sabato 16 ottobre 2021
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NEWS 20 luglio 2021    di Raffaella Frullone

Messa in latino, la Francia non resta indifferente

La Francia che scende in piazza è stata quella raccontata dai media negli ultimi giorni, animo rivoluzionario, i cugini d’Oltralpe non sembrano affatto intenzionati a sottostare in silenzio alle restrizioni che il presidente Macron sembra intenzionato a voler imporre per il Covid. Ma c’è un’altra Francia, sicuramente più piccola ma altrettanto appassionata, che non ha potuto rimanere indifferente nei confronti di Traditionis Custodes, il Motu proprio di papa Francesco pubblicato la scorsa settimana e destinata a segnare il punto di non ritorno per tutti coloro che nel vetus ordo missae, la cosiddetta messa in latino, avevano trovato un afflato liturgico importante.

«È vero che il tono del Papa è stato duro, lo riconosco, e sono rimasto sorpreso. Sicuramente è in possesso di informazioni che io non conosco – spiega il vicepresidente della Conferenza episcopale francese Olivier Leborgne (video sopra) – Lui incarica i vescovi di usare la loro intelligenza per accogliere questo testo, applicarlo ed esercitare le nostre responsabilità, ma i fedeli che desiderano il Rito Antico sono totalmente affidati al Signore, hanno una spiritualità molto bella e noi vogliamo servire anche loro. In  Comunione con la Chiesa, noi riceviamo il nostro Ministero dal Signore attraverso la Chiesa e il Papa»

Anche Marc Aillet, vescovo di Bayonne è intervenuto: «Consapevole delle possibili derive indotte qua o là nella Chiesa e sempre da correggere, attesto da parte mia che la leale applicazione del Motu proprio  Summorum Pontificum  nelle diocesi di Bayonne, Lescar e Oloron, ha favorito un clima di pace e di reciproco rispetto tra sacerdoti e fedeli legato a quella che Benedetto XVI ha designato come la forma ordinaria e la forma straordinaria dell’unico rito romano. Mi sembra di poter attestare che i sacerdoti che assicurano, nella diocesi di Bayonne, il servizio della liturgia secondo il Messale del 1962, aderiscono pienamente al Concilio Vaticano II, riconoscono la legittimità del Messale del 1970, espressione per eccellenza della lex orandi della Chiesa latina, e coltivano un acuto senso di comunione ecclesiale partecipando attivamente agli eventi e alle celebrazioni, nonché agli orientamenti pastorali e missionari della diocesi. So che hanno la preoccupazione di far crescere nella fede, nella vita cristiana e nel senso di comunione e missione i fedeli che partecipano abitualmente o occasionalmente alle celebrazioni liturgiche che presiedono. Noto, inoltre, che le loro assemblee sono relativamente giovani e che ci sono famiglie molto preoccupate di trasmettere la fede ai propri figli ed educarli a sentire cum Ecclesia  – “a sentirsi con la Chiesa”. Desidero ribadire loro la mia fiducia e invitarli a proseguire i loro sforzi nella stessa direzione, nello spirito del nuovo Motu proprio  Traditionis Custodes».

Ma la lettera apostolica non ha toccato solo le corte del cuore dei cattolici, o – come qualcuno potrebbe pensare – dei cattolici cosiddetti tradizionalisti. Scrive Michel Onfray : «Sono ateo, si sa, ma la vita della Chiesa cattolica mi interessa perché dà il polso alla nostra poverissima civiltà giudaico-cristiana. Perché se Dio non è del mio mondo, il mio mondo è quello reso possibile dal Dio dei cristiani. Non importa quello che possono dire coloro che pensano che la Francia inizi con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, è stupido come credere che la Russia sia nata nell’ottobre del 1917, il cristianesimo ha plasmato la mia civiltà e credo di poterla amare e difendere senza dovermi battere il petto, senza dover chiedere perdono per le sue colpe, senza aspettare una redenzione dopo la confessione, la contrizione e l’inginocchiarsi. È pazzesco come coloro che evitano il cristianesimo dicendo che non ha avuto luogo si ritrovano immersi in esso come nel rum sta il babà. (…) La messa in latino è il patrimonio del tempo genealogico della nostra civiltà. Eredita storicamente e spiritualmente una lunga stirpe sacra di riti, celebrazioni, preghiere, tutto cristallizzato in una forma che offre uno spettacolo totale – un Gesamtkunstwerk, per usare una parola che deriva dall’estetica romantica tedesca.».


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