEWS 17 Aprile 2024    di Raffaella Frullone

I pro life nei consultori e la libertà a intermittenza dei “democratici”

Un nuovo pericolo minaccia il nostro Paese. Una nuova sciagura sta per abbattersi su tutti noi, soprattutto sulle donne. Questo almeno stando ai titoli di giornali di ieri e alla bufera scoppiata dopo che un emendamento contenuto nel Pnrr all’articolo 44, primo firmatario Lorenzo Malagola, di Fratelli d’Italia, prevede che le Regioni, nell’organizzare i servizi nei consultori, possano «avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terno settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno di maternità»

Apriti cielo. E’ scoppiata la bufera politica al grido di «i pro life nei consultori, donne in pericolo». Come sempre in questi casi i titoli dei giornali e le dichiarazioni dei politici, sarebbero comici, se non fossero tragici. Huffington post: «Meloni attacca il diritto all’aborto», il Manifesto «Antiabortisti nei consultori», e poi ancora «Aborto, la destra all’attacco della legge 194: via libera alle associazioni Pro vita nei consultori» scrive Repubblica, un titolo surreale se si considera che proprio la 194 all’articolo 2 prevede che «i consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita». Inoltre la stessa legge, iniqua perché legalizza l’omicidio del nascituro, si intitolerebbe, lo ricordiamo, «norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza».

È vero, era iniziato in qualche modo così. Lo avevano fatto passare come un’estrema ratio, un male estremo a cui la donna doveva poter ricorrere in caso di stupro o di gravidanza a rischio, e in qualche decennio, complice la propaganda, lo hanno prima reso tollerabile, poi legalizzato, ora un “diritto delle donne”, specie dopo che la illuminata Francia lo ha inserito nella sua Carta fondamentale e l’Unione Europea si sintonizza sulle medesime frequenze. E quindi ecco scatenarsi le forze contro la vita.

Secondo il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle siamo infatti in presenza di un’«offesa ai diritti della donna e alla sua autodeterminazione», «questo governo continua nella sua battaglia contro le donne», rimarcano ancora. Peccato che nell’ambito della cosiddetta “autodeterminazione” non venga assolutamente contemplata l’ipotesi che una donna possa voler essere aiutata a non abortire, che possa desiderare un sostegno, che possa chiederlo, che possa addirittura trovarlo, che possa trovarlo da parte dello stato, magari in un consultori. Cosa che già è un obiettivo al ribasso di fronte alla sacralità della vita umana che mai andrebbe violata, ma è comunque qualcosa di non poco conto.

La verità è che l’aborto è ormai il dogma del neopaganesimo e chiunque anche solo osi dire o fare qualcosa che non sia semplicemente favorirlo o inneggiare a questo “pseudo diritto,” deve essere pronto ad affrontare il plotone militaresco dei paladini del “dialogo a tutti i costi”, della democrazia a intermittenza e della libertà d’espressione, che però finisce nel momento in cui si osa scostarsi dalla vulgata corrente.

Solo che la vita è più forte, è sacra, e anche in tempi bui come i nostri trova le sue sentinelle pronte ad alzarsi in piedi anche quando il vento soffia in direzione opposta e contraria (Fonte foto: Imagoeconomica)

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