lunedì 15 agosto 2022
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NEWS 2 Luglio 2022    di Valerio Pece

I segreti di Epstein. Che non si sono voluti svelare

Una prima e importante tappa della vicenda giudiziaria di Ghislaine Maxwell (foto in alto) – complice del miliardario e pedocriminale Jeffrey Epstein, morto in circostanze misteriose – può dirsi conclusa: la “dama nera”, come l’hanno soprannominata i media, è stata condannata a 20 anni di carcere per traffico di minori a scopo di abuso sessuale.

Clinton, Gates e il principe Andrea

Sfortunatamente, però, le questioni più importanti di un caso dai contorni letteralmente diabolici sono rimaste irrisolte, tanto che il verdetto del tribunale si è rivelato di scarso aiuto anche per le vittime di abusi rimaste coinvolte. Maxwell ed Epstein, infatti, sono accusati di essere stati a capo di un giro di pedofili che gli stessi giudici hanno descritto “a forma piramidale”, e che ha raggiunto le più alte cerchie sociali. Nel gorgo infernale sono finiti i nomi di Bill Clinton, Bill Gates e diversi altri protagonisti del jet set internazionale. Anche il figlio della regina Elisabetta, il principe Andrea, ha dovuto pagare un indennizzo milionario per chiudere la causa per molestie intentatagli da Virginia Giuffre, una minorenne adescata proprio dalla Maxwell (nella foto in cui Andrea cinge i fianchi della ragazza, tra le poche rese pubbliche, compare la donna di Epstein mentre guarda la coppia con aria compiaciuta). A scanso di equivoci, la Regina ha immediatamente privato il principe Andrea dei gradi militari e di ogni rappresentanza a nome della Royal Family (ce ne siamo occupati qui).

Anni luce dal clamore su Heard-Depp.

C’è però una palese distanza tra i gravissimi reati per cui Ghislaine Maxwell è stata incriminata (per i pm «una criminale che predava ragazzine vulnerabili e le istruiva per gli abusi sessuali») e la pena comminatale: solo 20 anni a fronte dei 55 richiesti dalla pubblica accusa. Non solo. Quello che la stampa americana sta mettendo in luce (e che l’opinione pubblica non solo americana fatica a mandar giù) è il fatto che, nel processo, la Maxwell non abbia mai collaborato, non abbia chiarito e soprattutto non abbia fatto alcun nome. Anzi, l’ereditiera si affiderà al ricorso in appello che i suoi avvocati dovrebbero annunciare a breve. L’ombra vera, e per molti intollerabile, sono le protezioni di alto rango che la dama di Epstein sembrerebbe continuare ad avere. Persino Neewsweek non ha potuto evitare di sottolineare l’enorme differenza tra il processo in questione e quello di Amber Heard-Johnny Deep: a fronte di una impressionante copertura mediatica del secondo, il primo si è chiuso senza rivelare alcun dettaglio significativo (malgrado su giornali e social da giorni si chieda espressamente il rilascio dell’elenco dei “clienti” della coppia Maxwell-Epstain).

Galeotte pronte a menare

Paradossalmente, chi non sembra voler sottostare allo scenario gattopardesco del “cambiare tutto per non cambiare nulla”, sono le detenute del carcere di Danbury, nel Connecticut, dove Ghislaine Maxwell dovrebbe scontare la pena. «Si stanno preparando per il suo arrivo», così l’ex detenuta Jacqueline Polverari, che a Danbury ha passato dieci mesi per frode. Spiega Polinari al New York Post: «Le donne sono peggio degli uomini riguardo ai crimini sessuali. Hai delle madri lì. Vedono una donna bianca accusata di un reato sessuale e pensano che uno qualsiasi dei loro figli possa essere stato la sua vittima».

Omertà o libertà?

Al di là del dirsi «dispiaciuta per il dolore che le vittime hanno subito», e del considerarsi vittima del suo ex fidanzato Epstein (descritto alquanto tardivamente come «manipolativo e furbo»), Ghislaine Maxwell potrebbe avere già pronto un escamotage per uscire di prigione prima del tempo. Qualora perdesse il ricorso in appello, i suoi legali chiederanno il trasferimento in un carcere del Regno Unito, paese dove la figlia del magnate Robert Maxwell – anch’egli morto misteriosamente nel ’91 – ha studiato ed è cresciuta. È stato calcolato che, nel caso riuscisse a trasferirsi in un carcere britannico, la sua pena potrebbe ridursi addirittura a 7 anni. In questo modo, verrebbe meno anche l’ultima speranza di andare a fondo del caso. L’auspicio, cioè, che il desiderio di libertà della “dama nera” possa superare la remora (o la paura) di raccontare chi davvero ha orbitato nel suo losco giro di prostituzione minorile.

Il Mossad e “il gioco delle parti”

Al netto di tutto, dunque, le aspettative nei confronti del processo sembrano decisamente sgonfiarsi. Qualche osservatore aveva avvertito che, a prescindere dalla condanna (impossibile da evitare), non si sarebbe minimamente arrivati a scalfire la cosiddetta piramide.  Uno di questi è il giornalista e scrittore Oliver Janich, che già in tempi non sospetti scriveva: «Non mi aspetto nulla dal processo Ghislaine. È tutto un gioco delle parti». Il perché di tanto scetticismo, pur se in una chiave che oggi si direbbe “complottista”, risulta interessante. Scriveva Janich nel numero di gennaio della rivista Compact: «I passeri fischiano dai tetti che il caso Epstein era un giro di ricatto del Mossad: i politici venivano filmati mentre facevano sesso con alcuni minorenni, ecco come li avevi nelle tue mani. Persino il Ministero degli Esteri britannico sospettava che il padre di Ghislaine, il magnate dei media Robert Maxwell, lavorasse per l’intelligence israeliana. Sei attuali ed ex capi dell’intelligence israeliana hanno partecipato al funerale di “Papa Maxwell” nel 1991». È una pista che porterebbe lontano, e comunque non facile da documentare (resta il fatto che il primo ministro Shamir e il presidente israeliano Herzog, in un funerale che il Washington Post  ha definito «degno di un eroe nazionale», hanno definito il magnate – cioè colui che ha fatto conoscere Epstein a sua figlia – «un uomo di stampo eroico»).

Cercasi finale diverso

Piaccia o meno, l’intera vicenda potrebbe chiudersi così, con una condanna (giustamente) suscettibile di ricorsi, ma anche di “comodi” trasferimenti e di pene esasperatamente sminuite. Morto Epstein e con una Ghislaine Maxwell praticamente muta, gli orchi saliti sul “Lolita Express” (aereo dal nome inequivocabile); i personaggi vogliosi di ragazze-schiave sull’isola del finanziere; i predoni di alto rango che hanno abusato di minori a mo’ di status symbol, possono tirare tranquillamente un sospiro di sollievo. Può davvero finire tutto così?

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