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NEWS 15 Febbraio 2021    di Lorenzo Bertocchi

Il drago Draghi partorisce un ircocervo. O la va o la spacca.

Il drago Draghi ha partorito un ircocervo. Questo ci sembra, per ora, il governo che doveva essere dei migliori e che invece assomiglia un po’ a un Conte-ter geneticamente modificato. Si conferma Luigi Di Maio Ministro degli esteri (si dice che però la sua sarà soprattutto attività di Pr, visto che a rappresentarci davvero all’estero sarà il premier), Roberto Speranza alla Salute (continuità della gestione della pandemia?), Luciana Lamorgese all’Interno (governo dell’immigrazione).

La cabina di regia, quella che conta davvero, quella che tiene i cordoni della borsa, il premier Draghi l’ha blindata affidando il Mef a Daniele Franco, direttore generale di Bankitalia e fedelissimo di Mario Draghi. Accanto due ministeri pesanti e “innovativi”, sono quelli della Transizione ecologica (tanto cara a Beppe Grillo) e della Transizione digitale, affidati rispettivamente a Roberto Cingolani e a Vittorio Colao (ex Vodafone e già consulente per gestione pandemia). Cosa significhino veramente queste due «transizioni» per la vita degli italiani è il primo grande dilemma, diciamo così, metafisico, che solleva l’ircocervo: come impatteranno nella vita economica e sociale italiana? Quale idea di uomo e di comunità, e di impresa, portano con se le due “transizioni”?

Nel governo ci sono anche la Lega, tre ministri (Sviluppo economico, Turismo e Disabilità), e Forza Italia, altri tre ministri senza portafoglio (Pubblica amministrazione, Sud e Affari generali). Si dice appunto che questo sia un governo di unità nazionale (e del Quirinale), ma la convivenza tra partiti molto diversi fra loro non sarà affatto scontata. Comunque ognuno briga i suoi interessi, come ha fatto Matteo Renzi, vero dominatore dell’uscita di scena di Giuseppe Conte, che ora si porta a casa il Ministro per le pari opportunità con la conferma di Elena Bonetti (per chi ha a cuore i temi della famiglia non è una notizia del tutto convincente).

Il Pd, a parte i ministri politici, Lorenzo Guerini alla Difesa, Andrea Orlando al Lavoro e Dario Franceschini ai Beni culturali, domina considerando i “tecnici”, tra cui spicca il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che è uomo di fiducia di Romano Prodi.

La questione fondamentale comunque, lo avevamo già notato, resta il Recovery fund. È per l’incapacità di scriverlo che Conte è stato mandato a casa ed è per la necessità di non sbagliarlo che è stato chiamato Draghi. È proprio sulle capacità del premier di farsi valere a Bruxelles che si spera. Ci si augura che il drago Draghi sappia da una parte mitigare le condizionalità europee sui fondi (che comunque non sono la manna dal cielo) e dall’altra, attenzione, negozi una riforma del Patto di stabilità. Riguardo a questo ultimo punto si misurerà davvero l’abilità di Draghi nel farsi valere e fare davvero gli interessi dell’Italia.

L’ircocervo nasce evidentemente come ennesimo governo “tecnico” o del Presidente, come peraltro in Italia negli ultimi anni siamo ormai abituati. Ennesimo fallimento della politica o espressione di una democrazia ormai solo di facciata? Di certo l’ircocervo di Draghi nasce con due stelle polari, europeismo e atlantismo, e con il nemico riconosciuto del “sovranismo”.

Si può accettare la sospensione della politica quando le circostanze sono eccezionali, per fare certe cose e riassestare il quadro, e poi si ridà la parola al popolo. Ma ormai sembra che l’eccezionalità sia diventata la regola e l’Impero abbia deciso che l’Italia sia governata da un console, come facevano i romani. Ai politici locali si lascia lo spazio di fare un po’ di comizi e qualche rappresentanza, ma il governo, quello vero, quello che risponde all’Impero, no. Con quello non si scherza.

Non sappiamo se questa nostra interpretazione sia troppo fantasiosa e azzardata, nel caso ci auguriamo che le migliori speranze sul governo Draghi vadano in porto per il bene degli italiani. Se, invece, Draghi fallisse allora quelle domande che salgono dal basso non cesseranno di farsi sentire, e non sarà facile sbarazzarsene come fosse solo quel «populismo» un po’ così.


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