domenica 29 novembre 2020
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NEWS 12 novembre 2020    di Redazione
Lillian Fallon sulla modestia nel vestire: «Il corpo non è un nemico da combattere con centimetri di stoffa»

«Non ho mai pensato che la parola “modestia” abbia senso quando la applichiamo al corpo femminile e a come ci vestiamo. Questa parola semplicemente non si adatta allo scopo principale dietro la modestia e per questo, il suo utilizzo è stato confuso e deformato e ha portato a un sacco di dolore e disorientamento nelle comunità cristiane» Lo scrive Lillian Fallon, blogger di moda e ideatrice della Teologia dello stile, sul suo profilo Instagram che conta quasi seimila follower.

«La bellezza femminile è un dono unico che è stato conferito alla donna in particolare. La sua bellezza ha un potere evangelizzatore che attira l’umanità a contemplare il divino. La bellezza e la sessualità di una donna non sono separate, così come la sua bellezza è buona, così lo è la sua sessualità. È semplicemente così che è stata fatta, a Immagine di Dio. La sessualità non è intrinsecamente sporca, perversa o peccaminosa: è una parte del disegno di Dio della persona umana.  Ma poiché la bellezza e la sessualità della donna sono così preziose, il diavolo l’ha presa di mira in modo maggiore nella nostra cultura. Ma nel tentativo di proteggerci dalle oggettificazioni della sessualità femminile nei media, molti cattolici finiscono per nascondere il dono della bellezza dato da Dio al sesso femminile in nome della “modestia”»

Lillian Fallon, blogger di moda e ideatrice della Teologia dello stile, è stata intervistata nel numero del Timone di Novembre da Benedetta Frigerio.  Ecco un estratto dell’intervista:

Se è vero che il corpo deve esprimere la nostra unicità come figli di Dio, ciò non dovrebbe implicare un modo di vestire modesto, innocente e puro, tipico di chi ama Dio? «Siamo chiamati a vestirci in un modo che rivela la bellezza profonda della nostra anima e che difenda la dignità del nostro corpo. Quando comprendiamo che siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza, a riflettere la perfezione della femminilità presente in Dio Stesso, il desiderio di vestirsi con riverenza verso il nostro corpo viene naturalmente. La modestia non nasce da un’ossessione meticolosa verso le regole, altrimenti si torna a pensare che il nostro corpo sia un nemico da combattere con centimetri di stoffa. Quando hai una forte consapevolezza di essere creato a Sua immagine, vestirsi con rispetto del tuo corpo, prima che di Dio, è qualcosa a cui non pensi nemmeno, lo fai inconsciamente».

Insomma, i nostri abiti possono onorare la nostra anima…
«A livello teologico ho capito che le cose che indossiamo sono un segno visibile della relazione fra interno ed esterno, la relazione inseparabile fra anima e corpo. Quando ci vestiamo per celebrare questa unità, celebriamo l’essere creati a immagine di Dio, il che è un grande strumento di evangelizzazione e di crescita personale e spirituale».

Leggi l’intervista completa sul numero del Timone di Novembre


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