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NEWS 27 agosto 2018    di Ermes Dovico
Lobby gay e abusi, il dossier Viganò svela uno scenario tragico

Nomi di cardinali, vescovi e diversi altri ecclesiastici di spicco accusati di aver lavorato negli anni a favore della lobby gay nella Chiesa e coperto le relazioni e gli abusi a sfondo omosessuale (su minori, seminaristi e preti adulti) commessi dall’ormai ex cardinale Theodore McCarrick, nonché una diretta accusa a papa Francesco. Sono esplosive le dichiarazioni messe nero su bianco nelle 11 pagine di testimonianza del settantasettenne monsignor Carlo Maria Viganò, recanti la data del 22 agosto e pubblicate ieri sul quotidiano La Verità e sulla Nuova Bussola Quotidiana, con una spiegazione della genesi del documento a firma del vaticanista Marco Tosatti. Riferiamo qualche estratto della denuncia di Viganò, riportando in calce il documento integrale.

L’INCONTRO CON MCCARRICK E LA PRIMA UDIENZA CON PAPA FRANCESCO

Il 21 giugno 2013, primo anno di pontificato per Francesco, si svolge a Roma una riunione con tutti i nunzi apostolici. Anche Viganò, allora nunzio apostolico negli Stati Uniti (ottobre 2011-maggio2016), vi si reca e il giorno prima incontra tra gli altri McCarrick.

«La mattina di giovedì 20 giugno 2013 mi recai alla Domus Sanctae Marthae, per unirmi ai miei colleghi che erano ivi alloggiati. Appena entrato nella hall mi incontrai con il card. McCarrick, che indossava la veste filettata. Lo salutai con rispetto come sempre avevo fatto. Egli mi disse immediatamente con un tono fra l’ambiguo e il trionfante: “Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina”. Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il card. Bergoglio e della parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione […]».

Il 23 giugno 2013 Viganò chiese e ottenne, attraverso monsignor Ricca, un’udienza privata con papa Francesco. «Il papa mi chiese con tono accattivante: “Il card. McCarrick com’è?”. Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: “Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse nota da tempo, e cambiò subito argomento».

MCCARRICK-MARADIAGA E LE NOMINE IN CURIA

Secondo Viganò, dopo l’elezione del pontefice argentino, «McCarrick, ormai sciolto da ogni costrizione, si era sentito libero di viaggiare continuamente, di dare conferenze e interviste. In un gioco di squadra con il card. Rodriguez Maradiaga era diventato il kingmaker per le nomine in Curia e negli Stati Uniti ed il consigliere più ascoltato in Vaticano per i rapporti con l’amministrazione Obama». Tra queste nomine l’ex nunzio apostolico menziona quelle di Blase Cupich a Chicago e di Joseph William Tobin a Newark, cioè due degli arcivescovi (creati cardinali nel 2016) che hanno apertamente sostenuto il gesuita James Martin, tra i prelati più attivi nel tentativo di cambiare l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, nominato consultore del Dicastero per la comunicazione e chiamato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie tenutosi in questi giorni a Dublino (21-26 agosto).

«IL PAPA E CHI HA COPERTO SI DIMETTA»

Viganò continua così: «Papa Francesco ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga».

Al culmine della sua denuncia, Viganò arriva a chiedere le dimissioni del pontefice regnante: «In questo momento estremamente drammatico per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro».

Tra i cardinali che hanno coperto McCarrick, l’ex nunzio apostolico cita Kevin Farrell – dal 2016 prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita – e Donald Wuerl, successore di McCarrick alla guida dell’arcidiocesi di Washington e nell’occhio del ciclone dopo la pubblicazione del rapporto del Gran giurì della Pennsylvania relativamente al periodo in cui era vescovo di Pittsburgh.

ALCUNI DEGLI ALTI PRELATI ITALIANI ACCUSATI DA VIGANO’

Viganò accusa anche diversi alti prelati italiani di aver coperto i misfatti di McCarrick, come tra gli altri il decano del Collegio cardinalizio Angelo Sodano, il segretario di Stato Pietro Parolin, il neo eletto prefetto della Congregazione per le cause dei santi Angelo Becciu (prenderà possesso dell’ufficio a inizio settembre), l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone, da lui definito «notoriamente favorevole a promuovere omosessuali in posti di responsabilità, solito a gestire le informazioni che riteneva opportuno far pervenire al papa».

Riguardo al cardinale Francesco Coccopalmerio e all’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, Viganò afferma «che appartengono alla corrente filo omosessuale favorevole a sovvertire la dottrina cattolica riguardo all’omosessualità, corrente già denunciata fin dal 1986 dal card. Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali».

«SRADICARE LE RETI DI OMOSESSUALI NELLA CHIESA»

Da qui l’appello particolare ai vescovi a denunciare gli abusi di cui sono a conoscenza e rompere il silenzio per «sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa. […] Queste reti di omosessuali, ormai diffuse in molte diocesi, seminari, ordini religiosi, ecc., agiscono coperte dal segreto e dalla menzogna con la potenza dei tentacoli di una piovra e stritolano vittime innocenti, vocazioni sacerdotali e stanno strangolando l’intera Chiesa».

LA SCELTA DI PARLARE

Rispondendo a delle domande postegli da Life Site News riguardo alla sua scelta di parlare, Viganò ha spiegato:
«La ragione principale per cui sto rivelando queste notizie ora è a causa della situazione così tragica della Chiesa, che può essere riparata solo dalla piena verità, allo stesso modo in cui è stata gravemente ferita dagli abusi e dalle intercettazioni. Lo faccio per proteggere la Chiesa: solo la verità può renderla libera».
La seconda ragione è di «scaricare la mia coscienza di fronte a Dio delle mie responsabilità di vescovo per la Chiesa universale. Sono un vecchio e voglio presentarmi a Dio con la coscienza pulita.
I segreti nella Chiesa, anche quelli pontifici, non sono tabù, sono strumenti per proteggere lei e i suoi figli dai suoi nemici. I segreti non devono essere usati per cospirazioni.
Il popolo di Dio ha il diritto di conoscere tutta la verità anche riguardo ai suoi pastori. Hanno il diritto di essere guidati da buoni pastori. Per potersi fidare di loro e amarli, devono conoscerli apertamente nella trasparenza e nella verità come realmente sono. Un prete dovrebbe essere una luce in un candelabro sempre e ovunque e per tutti».

Qui la testimonianza integrale di Carlo Maria Viganò.

AGGIORNAMENTO

Rispondendo ai giornalisti sull’aereo di ritorno da Dublino, papa Francesco ha così commentato la vicenda:
«Ho letto questa mattina quel comunicato di Viganò. Dico sinceramente questo: leggetelo voi attentamente e fatevi il vostro giudizio personale. Io non dirò una parola su questo. Credo che il documento parli da sé. Avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni, con la vostra maturità professionale».


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