lunedì 28 novembre 2022
  • 0
NEWS 1 Febbraio 2022    di Giuliano Guzzo

«Il poliziotto sospeso perché pro life vince la sua battaglia. E in Spagna…»

Si può rischiare una sospensione dal lavoro per il solo fatto d’aver pregato davanti ad una clinica dove si praticano aborti? In tempi normali, ad un simile quesito non si potrebbe rispondere che in un modo: negativamente. Dato però che questi, ahinoi, tempi normali non sono affatto, può capitare di tutto. Incluso il fatto che si venga penalizzati per quella che, in fin dei conti, è una libera espressione e manifestazione di culto; fortunatamente, però, c’è ancora la possibilità – laddove ciò accadesse – di veder comunque riconosciute le proprie sacrosante ragioni.

Emblematica, in tal senso, è la vicenda di Matthew Schrenger, così come raccontata dal Washington Examiner. In breve, è accaduto questo: il 20 febbraio scorso,  di primo mattino, Schrenger – agente di polizia di Louisville con 13 anni di esperienza alle spalle – è stato fotografato mentre, in uniforme ma fuori servizio, recitava insieme al padre e ad altri attivisti pro life, in silenzio e senza disordine alcuno, fuori dall’Emw Women’s Surgical Center, l’unica clinica per aborti operativa nel Kentucky.

Il fatto che il poliziotto, in quella specifica occasione, indossasse l’uniforme ha spinto il dipartimento ad infliggere una sospensione di quattro mesi dell’agente Schrenger, che per questo si è sentito umanamente ma anche professionalmente ed economicamente penalizzato. Anche perché, come ha fatto presente il suo avvocato, sono molteplici i casi di altri agenti di polizia di Louisville i quali avevano precedentemente marciato – in uniforme e perfino in servizio – in altre proteste pubbliche senza che ciò, poi, abbia comportato per loro penalizzazione alcuna.

Tra l’altro, va evidenziato come il poliziotto pro life, quel 20 febbraio, avesse correttamente tentato di coprire la sua uniforme con un cappotto. Per questo, forte delle proprie ragioni, Schrenger ha citato in giudizio il sindaco, il capo della polizia e il dipartimento di polizia della città in una causa federale intentata dalla Thomas More Society con Blaine Blood, un avvocato di Louisville. Morale, appena fatta questa mossa, Schrenger ha subito ottenuto una rapida offerta di risarcimento da 75.000 dollari.

«La rapida offerta di 75.000 dollari mostra che l’amministrazione cittadina sa bene d’aver commesso una violazione significativa e imperdonabile dei diritti costituzionali di un ufficiale leale», è il commento del legale dell’agente. Che, indubbiamente, esce rafforzato di una vicenda dopo la quale, a suo modo, è diventato un simbolo; un simbolo della libertà di pregare davanti alle cliniche nelle quali si effettuano aborti.

A questo proposito, merita un richiamo la nuova campagna comunicativa dell’ACdP – acronimo di Asociación Católica de Propagandistas, realtà già nota ai lettori del Timone – con la scritta «Rezar frente a las clínicas abortistas está genial» («pregare davanti alle cliniche per aborti è fantastico») che, a partire dal 18 gennaio, è stata stampata a caratteri cubitali in manifesti diffusi in ben 33 città iberiche. Lo scopo dell’iniziativa e ricordare che ogni anno, in Spagna, si praticano più di 99.000 aborti e che «il crimine di chi prega davanti agli abortisti è quello voler salvare una di queste vite».

Come per l’agente Schrenger anche in questo caso è giunto – stavolta da parte del Psoe, il  Partito Socialista – un richiamo, in particolare rispetto alla situazione di Madrid, con esplicito invito alla censura dei manifesti dell’ACdP. Un invito che però non ha attecchito dato che José Luis Martínez-Almeida, sindaco della capitale spagnola e portavoce del Partito popolare, ha replicato che «Madrid è una città caratterizzata da un alto grado di tolleranza e libertà, e questa libertà, come non può essere altrimenti, è una strada a doppia corsia».

Dal Kentucky e dalla Spagna arriva dunque, in questi giorni, un vento di libertà, almeno per quanto riguarda la possibilità – tutt’ora riconosciuta – di poter pregare e invitare a pregare davanti alle cliniche per aborti. Visti i tempi, non è poco.


Potrebbe interessarti anche