martedì 16 agosto 2022
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NEWS 6 Febbraio 2022    di Don Massimo Vacchetti

La predica corta della domenica #6 – La vera trasgressione è il cristianesimo

V domenica del Tempo Ordinario, 06/02/2022

Commento al Vangelo Luca 5,1 – 11

Gesù è schiacciato da una ressa avida delle sue parole e vedendo due pescatori di rientro dalla pesca, con arguzia, chiede di salire su di una di esse e ottiene di scostarle da terra in modo da creare un anfiteatro così da continuare ad insegnare. La possibilità che il Vangelo raggiunga tutti passa da alcuni strumenti che Gesù prende in prestito da noi. Non c’è nessuno di noi così povero da non poter offrire qualcosa alla causa del Vangelo.

Questi a cui Gesù chiede una cortesia, rendendosi così involontariamente protagonisti dell’annuncio, non sono pescatori qualsiasi. Sono pescatori delusi. Riassettano le reti. Il lavoro di una notte è stato compiuto, ma senza frutto. La fatica non è stata ripagata. La barca è carica di delusione e di fallimento. Gesù rende partecipi della missione non chi ha molto da offrire, ma chi, al contrario, non ha niente. Che scelta misteriosa! San Paolo lo espliciterà nelle sue lettere…

“Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio” (1Cor 262 – 29)

Gesù ha bisogno della barca dei delusi. Meglio. Gesù sceglie di salire sulla barca piena di niente. Piena di sconfitta. Piena di risentimento per una vita vana, una fatica inutile. Gesù sceglie, quasi predilige, quella pochezza. La vede e vi ci sale sopra. Ci si butta dentro. Per riempirla di sé.

“Prendi il largo”. “Ma come? E’ mattina. Chi dorme non piglia pesci, perché al risveglio, ossia al mattino, non si pesca”. Sembra di sentire l’obiezione di Simone. Non è l’ora. Non conviene. E’ un invito, a dir poco, temerario. Tornare in acqua, mentre tutti i pescatori rientrano. Andare controcorrente. Fare cose che non si fanno. Gesù è sempre sorprendente ed è sempre “sovversivo”. Chiede di rischiare, di perdere la faccia… Come un fidanzamento casto, come regalare la vita per i poveri, come accogliere in casa qualcuno che ha bisogno, come rischiare per ciò che è giusto e vero…

Il fallimento di Simone è il presupposto perché Cristo compia i suoi miracoli. Quando uno tocca il fondo, forse per quel suo essere a terra, è più umile (etimologicamente da humus cioè terra). E’ disarmato. Il cuore ferito diventa più facilmente mendicante di un abbraccio. La presunzione orgogliosa di sé cade e con essa le maschere. Si comincia a scorgere il proprio vero volto. E’ quello che succede a due miei amici. Sono all’inizio della loro relazione. “I presupposti non ci sarebbero” – dice lei. “Abbiamo storie personali che ci hanno lasciato escoriazioni. I difetti dell’uno e dell’altro sono evidenti. Il bene che c’è tra noi è opera di un Altro”. La coscienza della loro miseria li rende, invece che fiaccarli, più capaci di vedere il miracolo che sta accadendo in loro. Gesù non sceglie chi è capace, ma rende capaci chi sceglie.

La tristezza può essere una grande Grazia. Spesso è l’occasione perché l’uomo possa rinascere. Quanti giovani nelle comunità di recupero possono raccontare pagine del vangelo come questa e testimoniare come il naufragio è stato premessa per un approdo del cuore in tempesta? Quanti imprenditori falliti sono ripartiti da una vergognosa umiliazione? Quanti atleti – facciamo il tifo per Sofia Goggia – hanno fatto di un grave infortunio la leva della propria futura vittoria?

Quante volte è accaduto anche a me…! Questo tempo così deludente non è forse una barca – siamo tutti sulla stessa barca, ricordate? – che in questi anni, ha preso su molta acqua al punto da affondare? Non ne possiamo più. La Chiesa stessa non ci appare come una barca vuota e disfatta?

Eppure, Gesù fa così. Sale sulla barca dei nostri fallimenti e chiede cose audaci. Come quando è salito sulla barca amara del giovane Francesco d’Assisi cavaliere sconfitto in una guerra persa prima di cominciare (c’è una suggestiva statua posta dinanzi alla Basilica di questo amaro ritorno a casa). Al padre che lo denuncia al Vescovo, nell’estremo tentativo di recuperare il figlio, sulla piazza restituisce tutto, compresi i vestiti, rimanendo nudo dinanzi a tutti. Era gennaio/febbraio del 1206. Proprio questo periodo dell’anno! E’ sconveniente ciò che Francesco ha fatto. Eppure, conviene. Altro che Achille Lauro! La vera trasgressione è il cristianesimo.

Questa pagina evangelica è l’inizio dell’avverarsi della profezia di Maria: “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote”
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La pesca abbondante di pesci è semplicemente l’evidenza che Cristo è la pienezza di quella barca. Piena di niente, la barca di Simone, si riempie di Lui. La conseguenza più clamorosa di questa presenza eccezionale non sono nemmeno i pesci, quanto una nuova dignità di Simone e di ciascuno degli altri suoi amici. Non più pescatori, ma pescatori di uomini. Non è soltanto una nuova missione quella conferita a Simone, ma un’identità più vera. Nessuno nasce per essere semplicemente la cosa che fa, il lavoro che svolge. Tu non sei solo l’avvocato. Non sei l’insegnante. Non sei solo la segretaria d’azienda o l’ingegnere. Non sei solo l’infermiere. Tu non sei soltanto il figlio di Giuseppe tanto per ricordarci il Vangelo di domenica scorsa. Tu sei molto di più. Tu sei relazione. Sei costituito in relazione perché gli altri crescano in umanità attraverso di te e tu maturi una coscienza di te stesso attraverso gli altri. Quanto è vero questo nel rapporto nuziale! L’uno è dato all’altro perché l’altro scopra veramente chi è, la sua vera identità. Simone sarà destinato ad essere fino in fondo e molto più di ciò che appare semplicemente, un “pescatore”. E’ chiamato ad essere pescatore attraverso un’umanità amata a partire dai suoi limiti, dal suo peccato e dalle sue grettezze per generare un’umanità nuova. Un giorno gli sarà detto: “Pasci i miei agnelli!”.


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