lunedì 30 gennaio 2023
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NEWS 21 Agosto 2022    di don Gabriele Brusco

La predica corta della domenica – Dio non vuole apostoli senza spina dorsale

XXI Domenica del Tempo ordinario – (Vangelo Lc 13,22-30)

Secondo la profezia di Isaia, il Signore viene a radunare tutti gli uomini. Il raduno è universale, indipendente da lingua, origini, cultura e riguarda anche chi non Lo conosce ancora. Isaia parla di un tempo futuro, per noi quel tempo è il presente: questo è infatti il tempo della chiamata di Dio, Cristo, il nostro capo che ci riunisce sul Calvario. La Gerusalemme del profeta è Cristo stesso: sacerdote, altare e vittima. L’offerta di Cristo è diventata l’occasione dell’incontro, la chiave di interpretazione delle difficoltà e delle prove che i cristiani devono affrontare se vogliono essere considerati tra gli eletti da Dio Padre.

La lettera agli Ebrei chiarisce il concetto con una frase che nella sua banalità ci può far vergognare di considerarci adulti. Noi che per amore dobbiamo correggere i nostri figli in fase di crescita, facciamo i capricci proprio con Dio che, grazie a Cristo, osiamo – giustamente – chiamare Padre. L’autore della lettera ce lo dice senza mezzi termini: svegliatevi! Non capite ancora che la sofferenza è necessaria se vogliamo essere educati a essere pienamente figli di Dio? Non siate vittime dei vostri capricci e invece di strascicare i piedi rischiando di storpiarli ancora di più, imparate a camminare con la schiena retta e, finalmente, a crescere! Non può essere una fede “molliccia” la nostra; Dio non vuole apostoli senza spina dorsale! Vuole avere dei figli responsabili che possano godere pienamente delle delizie del Suo Regno.

Gesù stesso nel Vangelo non ha mai affermato qualcosa di diverso. Non vuole rispondere alla domanda che Gli hanno posto, ma vuole incoraggiarci a dare il massimo di noi stessi! Non si tratta di sapere se saranno tanti o pochi coloro che si salvano: a cosa ci servirebbe la risposta? Se dicesse che saranno molti, ci adageremmo sugli allori, senza sforzarci di essere santi e pensando di essere comunque tra i chiamati; se dicesse che saranno pochi, ci preoccuperemmo e magari ci abbatteremmo arrivando a desistere dalla ricerca della santità. In entrambi i casi rischieremmo solo di perderci ancora di più. Quel che importa è lo sforzo, genuino, sincero, onesto, semplice e personale di ognuno di noi. La porta sarà stretta, non importa, vado avanti. Senza lo sforzo si rischia indubbiamente di rimanere fuori. Sarà inutile piangere e continuare a fare i capricci adducendo qualsiasi tipo di scusa pur di esservi ammessi. Dio ci conosce nell’intimo più profondo, al di là delle apparenze. Sarà inutile dire che abbiamo fatto quello che ci chiedeva, quando noi sappiamo che si è trattato solo del minimo indispensabile e magari neanche quello, una semplice pagliacciata. Oggi il minimo indispensabile, per prendere l’esempio più comodo, è quello di chi dice “sono andato a messa tutte le domeniche”, mentre poi ha continuato a trattare male tutte le persone che gli stavano attorno. Alcuni arrivano ai limiti della farsa quando vanno a messa la domenica senza nemmeno credere a quello cui partecipano: “ci vado per accontentare mia nonna, così mi darà dei soldi”, oppure “accontento i miei così mi permetteranno di andare in discoteca”, o ancora “salvo le apparenze dato che appartengo ad un certo partito politico e devo fingere di essere cattolico per avere i voti”…

Credere costa, non denaro, ma la vita intera. Cristo l’ha data per noi e ci ha dato l’esempio. L’asticella è alta e noi non possiamo ambire di essere da meno di Lui. Con il Suo aiuto possiamo fare altrettanto in tutte le circostanze della vita. Per essere santi non basta fare ciò che è tollerato, anche se si sa che è un male annacquato, ma occorre dare tutto e perseguire il Bene. La legittima difesa è tollerata dalla Chiesa, ma Cristo ha insegnato a porgere l’altra guancia e a pregare per il proprio nemico!


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