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NEWS 3 Agosto 2022    di Lorenzo Bertocchi

La Pelosi a Taiwan rischia di innescare un’altra Ucraina

L’idea di Nancy Pelosi di andare a Taiwan durante il suo viaggio in Asia rappresenta una vera e propria esclation nei rapporti tra Stati Uniti e Cina. Per intenderci, e chiarire la portata della questione anche a chi non segue le vicende di politica internazionale, Taiwan sta alla Cina come l’Ucraina sta alla Russia. Lo rilevano giustamente molti analisti in una proporzione che mostra l’insipienza di politiche che non riescono più a cogliere i delicati equilibri mondiali.

Lo sa perfino il presidente Joe Biden, che la settimana scorso alla stampa che gli chiedeva conto del ventilato viaggio della speaker della Camera a Taiwan, ha risposto dicendo che al Pentagono non erano convinti fosse opportuna la visita diplomatica. Ma la Pelosi è volata comunque, lasciando in sospeso mezzo mondo, anche in casa sua.

Inoltre, in contemporanea con il viaggio della Pelosi, riporta Piccolenote, «il senatore democratico Bob Menendez, a capo della Commissione Esteri del Senato, e il senatore repubblicano Lindsey Graham presenteranno al Congresso una proposta di legge che mira a modificare la politica estera dell’America nei confronti di Taiwan. La nuova legge prevede di armare pesantemente l’isola e di introdurre una serie di paletti nei confronti dei desiderata della Cina riguardo l’isola, che, se infranti, innescherebbero dure sanzioni contro il gigante asiatico e le sue autorità». Tutto questo manda in frantumi la politica “China One” che finora ha fatto da riferimento per i rapporti tra le due potenze. Taiwan sta alla Cina, dicevamo, come l’Ucraina sta alla Russia.

Ieri il Global Times, organo di stampa espressione del governo comunista di Pechino, scriveva che «questa mossa rischiosa [del viaggio della Pelosi a Taipei, ndr] cambierà totalmente la situazione nella regione» e verrà accelerato «il processo di riunificazione con misure globali, comprese azioni militari e politiche». Il superamento di questa sottile linea rossa ha quindi già prodotto i suoi effetti, visto che in seguito alle prime voci circa la visita di Nancy Pelosi, l’esercito cinese ha avviato dei test missilistici a ridosso dello stretto di Taiwan, mentre la marina Usa sta spostando verso l’isola asset strategici come la portaerei Uss Ronald Reagan e le navi d’assalto Uss Tripoli e Uss America. E ieri, mentre l’aereo della presidente della Camera atterrava a Taipei, sullo stretto di Formosa volavano in formazione i caccia cinesi.

La competizione delle due superpotenze mondiali intorno a Taiwan ha un risvolto che merita di essere conosciuto e riguarda la Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) primo produttore mondiale di semiconduttori, i microchip. Il 52% del mercato mondiale di questo componente essenziale della moderna economia è nelle mani di Tsmc, che vende molto anche alla stessa Cina. Per questo la decisione presa da Tsmc di spostare parte della sua produzione in Giappone e Stati Uniti ha ovviamente accresciuto il mal di pancia di Pechino che, invece, considera Taiwan una provincia ribelle e quella degli Stati Uniti una vera e propria ingerenza in casa propria. In un’intervista alla Cnn il 31 luglio, Mark Liu, presidente di Tsmc, ha sottolineato, non a caso, che un attacco cinese all’isola provocherebbe una catastrofe geopolitica.

Così il viaggio diplomatico della signora Pelosi rischia davvero di trasformarsi in una specie di miccia, capace di innescare la proporzione geopolitica per cui Taiwan sta alla Cina come l’Ucraina sta alla Russia.

Intanto Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, sui social ieri ha lasciato scritto che «Washington sta portando destabilizzazione nel mondo. Non ha risolto un singolo conflitto negli scorsi decenni, ma ne ha provocati molti». Ma Nancy Pelosi sul Washington post ha spiegato che la visita è per «sostenere la vivace democrazia» di Taipei. Persino il New York Times ha scritto che non solo Joe Biden disapprovava il viaggio, ma anche «tutto il team della Sicurezza nazionale – dal direttore della CIA al Capo di Stato Maggiore dell’esercito», insomma quella di Nancy è una missione ad alzo zero che sembra accontentare i promotori degli eterni conflitti, quelli ben accovacciati e acquartierati nelle posizioni che contano.

(Foto in apertura: screenshot account Twitter di Nancy Pelosi, delegazione statunitense atterrata ieri a Taiwan)


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