venerdì 22 ottobre 2021
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NEWS 6 ottobre 2021    di Giulia Tanel

Il Cammino sinodale tedesco prosegue. Ma zoppica e si dilata temporalmente

Dal 30 settembre al 2 ottobre si è svolta presso il Centro congressi di Francoforte la seconda Assemblea sinodale del “Cammino” della Chiesa cattolica in Germania.

Un momento d’incontro di certo importante, che non solo ha visto i membri coinvolti confrontarsi su temi di capitale importanza, ma che ha anche messo in luce quanto in pochi – forse – immaginavano, ossia che il fronte che si è contraddistinto per portare avanti delle “riforme”, che dal 1° dicembre 2019 a questa parte ha fatto molto discutere a livello inter e intra ecclesiale, e non solo in terra tedesca bensì in tutto il mondo, non è poi così compatto e forte, anche numericamente parlando, come si credeva.

Soffermandosi su questo piano, il risultato dei tre giorni di Francoforte appare, in definitiva, poco soddisfacente. Innanzitutto sono emerse evidenti criticità rispetto alle modalità di voto, con il sistema “democratico” che si gioca sul filo del rasoio e che mette un carico da novanta su come vadano correttamente valutati i voti degli astenuti. Quindi la realtà rimanda che i lavori sono stati interrotti prima che si arrivassero a votare tutti i testi in programma (ci si è fermati a 12 su 16), e questo anche in relazione al fatto che nel primo pomeriggio della giornata di sabato si è dovuto interrompere tutto in quanto i presenti non rappresentavano i due terzi di tutti i membri della “Synodaler Weg”, e quindi mancava il quorum.

Evidenze di fronte alle quali regge poco l’affermazione di Thomas Sternberg, presidente uscente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), promotore con i vescovi alemanni del Cammino, secondo il quale: «Sta andando benissimo, sta funzionando benissimo, anche con i voti. Funziona con la disciplina, i tempi di parola, funziona molto bene con il rispetto reciproco, anche con punti di vista molto diversi. È tutto meraviglioso».

Tanto che, nella giornata di conclusione dei lavori, lo stesso Sternberg e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Georg Bätzing (foto a lato), sono stati costretti ad annunciare che il Cammino verrà ulteriormente esteso fino al 2023, con una quinta Assemblea sinodale da pianificarsi tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio.

Un annuncio che Bätzing ha commentato sostenendo che «la pressione è alta, abbiamo bisogno di aria e tempo», sostenuto a ruota da Sternberg, per il quale «il tempo è molto limitato».

DISCUSSIONI SCOTTANTI

La dilatazione temporale del Sinodo tedesco, insomma, rivela uno sfilacciamento anche sul fronte dei contenuti e la pressione cui ha fatto cenno Bätzing, oltre a quella interna rappresentata del fronte guidato da mons. Voderholzer, è anche quella che giunge da Roma, con il Responsum della Congregazione della Dottrina della fede sulla benedizione alle coppie omosessuali, risalente al 15 marzo scorso, che ha lasciato un evidente segno.

Inoltre, è innegabile la criticità dei temi trattati. Solo per fare un cenno alle questioni più ecclatanti, ha fatto molto discutere anche sui media, con tanto di successive precisazioni e spiegazioni da parte di Bätzing, la discussione avvenuta attorno al tema dell’importanza del sacerdozio; altrettanto critica si mostra l’adozione del testo base del Forum sinodale “Vivere in relazioni di successo” apre a scenari preoccupanti nell’ambito del sacramento matrimoniale, oltre che a portare tra le proprie pieghe l’apertura alle benedizioni alle coppie omosessuali. Rispetto a queste tematiche, monsignor Helmut Dieser, di Aquisgrana, si è spinto ad affermare che la morale sessuale fino ad ora sostenuta dalla Chiesa sarebbe superata, che tutto dovrebbe essere giudicato ad personam e che la legge naturale non dovrebbe incidere sulla sessualità. Il sovvertimento rispetto al Magistero di sempre è evidente.

Insomma, il Cammino sinodale tedesco prosegue, è innegabile. Ma zoppica. A detta del presidente dei vescovi tedeschi è perché si sta entrando in una «fase importante»: forse proprio quella che può aprire a un ritorno di comunione con Roma?


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